La Procura di Siracusa ha notificato l'avviso di conclusione indagini sul "Gruppo Onda", attivo nel trading energetico. Archiviata la posizione di Fabio Granata e delle società per prescrizione.
Chiusa indagine "Gruppo Onda" a Siracusa
La Procura della Repubblica di Siracusa ha formalmente concluso le indagini preliminari.
L'inchiesta era focalizzata sul cosiddetto "Gruppo Onda".
Questo complesso sistema societario opera nel settore del trading di energia e gas.
I magistrati hanno investigato un presunto schema di evasione fiscale.
Si ipotizzano anche distrazione di beni e autoriciclaggio.
La truffa ai danni della pubblica amministrazione è un altro capo d'accusa.
L'avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a tutti gli indagati.
Questo atto segna la fine della fase istruttoria.
Ora si apre la strada a possibili richieste di rinvio a giudizio.
Tuttavia, per Fabio Granata la situazione è differente.
Anche per le società coinvolte, la posizione è stata stralciata.
Queste posizioni sono state archiviate per intervenuta prescrizione.
Di conseguenza, i reati contestati sono estinti.
L'indagine è stata coordinata dal procuratore Sabrina Gambino.
Le dirette sono state affidate ai sostituti Tommaso Pagano e Salvatore Grillo.
Il giudice per le indagini preliminari è stato Francesco Alligo.
In precedenza, l'indagine aveva portato a un sequestro preventivo.
Il valore del sequestro ammontava a circa 5 milioni di euro.
Il sequestro ha riguardato beni immobili.
Non è stato disposto un sequestro monetario, come richiesto dalle società.
La Guardia di Finanza ha eseguito il provvedimento nel settembre 2025.
Il "Metodo Onda": evasione e distrazione di beni
Al centro delle accuse vi è un presunto sistema definito dagli investigatori "metodo Onda".
Secondo la Procura, il gruppo operava attraverso società specifiche.
Queste società omettevano sistematicamente il pagamento di diverse imposte.
Tra queste figurano l'IVA e le accise doganali.
Venivano evitati anche altri oneri fiscali e contributivi.
Ciò ha portato all'accumulo di enormi esposizioni debitorie nel tempo.
I numeri emersi dalle indagini sono significativi.
La Lucas Engine s.r.l. vantava debiti per oltre 13 milioni di euro.
La Onda s.r.l. presentava debiti per circa 5 milioni di euro.
Il presunto meccanismo si sarebbe ripetuto seguendo uno schema preciso.
Nella prima fase, la società operativa accumulava liquidità.
Questo avveniva grazie alla mancata corresponsione di imposte e tributi.
Successivamente, una volta raggiunta una soglia critica di esposizione debitoria.
Entrava in gioco la fase di "svuotamento" delle società.
Gli asset produttivi venivano trasferiti.
Anche i rami d'azienda e le partecipazioni subivano questo trasferimento.
Il trasferimento avveniva verso nuove società, le cosiddette "new-co".
Queste nuove entità erano riconducibili allo stesso gruppo.
Le vecchie società, ormai prive di asset e cariche di debiti, venivano abbandonate.
Spesso erano destinate al fallimento.
In alternativa, venivano cedute per cifre simboliche.
Ruoli chiave nell'inchiesta: Martines, Calafiore e Granata
In questo contesto, la Procura attribuisce un ruolo centrale a Luigi Martines.
Gli inquirenti lo ritengono il dominus dell'intero sistema.
Martines avrebbe agito come amministratore di fatto o di diritto.
Questo ruolo sarebbe stato esercitato in più società del gruppo.
Avrebbe mantenuto il controllo dei flussi finanziari.
Avrebbe anche gestito le decisioni strategiche del gruppo.
Attorno a lui si sarebbero mosse altre figure chiave dell'inchiesta.
Tra queste spicca Pierpaolo Calafiore.
Calafiore è un consulente fiscale e contabile.
Gli inquirenti lo considerano la mente tecnica dietro le operazioni.
Infine, viene menzionato Fabio Granata.
La Procura lo individua come finanziatore occulto.
Sarebbe stato attivo nel reclutamento di prestanome.
Nella ricostruzione dei magistrati, Granata avrebbe immesso liquidità nel sistema.
Si parla di circa 800 mila euro.
Questi fondi sarebbero transitati attraverso una delle società del gruppo.
