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La cordata italiana di imprese interessata all'ex Ilva di Taranto starebbe valutando la possibilità di ritirarsi dall'offerta. La decisione finale non è ancora stata comunicata ufficialmente, ma emergono dubbi significativi dopo la due diligence.

Dubbi sulla cordata italiana per l'ex Ilva

Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, ha dichiarato che la decisione sull'ex Ilva non è ancora stata presa. Ha aggiunto che la comunicazione avverrà solo quando la scelta sarà definitiva. Queste parole giungono in risposta alle indiscrezioni sulla possibile rinuncia della cordata italiana. La cordata, composta da 15 imprese, aveva manifestato interesse per l'impianto di Taranto. La scadenza per le offerte vincolanti è fissata per l'8 novembre. L'esito della due diligence avrebbe sollevato seri dubbi. L'operazione sembra essere considerata «fuori portata» per le imprese italiane coinvolte.

Attualmente, l'unica altra realtà in corsa per l'acquisizione è il colosso indiano Jindal. La situazione rimane quindi in bilico, con l'attenzione focalizzata sulle prossime mosse della cordata italiana. Le prossime ore saranno decisive per comprendere il futuro dell'acciaieria.

Cassa integrazione e futuro dei lavoratori

Nel frattempo, è stato convocato un tavolo ministeriale a Roma per il 6 novembre. L'incontro servirà a esaminare la richiesta di cassa integrazione per 8.622 lavoratori dell'ex Ilva. L'azienda aveva comunicato questa richiesta lo scorso 17 ottobre. Per lo stabilimento di Cornigliano, si parla di 870 lavoratori in cassa integrazione su un totale di 917. L'incontro è previsto per le ore 10:30. La manovra finanziaria del Governo prevede 15 milioni di euro per coprire queste integrazioni salariali.

La questione occupazionale rimane centrale. I sindacati e le istituzioni chiedono continuità produttiva per lo stabilimento di Cornigliano. La sentenza della Corte di Cassazione che impone la chiusura dell'area a caldo di Taranto aggiunge ulteriore complessità. Il futuro dei lavoratori è incerto e richiede risposte concrete.

Proteste e continuità produttiva

Le scorse settimane hanno visto i lavoratori dell'acciaieria di Genova scendere in piazza. Le proteste erano inizialmente contro lo stop delle attività. Successivamente, si sono concentrate contro l'annunciata cassa integrazione. Una manifestazione particolarmente eclatante ha visto l'occupazione dell'aeroporto di Genova per mezza giornata. Queste azioni dimostrano la forte preoccupazione dei lavoratori per il proprio futuro occupazionale.

I commissari hanno confermato l'arrivo a Genova di 35mila tonnellate di materiale. Si tratta di 25 tonnellate di zincato e 10 di banda stagnata. Lo stabilimento di Cornigliano, tuttavia, osserverà un periodo di fermo produttivo. Questo stop è previsto dal primo dicembre fino all'inizio di gennaio, come stabilito negli accordi del 14 ottobre. Il piano prevede il richiamo del personale necessario a partire dall'11 gennaio 2027. La discussione sulla continuità produttiva e occupazionale è tornata al centro dell'attenzione.

Domande frequenti sull'ex Ilva

Cosa sta succedendo all'ex Ilva di Taranto?

La cordata italiana di imprese interessata all'acquisizione dell'ex Ilva di Taranto starebbe valutando il ritiro. La decisione non è ancora ufficiale, ma emergono dubbi dopo la due diligence. L'altra realtà in corsa è il colosso indiano Jindal.

Qual è la situazione dei lavoratori dell'ex Ilva?

È stata richiesta la cassa integrazione per 8.622 lavoratori dell'ex Ilva. Per lo stabilimento di Cornigliano, 870 lavoratori su 917 sono interessati dalla cassa integrazione. Sono previsti 15 milioni di euro dal Governo per coprire queste misure.

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