La sanità umbra soffre di una grave carenza di medici di famiglia, con 206 posti scoperti. La situazione peggiora con l'aggiunta di altre figure mediche mancanti, per un totale di 585 professionisti in meno. La proposta di riforma per trasformare i medici in dipendenti solleva preoccupazioni sindacali.
Carenza medici di base in Umbria
La medicina generale in Umbria affronta una crisi profonda. Mancano all'appello ben 206 medici di famiglia. Questo dato emerge dall'ultimo bollettino regionale sulle zone carenti. Rispetto a un precedente monitoraggio, il numero di posti scoperti è aumentato di 37 unità. Le aree più colpite sono quelle dell'Asl Umbria 1, con 116 professionisti in meno, e dell'Usl 2, che ne lamenta 90. Questa situazione incide direttamente sull'accesso alle cure per i cittadini.
La carenza non si limita ai medici di base. Si registrano anche 4 pediatri di libera scelta mancanti, distribuiti tra Perugia e Terni. A questi si aggiungono posti vacanti nell'emergenza sanitaria territoriale: 16 nell'Usl Umbria 1 e 12 nella Usl 2. Anche l'azienda ospedaliera di Perugia necessita di 2 medici in più.
La situazione si aggrava ulteriormente considerando le necessità del servizio sanitario nelle carceri. Servono infatti 21 medici per le strutture di Terni (10 posti), Orvieto (3 posti) e Spoleto (8 posti). In totale, le posizioni mediche da coprire salgono a 261. Questo dato, sommato ai 324 medici mancanti negli ospedali e nelle Asl, porta a un deficit complessivo di 585 professionisti sanitari.
Impatto della carenza sui servizi
Questo sbilancio negativo di medici rappresenta uno dei livelli più alti mai registrati nella storia recente del sistema sanitario, escludendo il periodo pandemico. Nonostante un piano assunzioni previsto per 711 profili, solo un terzo delle posizioni è stato effettivamente coperto, secondo i dati ufficiali più recenti. La conseguenza diretta è che i professionisti attivi si trovano a gestire un carico di lavoro eccessivo.
I pazienti, di conseguenza, riscontrano difficoltà nell'ottenere appuntamenti in tempi brevi. La maggior parte delle visite mediche avviene ormai su prenotazione. Questo sistema, sebbene necessario per gestire l'afflusso, non sempre garantisce l'immediatezza di accesso alle cure. La carenza di personale sanitario impatta quindi sulla qualità e l'efficienza del servizio offerto ai cittadini umbri.
Criticità della riforma sanitaria
Nel contesto di questa grave carenza, è in discussione una riforma della medicina territoriale. La proposta del governo prevede di trasformare i medici di medicina generale in dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale. Questa prospettiva solleva serie preoccupazioni tra i sindacati di categoria. Antonio Magi, segretario generale del Sumai Assoprof, critica l'approccio della riforma.
Secondo Magi, il problema fondamentale non risiede nel rapporto giuridico dei medici, ma nell'organizzazione e nella programmazione dei servizi. La proposta di dipendenza, presentata come una soluzione moderna, rischia di avere effetti opposti. Il sindacalista evidenzia tre criticità principali. In primo luogo, la potenziale perdita del rapporto di fiducia tra medico e paziente, considerato il pilastro della medicina generale italiana.
In secondo luogo, si teme la creazione di liste d'attesa anche per accedere al medico di base. Un sistema organizzato e vincolato da turni e obiettivi potrebbe introdurre un filtro temporale, trasformando un sistema di prossimità in un sistema di attesa. Infine, Magi sottolinea l'aspetto economico. La trasformazione in dipendenza potrebbe comportare un aumento esponenziale dei costi sanitari, rendendo il modello insostenibile in un contesto di spesa pubblica già sotto pressione.