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La Torre di Chia, luogo caro a Pasolini, è al centro di un contenzioso legale. La Regione Lazio ha avviato l'iter per restituirla alla comunità dopo una sentenza che ne dichiara la proprietà collettiva.

La torre medievale amata da Pasolini

Una torre medievale di quarantadue metri domina un paesaggio della Tuscia. Si erge su una parete rocciosa, sovrastando un fiume. Il poeta Pier Paolo Pasolini la scoprì nel 1964. Stava girando il film "Il Vangelo secondo Matteo".

Il luogo lo colpì profondamente. Decise di acquistarla. Ai suoi piedi edificò una casa con pietra e vetro. Qui trascorse gli ultimi anni della sua vita. Scrisse pagine importanti della sua opera.

Da allora, la Torre di Chia è diventata un simbolo. Si trova nella frazione di Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo. È considerata un "luogo dell'anima" del poeta. La realtà, tuttavia, ha preso una piega inaspettata.

Contenzioso legale sulla proprietà

La vicenda della Torre di Chia è finita nelle aule di tribunale. La Regione Lazio ha avviato la procedura di reintegra demaniale il 16 giugno 2026. Questo atto segue un ordine emesso con una sentenza del 2025. L'Università Agraria di Chia ha ricostruito la storia.

La proprietà fu messa in vendita dagli eredi di Pasolini all'inizio del 2020. Un precedente tentativo di cederla allo Stato era fallito. Il 25 febbraio 2021, la torre passò ufficialmente all'attore Gabriele Gallinari.

Nel luglio 2022, l'Università Agraria di Chia intervenne. Questo ente gestisce il demanio collettivo della zona. Sostenne che i terreni fossero di proprietà collettiva. La vendita, secondo l'ente, era quindi nulla.

La sentenza del Commissario e l'appello

Il 7 aprile 2025, il Commissario per la liquidazione degli usi civici diede ragione all'Università Agraria. Dichiarò i terreni e gli edifici proprietà collettiva dei "naturali di Chia". Annullò il contratto del 2021. Ordinò la restituzione del bene al patrimonio civico.

L'esecuzione di questo ordine fu affidata alla Regione Lazio. Gabriele Gallinari impugnò la decisione. Presentò ricorso alla Corte d'Appello di Roma, sezione usi civici. Chiese anche la sospensione degli effetti della sentenza.

Il 14 maggio 2026, la Corte respinse la richiesta di sospensiva. Ritenne il reclamo "non manifestamente fondato". La decisione nel merito fu rinviata al 4 luglio 2028.

La reintegra demaniale e il concetto di bene collettivo

Nonostante il rinvio, il 16 giugno 2026, la Regione Lazio ha avviato la reintegra demaniale. L'ente agisce in esecuzione dell'ordine del Commissario del 2025.

Per l'Università Agraria, l'obiettivo non è una vittoria di parte. Si tratta di "restituire la Torre di Chia al godimento della collettività". Non di trasferirla da un privato a un altro. L'ente rivendica il suo ruolo di gestore di un patrimonio comune.

La legge 168 del 2017 ha modificato la veste giuridica di questi enti. Non ha "privatizzato i beni collettivi". La natura dell'ente gestore non altera la natura del bene amministrato.

Gabriele Gallinari contesta fermamente l'interpretazione di un "ritorno allo Stato". La definisce una "falsità".

Il significato di proprietà collettiva

La questione va oltre gli aspetti legali. Riguarda l'appartenenza di un bene "che serve" alla comunità. La risposta che emerge, dopo la sentenza del 2025, è semplice: la torre e i terreni appartengono alla comunità di Chia.

Non sono proprietà dello Stato né di un singolo cittadino. Sono un "dominio collettivo". La terra appartiene a un gruppo di persone, i "naturali" del luogo. Su di essa gravano usi civici antichissimi: pascolo, legnatico, semina.

Questi diritti sono esercitati da secoli dalle popolazioni. La legge considera questo patrimonio inalienabile, imprescrittibile e perpetuo.

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