Granata avrebbe fatto parte di una filiera societaria e finanziaria.
Questa filiera, secondo la Procura, avrebbe alimentato il meccanismo di svuotamento.
Avrebbe anche permesso il rilancio delle attività.
Fabio Granata ha sempre respinto queste accuse.
Ha sostenuto che si trattasse di un mero prestito.
Ha affermato che il prestito fosse stato successivamente rimborsato.
Ha negato di far parte di un'associazione a delinquere.
L'associazione era l'unico reato contestato inizialmente.
La sua posizione è stata prima stralciata.
Successivamente, è stata archiviata.
Autoriciclaggio e trasferimenti internazionali di denaro
Uno degli aspetti più delicati dell'inchiesta riguarda la circolazione del denaro.
Gli inquirenti descrivono un articolato circuito finanziario.
Questo circuito avrebbe portato somme di denaro fuori dall'Italia.
Le destinazioni principali sarebbero state Malta e Lussemburgo.
Successivamente, i fondi sarebbero rientrati in Italia.
Il rientro avveniva con causali formalmente lecite.
In questo quadro si inserisce l'ipotesi di autoriciclaggio.
Si ipotizza l'autoriciclaggio di circa 300 mila euro.
Questi fondi sarebbero stati distratti da fallimenti e operazioni societarie.
Sarebbero stati convogliati verso la società maltese Eurospark Ltd.
Successivamente, sarebbero rientrati in Italia.
Secondo l'impostazione accusatoria, sarebbero arrivati a Granata.
La causale indicata sarebbe stata "restituzione finanziamento soci".
La rete di società e il progetto "Galacon"
A rendere complesso il quadro è la fitta rete di partecipazioni societarie.
Questa rete è stata ricostruita durante le indagini.
Società come Onda s.r.l., Sinergia R&S, Eneron, Onda Più, Energ.it, Lucas Engine sono coinvolte.
Queste realtà avrebbero costituito un sistema.
Si trattava di scatole societarie formalmente distinte.
Tuttavia, erano sostanzialmente coordinate tra loro.
Erano capaci di trasferire attività, asset e liquidità.
Questo avveniva senza interrompere la continuità economica del gruppo.
In alcuni casi, il passaggio dei beni è stato accompagnato da perizie di stima.
Queste perizie sono state ritenute compiacenti dagli inquirenti.
Avrebbero sottovalutato in modo drastico il valore reale degli asset ceduti.
Un capitolo significativo dell'inchiesta riguarda il progetto "Galacon".
La Procura ipotizza una truffa alla Regione Siciliana.
L'obiettivo era ottenere un contributo superiore a 885 mila euro.
Secondo i PM, il gruppo avrebbe utilizzato una rendicontazione non veritiera.
Sono state usate anche fatture per operazioni inesistenti.
Il gruppo avrebbe simulato spese mai realmente sostenute.
Queste spese erano relative a servizi e noleggi funzionali al progetto.
Anche in questo caso, si descrive un utilizzo delle forme societarie.
La documentazione contabile sarebbe stata usata per drenare risorse pubbliche.
Un ruolo importante sarebbe stato svolto dalla Sinergia R&S s.r.l..
Questa società è considerata uno snodo finanziario interno al sistema.
Attraverso fatturazioni e servizi giudicati gonfiati o inesistenti.
La società avrebbe consentito il trasferimento di liquidità.
Questo trasferimento avveniva verso altre entità del gruppo o verso soggetti esteri.
Le uscite di denaro venivano formalmente giustificate.
Secondo la Procura, avevano finalità differenti.
Strategia seriale di evasione e distrazione
Secondo l'accusa, questo sistema imprenditoriale non si limitava a eludere singoli obblighi fiscali.
Si fondava su una strategia seriale e ben definita.
La strategia prevedeva l'accumulo di debiti verso l'Erario.
Successivamente, gli asset produttivi venivano spostati.
I passivi venivano lasciati nelle vecchie società.
Infine, si ricominciava da capo con nuovi contenitori giuridici.
Questi nuovi contenitori erano "puliti" da debiti.
Un sistema che, se confermato in sede processuale, avrebbe permesso la continuità economica delle attività.
Il peso delle passività veniva scaricato su Stato e creditori.
Resta naturalmente ferma la presunzione di innocenza per tutti gli indagati.
Questa presunzione vale fino a un'eventuale sentenza definitiva.