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Le analisi del Dna sul corpo di Pamela Genini a Strozza mirano a chiarire la profanazione della sua tomba. Si indaga sulla sottrazione della testa e su strani ritrovamenti nella bara.

Indagini sul corpo di Pamela Genini

Nuovi esami scientifici sono in corso a Strozza. Si cerca di fare luce sul mistero del corpo di Pamela Genini. La giovane donna, 29 anni, è stata vittima di un efferato omicidio a Milano lo scorso ottobre. Il suo corpo è stato successivamente tumulato nel cimitero di Strozza.

Le indagini si concentrano ora sulla profanazione della sua tomba. La scoperta è avvenuta a marzo, durante un trasferimento della salma. Il feretro presentava segni di manomissione. Viti allentate e tracce di silicone erano visibili lungo i bordi della bara. All'apertura, la macabra sorpresa: la testa della giovane era stata rimossa.

Caccia al Dna per risolvere il caso

Per svelare questo intricato giallo, gli inquirenti puntano ora sul Dna. Sono stati prelevati campioni biologici dal corpo della 29enne. Anche il feretro è stato oggetto di analisi. L'obiettivo è trovare profili genetici estranei alla vittima.

L'accertamento è stato affidato a esperti di medicina legale. Tra questi, Matteo Marchesi dell'ospedale Papa Giovanni. Collaborano anche Marco Cummaudo del Labanof di Milano e Antonello Cirnelli, consulente della famiglia.

Gli specialisti hanno lavorato per circa tre ore. Hanno raccolto materiale biologico dal corpo e dal feretro. Questo verrà analizzato dai carabinieri del Ris e dal Labanof. Si cercherà di estrarre il Dna. Si verificherà la presenza di tracce non riconducibili a Pamela Genini.

Domande sul metodo e sul tempo del taglio

Gli esperti dovranno rispondere a quesiti cruciali. Come è stata effettuata la decapitazione? Quale strumento è stato utilizzato? Soprattutto, quando è avvenuto il taglio? È stato subito dopo la morte o in una fase successiva della decomposizione?

I risultati delle analisi sono attesi entro novanta giorni. L'eventuale scoperta di un Dna estraneo non porterà automaticamente all'identificazione del colpevole. Le tracce potrebbero infatti appartenere a persone che hanno avuto contatti legittimi con il corpo. Pensiamo al personale delle onoranze funebri. O a chi ha partecipato alle operazioni di tumulazione o estumulazione.

In tal caso, gli inquirenti dovranno approfondire le banche dati. Dovranno confrontare i profili genetici delle persone vicine a Pamela Genini. La scienza è chiamata a fornire indicazioni decisive.

Il contesto dell'omicidio e la scoperta della profanazione

La vicenda ha origine dall'omicidio della giovane donna. Pamela Genini fu uccisa a Milano il 15 ottobre. Il suo compagno, Gianluca Soncin, con precedenti per maltrattamenti, è l'indagato principale. Il corpo della ragazza fu poi sepolto nel cimitero di Strozza.

La scoperta della profanazione risale al 23 marzo. Durante il trasferimento del feretro nella tomba di famiglia, i necrofori notarono delle anomalie. La bara presentava viti allentate e segni di silicone. All'apertura, la macabra scoperta della testa mancante.

Il mistero del velo e le ipotesi investigative

Una novità emersa nelle ultime ore riguarda il velo. Questo copriva il volto della giovane. È stato ritrovato ripiegato all'interno del feretro. È stato un gesto casuale? O un atto consapevole, quasi rituale? Forse un'indicazione sul profilo psicologico del responsabile?

Si ipotizza un mix di ossessione e controllo. La violenza si accompagna a un gesto curato, quasi simbolico. Le indagini procedono per vilipendio di cadavere e sottrazione di parti del corpo.

Sono coordinate dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi. Le conducono i carabinieri della Compagnia di Zogno e il Nucleo Investigativo di Bergamo. Tra le ipotesi al vaglio, anche quella di un'azione compiuta da più persone. Questo elemento è dato quasi per scontato.

La finestra temporale della manomissione

Un elemento potenzialmente decisivo riguarda la finestra temporale della manomissione. Alcune fotografie scattate dall'amico Francesco Dolci sono significative. L'8 gennaio la bara risultava integra. In un'immagine del 19 febbraio, una vite mancava.

È in questo intervallo di circa quaranta giorni che potrebbe essersi consumata la profanazione? La questione temporale è fondamentale per circoscrivere la cerchia dei sospetti.

Tensioni e versioni contrastanti

Sul caso emergono tensioni e versioni contrastanti. La madre della vittima, Una Smirnova, ha parlato pubblicamente di uno “scempio disumano”. Ha puntato il dito in televisione contro Francesco Dolci. Lo ha descritto come ossessionato dalla figlia.

L'uomo, a sua volta, ha respinto le accuse. Ha sostenuto che la giovane potesse essere finita in un “brutto giro”. Questo legato a movimenti di denaro illecito e frequentazioni pericolose. Al momento non risultano indagati per la profanazione del cadavere.

Resta dunque senza risposta la domanda iniziale: chi e perché ha sottratto la testa di Pamela Genini? Alla scienza il compito di fornire risposte concrete.

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