Cronaca

Maltrattamenti casa di riposo: sette imputati a Sassari

17 marzo 2026, 13:52 5 min di lettura
Maltrattamenti casa di riposo: sette imputati a Sassari Immagine generata con AI Sorso
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Inizia a Sassari il processo per presunti maltrattamenti su 53 anziani ospiti di una casa di riposo. Sette persone sono imputate per reati che vanno dalle percosse all'abbandono di incapace.

Avvio processo per maltrattamenti in casa di riposo

Si è aperto il procedimento giudiziario presso la Corte d'assise del Tribunale di Sassari. L'accusa riguarda presunti maltrattamenti inflitti a 53 anziani. Questi episodi sarebbero avvenuti all'interno della struttura residenziale denominata «Noli me tollere». La casa di riposo si trova nel comune di Sorso.

Sono sette le persone che devono rispondere di vari capi d'accusa. Le indagini hanno portato alla luce una serie di presunte condotte illecite. Queste avrebbero compromesso il benessere e la dignità degli ospiti più fragili. La vicenda ha scosso la comunità locale, sollevando interrogativi sulla gestione delle strutture per anziani.

Il processo mira a fare piena luce sui fatti contestati. Si cercherà di accertare le responsabilità individuali. La giustizia dovrà pronunciarsi sulla gravità delle azioni denunciate. La tutela degli anziani è un tema centrale in questo dibattimento.

Imputati e accuse specifiche

Tra le persone chiamate a rispondere davanti ai giudici spiccano due nomi. La prima è Maria Franca Lupino, 59 anni, originaria di Castelsardo ma residente a Porto Torres. Viene indicata come la responsabile della casa di riposo. La seconda è Emanuela Gaspa, 51 anni, residente a Sorso, una dipendente della struttura.

Entrambe sono accusate di maltrattamenti. Le accuse si basano su testimonianze e prove raccolte durante le indagini preliminari. Le presunte azioni avrebbero causato sofferenza fisica e psicologica agli anziani. La gravità delle accuse richiede un'attenta valutazione da parte della Corte.

Le accuse si aggravano per alcune delle imputate. Maria Franca Lupino e la dipendente Angela Martina Pulino devono rispondere anche di abbandono di incapace. Questo reato è legato alla morte di un'anziana ospite. La donna soffriva di gravi problemi di deglutizione. La sua scomparsa ha sollevato dubbi sulla gestione delle sue condizioni mediche.

Oltre a questi capi d'accusa, altri reati vengono contestati. A Lupino, Gaspa e Pulino si aggiungono altre tre dipendenti: Giuliana Catta, Francesca Navarre e Patrizia Carta. A queste cinque persone viene imputato l'esercizio abusivo della professione infermieristica. Ciò suggerisce che potrebbero aver svolto mansioni sanitarie senza le dovute qualifiche o autorizzazioni.

Gestione della struttura e autorizzazioni

Un'altra figura centrale nel processo è Irene Tanca. Viene descritta come socia di Maria Franca Lupino nella gestione della casa di riposo. Tanca è accusata di aver mantenuto la struttura operativa. L'accusa sostiene che la casa di riposo erogasse prestazioni sanitarie. Questo sarebbe avvenuto senza possedere le necessarie autorizzazioni. La sua posizione evidenzia presunte irregolarità amministrative e operative.

La gestione della struttura è quindi sotto esame. Le autorizzazioni sanitarie e le qualifiche del personale sono aspetti cruciali. La procura intende dimostrare che la casa di riposo operasse in un contesto di illegalità. Questo avrebbe esposto gli anziani a rischi significativi per la loro salute e sicurezza.

Il reato di esercizio abusivo della professione infermieristica è particolarmente grave. Implica che personale non qualificato potrebbe aver gestito la cura degli anziani. Questo aumenta il rischio di errori medici e di negligenza. La presenza di un'accusa di abbandono di incapace rafforza ulteriormente la gravità della situazione.

Dettagli sulle presunte condotte

Il pubblico ministero, Ermanno Cattaneo, ha delineato un quadro inquietante. Accusa gli imputati di essere responsabili di maltrattamenti sistematici. Questi episodi avrebbero coinvolto tutti i 53 ospiti della casa di riposo. Le presunte azioni includono insulti, minacce e percosse. Gli anziani sarebbero stati sottoposti a un clima di paura e umiliazione.

Le condizioni igieniche della struttura sono state anch'esse messe in discussione. L'accusa sostiene che gli ospiti venissero lasciati in ambienti precari. Questo avrebbe potuto favorire la diffusione di infezioni e peggiorare le loro condizioni di salute. La cura dell'igiene personale e degli ambienti è fondamentale in una struttura per anziani.

Le ricostruzioni dell'accusa descrivono episodi particolarmente gravi. Gli anziani considerati più difficili da gestire venivano puniti. Le punizioni includevano l'essere legati alle carrozzine e ai letti con lenzuola. Venivano inoltre chiusi in camera. A volte venivano privati della cena come forma di ritorsione.

Queste pratiche, se provate, configurano un grave abuso. L'uso di mezzi di contenzione non autorizzati e la privazione del cibo sono atti inaccettabili. L'obiettivo di queste azioni sarebbe stato quello di controllare e disciplinare gli ospiti. Questo approccio è in netto contrasto con i principi di cura e rispetto dovuti agli anziani.

Prossimi passi del procedimento

L'udienza odierna è stata aggiornata. La Corte ha fissato una nuova data per il 31 marzo. In quella sede, verrà conferito l'incarico a un consulente tecnico. Il compito del consulente sarà quello di eseguire le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche. Queste conversazioni sono state raccolte durante le indagini.

Le intercettazioni rappresentano un elemento probatorio importante. Potrebbero fornire dettagli cruciali sulle dinamiche interne alla casa di riposo. Le conversazioni potrebbero rivelare intenzioni, accordi o confessioni. La loro trascrizione è fondamentale per poterle utilizzare nel dibattimento.

Il processo è ancora nelle sue fasi iniziali. Le difese avranno modo di presentare le proprie argomentazioni. Sarà necessario valutare attentamente tutte le prove. La Corte dovrà stabilire la colpevolezza o l'innocenza degli imputati. La giustizia farà il suo corso per accertare la verità sui presunti maltrattamenti.

La comunità di Sorso e l'intera Sardegna attendono l'esito di questo processo. La vicenda solleva questioni etiche e sociali importanti. La protezione dei soggetti più vulnerabili è una responsabilità collettiva. Le strutture che li accolgono devono garantire i più alti standard di cura e sicurezza. L'esito di questo procedimento potrebbe avere implicazioni significative per il settore delle residenze per anziani.

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