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Il sindaco di Forza d'Agrò, Bruno Miliadò, è stato posto agli arresti domiciliari. L'indagine riguarda presunte false residenze create per ottenere voti illegali durante le elezioni del 2024. Coinvolti anche un consigliere, un agente di polizia municipale e un ausiliario del traffico.

Sindaco di Forza d'Agrò ai domiciliari

Le autorità hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare. Il primo cittadino di Forza d'Agrò, Bruno Miliadò, è stato posto agli arresti domiciliari. La decisione è giunta dalla Procura, a seguito di approfondite indagini. Queste ultime hanno riguardato la presunta creazione di false residenze. L'obiettivo sarebbe stato quello di accaparrarsi un maggior numero di voti. Tutto ciò sarebbe avvenuto in vista delle consultazioni elettorali del 2024. In quell'occasione, l'attuale sindaco aveva ottenuto la vittoria. L'intervento dei carabinieri della compagnia di Taormina è avvenuto nella mattinata. Hanno dato seguito alla richiesta di misure cautelari emessa dalle autorità giudiziarie.

Coinvolti anche consiglieri e agenti

La misura degli arresti domiciliari non ha colpito solo il sindaco. Anche un consigliere comunale è stato interessato dal provvedimento. Inoltre, un agente della polizia municipale e un ausiliario del traffico sono stati posti agli arresti domiciliari. Per un altro consigliere comunale, invece, è scattato il divieto di dimora nel comune. Il reato contestato a vario titolo è l'associazione per delinquere. Questa sarebbe stata finalizzata alla falsità materiale e ideologica in atti pubblici. La condotta illecita sarebbe stata commessa da pubblici ufficiali. L'intera inchiesta vede indagate complessivamente 67 persone.

Sistema illecito per favorire l'elezione

Secondo quanto sostenuto dall'accusa, il sindaco Miliadò avrebbe orchestrato un sistema. Questo presunto sistema illecito era volto a creare falsi documenti. L'obiettivo finale era quello di raccogliere voti in modo fraudolento. Tutto ciò per favorire la propria rielezione alla carica di primo cittadino. Gli agenti della polizia municipale sono accusati di concorso in falsità ideologica. La loro presunta azione avrebbe attestato in modo mendace la reale dimora di nuovi residenti. Questo avrebbe indotto in errore l'Ufficio anagrafe del comune. Tali manovre avrebbero permesso di gonfiare il numero di voti a disposizione.

Interrogatori e facoltà di non rispondere

Nel corso del mese precedente, si sono svolti gli interrogatori preventivi. Questi si sono tenuti davanti al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP). Durante queste audizioni, il sindaco Miliadò ha esercitato la sua facoltà. Ha scelto di non rispondere alle domande del magistrato. Stessa decisione è stata presa dall'agente di polizia municipale coinvolto nelle indagini. La vicenda getta un'ombra sulla politica locale di Forza d'Agrò. Le indagini proseguiranno per chiarire tutti gli aspetti di questa complessa vicenda giudiziaria. Le autorità mirano a ristabilire la legalità e la trasparenza nel processo elettorale.

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