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A Arcore, un'iniziativa di protesta trasforma il cantiere della Pedemontana in un campo da bocce. L'evento, previsto per sabato 28 marzo, mira a sensibilizzare sull'impatto ambientale dell'autostrada con un pomeriggio di gioco, musica e cibo.

Protesta creativa: 'Bocciamo Pedemontana' ad Arcore

Un singolare evento di protesta è stato organizzato ad Arcore. L'iniziativa, denominata «Bocciamo Pedemontana», si svolgerà sabato 28 marzo. L'obiettivo è trasformare le aree deturpate dal cantiere della Pedemontana in un grande campo da bocce. Gli organizzatori invitano i cittadini a partecipare attivamente.

L'appuntamento è fissato per le 15:30 in piazza Durini, nella frazione di Bernate. Qui, i manifestanti si riuniranno per un pomeriggio di festa. L'evento prevede un incontro conviviale, giochi, musica e cibo. Tutto questo per esprimere il proprio dissenso verso il massiccio cantiere autostradale. Quest'ultimo ha profondamente alterato il paesaggio della Brianza.

Il programma della giornata prevede il ritrovo alle 15:30. Successivamente, alle 16:30, avrà inizio un torneo di bocce amatoriale. Dalle 18:00 in poi, l'atmosfera si animerà con un dj-set e la possibilità di gustare ottimo cibo.

Le ragioni della contestazione ambientale

Le motivazioni alla base di questa protesta sono profondamente legate all'impatto ambientale. Gli organizzatori spiegano sui social media: «Vogliamo passare una giornata insieme nei luoghi devastati dai lavori per la Pedemontana». Aggiungono con ironia: «Se costruiranno la Pedemontana, noi la useremo per giocare a bocce».

All'inizio del 2025, le ruspe hanno fatto il loro ingresso in un vasto bosco. Quest'area verde circondava la frazione di Bernate. Il bosco rappresentava un polmone vitale per i residenti. Era anche un luogo prediletto per passeggiate e relax. Offriva un'oasi di frescura durante i mesi estivi più caldi.

L'arrivo dei mezzi meccanici aveva già scatenato una mobilitazione pacifica. Cittadini si alternavano per protestare contro quello che i gruppi «No Pedemontana» definivano uno scempio. Alcuni manifestanti si erano posizionati fisicamente davanti alle ruspe. Altri avevano organizzato concerti improvvisati e letture di poesie.

Questa mobilitazione mirava a denunciare la perdita di un importante luogo di aggregazione. Si voleva anche sottolineare il danno arrecato a un gioiello naturalistico della zona. La protesta evidenziava la crescente preoccupazione per la salvaguardia degli spazi verdi.

L'impatto del cantiere: oltre 80 metri di prato sacrificati

L'autostrada Pedemontana, come già preannunciato nel novembre 2024 durante una passeggiata organizzata da comitati e gruppi ambientalisti, ha comportato la perdita di un'ampia area verde. Si parla di oltre 80 metri di prato in larghezza sacrificati dal cemento. Questa impressionante dimensione era stata resa evidente attraverso lo srotolamento di un grande striscione bianco.

L'intento era quello di testimoniare visivamente l'enorme impatto del progetto sull'area. Purtroppo, le previsioni si sono rivelate accurate. La realtà odierna conferma la distruzione di quell'area. Gli alberi secolari lungo la collinetta e i sentieri sono stati abbattuti.

Le misure di compensazione ambientale annunciate non convincono i detrattori del progetto. Essi sottolineano come ci vogliano decenni, almeno 30 anni, prima che i nuovi alberi piantumati possano svolgere efficacemente il loro ruolo ecologico. Il bosco, ricco di alberi ad alto fusto che avevano raggiunto anche i 50 anni di vita, è stato in parte raso al suolo.

Questo abbattimento è stato necessario per fare spazio agli scavi e alla costruzione della nuova arteria stradale. La perdita di queste preziose risorse naturali solleva interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine dei grandi progetti infrastrutturali.

La ferita del suolo e la biodiversità compromessa

«La perdita del suolo è una grave ferita», avevano dichiarato in precedenza i delegati di Legambiente. «Togliere 2 centimetri e mezzo di suolo fertile rappresenta una perdita enorme. Ci vorranno 500 anni perché il terreno possa ritornare alle condizioni originali». Questa affermazione sottolinea la lentezza dei processi naturali di rigenerazione.

Il suolo viene definito «la pelle del mondo». Gli alberi, dal canto loro, sono considerati fondamentali. Essi proteggono dall'inquinamento atmosferico e garantiscono la biodiversità. Anche se lungo la Tratta C verranno piantati nuovi alberi, i benefici non saranno immediati.

Le generazioni attuali e quelle future dovranno attendere almeno 30-50 anni per poterne apprezzare appieno i vantaggi. La distruzione di un ecosistema consolidato ha conseguenze che si protraggono nel tempo. La protesta di Arcore mira a portare l'attenzione su queste criticità.

La foto del cantiere Pedemontana a Bernate, con le ruspe in azione e il bosco devastato, documenta visivamente la portata del cambiamento. L'immagine, fornita dal Circolo Legambiente, è un monito tangibile.

Il percorso della Tratta C della Pedemontana

Il tracciato principale della Tratta C della Pedemontana si estende dall'interconnessione con la SP ex SS 35 Milano-Meda, nel comune di Cesano Maderno. Prosegue fino all'interconnessione con la Tangenziale Est/A51, situata nel comune di Usmate Velate.

Quest'area è caratterizzata dalla presenza di numerosi insediamenti. Include anche zone di notevole pregio naturalistico e vaste aree agricole. Lo sviluppo di questa tratta ha richiesto particolare attenzione per affrontare e risolvere le complesse problematiche urbanistiche e ambientali. Lo si legge chiaramente sul sito ufficiale di Pedemontana.

La Tratta C è stata progettata con tre corsie per ogni senso di marcia. Si sviluppa prevalentemente in trincea e in galleria artificiale. Sono previsti anche brevi tratti in rilevato e in viadotto. Il progetto include la realizzazione di quattro svincoli strategici: Cesano Maderno, Desio, Macherio e Arcore.

I comuni interessati dal tracciato della Tratta C sono tutti situati nella provincia di Monza e Brianza. Essi includono: Arcore, Biassono, Bovisio Masciago, Camparada, Cesano Maderno, Desio, Lesmo, Lissone, Macherio, Seregno, Sovico, Vedano al Lambro, Vimercate e Usmate Velate. La realizzazione di un'infrastruttura di tale portata comporta inevitabilmente un impatto significativo sul territorio.

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