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Il cardinale Roberto Repole di Torino esprime forte turbamento per la potenziale crescita dell'industria bellica nella regione, invitando a una profonda riflessione sul legame tra pace e lavoro.

Repole: "Non vogliamo fabbriche di morte"

Il cardinale Roberto Repole, guida spirituale di Torino e Susa, ha lanciato un appello accorato. Ha espresso il suo profondo disagio riguardo alla possibilità che la città possa trasformarsi in un centro per la produzione di armamenti. Questo pensiero emerge in occasione della Festa del Lavoro. La sua riflessione parte da un confronto con il passato industriale della città.

«Eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi?» si interroga il cardinale. La sua preoccupazione è chiara. Non vuole che le guerre, che seminano morte nel mondo, diventino un'opportunità economica per le aziende locali. Queste aziende producono forniture militari. Le guerre potrebbero rappresentare un motore per il rilancio dell'occupazione in Torino, Susa e nell'intero Piemonte.

La corresponsabilità nel lavoro

Il cardinale invita a una riflessione collettiva. «Ci va bene così? Accettiamo qualsiasi tipo di lavoro, purché sia lavoro?» pone la domanda. Si attribuisce la responsabilità di porsi questa domanda per primo. Sottolinea come le azioni e gli stili di vita di tutti siano intrecciati. La città è formata da tutti i suoi abitanti, uniti insieme.

Riconosce le difficoltà economiche. Le decenni di crisi industriale hanno lasciato sacche di disoccupazione. Nessuno può chiedere ai disoccupati di rifiutare un'opportunità lavorativa. Essi rappresentano l'anello più debole della catena sociale. Tuttavia, è necessario fermarsi a riflettere. Bisogna chiedersi se sia eticamente corretto impegnarsi attivamente per attrarre e sviluppare fabbriche di armi.

Pace e lavoro, un binomio inscindibile

Il cardinale Repole riconosce che si preferisce parlare di «industria della Difesa». Tuttavia, ritiene inutile nascondere la realtà. Il mercato degli ordigni di morte è in piena espansione. Sta generando profitti significativi per gli azionisti. Questo avviene perché le armi vengono impiegate in altre parti del mondo per causare distruzione e morte.

«Credo che non possiamo cercare la vita con una mano e toglierla con l'altra», afferma con forza. Non è possibile separare i concetti di pace e lavoro. Il cardinale pone una domanda cruciale per il futuro del territorio: «Vogliamo affidare alla guerra le speranze del nostro territorio?» La sua riflessione è un invito a scegliere un futuro basato sulla costruzione e non sulla distruzione.

Domande frequenti

Il cardinale Repole si è espresso contro l'industria bellica?

Sì, il cardinale Roberto Repole ha espresso forte turbamento e preoccupazione riguardo alla possibilità che Torino diventi un centro per la produzione di armi, definendola un'industria che causa morte e devastazione.

Qual è il legame tra pace e lavoro secondo il cardinale?

Il cardinale Repole sottolinea che pace e lavoro sono concetti inscindibili. Critica l'idea che le guerre possano essere un motore per l'occupazione, affermando che non si può cercare la vita con una mano e toglierla con l'altra.

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