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Il comitato "Ortigia Cittadinanza Resistente" solleva gravi dubbi sul Piano della Sosta di Siracusa. Secondo il gruppo, il numero di posti auto sarebbe stato deciso a priori, senza studi reali, e giustificato da teorie costruite a posteriori.

Piano Sosta Ortigia: Dati "a tavolino"?

Il comitato Ortigia Cittadinanza Resistente ha reso noti i risultati di un'indagine sul Piano della Sosta cittadino. L'organizzazione sostiene che la cifra di 850 posti auto per la domanda di sosta a Ortigia sia stata scelta arbitrariamente. Questo numero sarebbe stato poi avvalorato da presunti studi scientifici. Tali studi, secondo il comitato, non si baserebbero su indagini concrete sul territorio. La documentazione acquisita dal comitato al Settore Mobilità del comune di Siracusa suggerirebbe un artificio contabile. Mancano dati grezzi e rilievi orari dettagliati. Esisterebbero solo tabelle Excel create appositamente per giustificare una decisione già presa. L'obiettivo sarebbe stato quello di adattare i numeri alle decisioni preesistenti. Il portavoce del comitato, Davide Biondini, ha definito il piano un tentativo maldestro di manipolare la realtà. L'amministrazione avrebbe piegato i dati ai propri desiderata.

Metodologie di calcolo contestate

Secondo Ortigia Cittadinanza Resistente, la rappresentazione della sosta a Ortigia escluderebbe volutamente le aree interne. Questo espediente servirebbe a giustificare restrizioni considerate insostenibili. La domanda di sosta, quantificata in 850 posti, viene definita un'invenzione. Le carte ufficiali rivelerebbero un "miracolo" statistico. Il fabbisogno dei residenti non deriverebbe da un'analisi dei bisogni reali. Non si baserebbe nemmeno sui pass auto effettivamente rilasciati. Il numero coinciderebbe "curiosamente" con la capienza delle aree selezionate per la sosta. Queste aree includono Talete, piazza della Posta, riva Nazario Sauro e la zona umbertina. Il comitato critica l'approccio, affermando che si è trasformata un'offerta di sosta desiderata in una domanda cittadina. Viene definito un "falso scientifico" che ignora la vita reale di Ortigia. L'obiettivo implicito sarebbe la drastica riduzione delle auto nel centro storico. Ciò avverrebbe tramite la compressione dell'offerta e l'aumento delle tariffe. I veicoli verrebbero così spinti verso le aree esterne. Questa strategia, secondo il comitato, ignora le reali esigenze dei residenti e dei visitatori.

Modello "scientifico" obsoleto e prescrittivo

A rendere ancora più evidente l'anacronismo del piano è il modello "scientifico" utilizzato. Si tratta di un algoritmo elaborato oltre vent'anni fa dall'ingegnere Caprì, co-progettista del piano. Questo modello risale a un'era pre-digitale. All'epoca, la modellazione dei flussi ignorava variabili dinamiche cruciali oggi. Tra queste, la pressione turistica stagionale ipertrofica. L'amministrazione avrebbe presentato l'ingegnere come un arbitro tecnico "neutro". Tuttavia, il comitato lo definisce un modello prescrittivo, non descrittivo. La sua architettura teorica non fotograferebbe la realtà. Servirebbe piuttosto a forzare il comportamento degli utenti. L'obiettivo sarebbero gli scopi prefissati dal decisore politico. Non si tratterebbe quindi di uno strumento di analisi. Sarebbe piuttosto un dispositivo di accettabilità sociale. Una "scatola nera matematica" per blindare decisioni restrittive e impopolari. Queste decisioni verrebbero rese apparentemente indiscutibili. La scienza, in questo contesto, non farebbe da guida. Agirebbe piuttosto da paravento. Non descriverebbe la città, ma la piegherebbe a una visione ideologica. Tale visione sarebbe priva di riscontri empirici con la Siracusa del 2026. Il piano non sarebbe costruito sui dati o sui bisogni delle persone. Si baserebbe su un algoritmo che usa la tariffazione come disincentivo. Imporrebbe comportamenti senza offrire alternative concrete. Il risultato, applicato al centro storico, sarebbe un modello scollegato dalla realtà. Ignorerebbe la sua funzione residenziale, commerciale e turistica.

Mancanza di alternative e "effetto spill over"

La contraddizione più grave, secondo il comitato, risiede nella mancanza di una rete di parcheggi scambiatori adeguata. A Siracusa, questi parcheggi non sono sufficienti né per dimensione né per organizzazione. A differenza delle grandi città, dove la riduzione dell'auto è accompagnata da alternative concrete, qui l'utente non viene guidato verso un sistema efficiente. Viene semplicemente "espulso". Per chi vive, lavora o visita il centro storico, questa non è innovazione. È un'espulsione pianificata. Ignora la realtà e ne produce una più fragile e conflittuale. Il traffico non verrebbe ridotto, ma semplicemente spostato. Si concentrerebbe nelle aree limitrofe. Questo genererebbe nuovi e profondi squilibri nei quartieri adiacenti. Si configura un "effetto spill over" negativo. L'amministrazione comunale non avrebbe considerato le conseguenze di tale spostamento. I quartieri periferici potrebbero subire un aumento del traffico e dell'inquinamento. La qualità della vita in queste zone potrebbe peggiorare significativamente. Il piano sembra non prevedere soluzioni per mitigare questi impatti.

Critiche alle Linee Guida Ministeriali e alla Qualità della Vita

Il comitato denuncia con forza che nessuna delle metodologie previste dalle linee guida del Ministero dei Trasporti per i PUMS (Piani Urbani della Mobilità Sostenibile) è stata utilizzata. Non sono state effettuate valutazioni alternative o compensative. Manca totalmente il dialogo e il confronto con i cittadini. Non viene garantita la qualità della vita dei residenti. Il comitato cita i dati del Sole 24 Ore, che collocano Siracusa al 106° posto su 107 per qualità della vita. Le parole di Davide Biondini sono amare: «Se pensavamo che toccare il fondo fosse impossibile, questa amministrazione ci sta dimostrando che al peggio non c’è mai fine». Viene messa in discussione la "visione" del sindaco Francesco Italia per la città. Il comitato chiede trasparenza e un approccio basato sui dati reali. Le decisioni sulla mobilità urbana dovrebbero migliorare la vita dei cittadini, non peggiorarla. L'assenza di un confronto democratico è un punto dolente. Le scelte vengono imposte senza ascoltare le esigenze della comunità. Questo approccio rischia di creare ulteriore malcontento e opposizione. La mancanza di alternative valide rende il piano inefficace e dannoso. La gestione della sosta è un tema cruciale per la vivibilità urbana. Un piano mal concepito può avere ripercussioni negative su residenti, commercianti e turisti. La critica si concentra sulla metodologia e sulla trasparenza del processo decisionale. L'obiettivo è promuovere una mobilità più sostenibile e inclusiva per Siracusa.