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L'intelligenza artificiale sta trasformando la medicina riproduttiva, offrendo previsioni più accurate sul successo dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita. Uno studio milanese evidenzia come l'AI possa personalizzare le cure e supportare le coppie nel loro percorso verso la genitorialità.

Intelligenza artificiale per la fertilità

L'impiego dell'intelligenza artificiale (AI) sta dimostrando un potenziale rivoluzionario nel campo della medicina. Una delle aree in cui questa tecnologia sta emergendo con forza è la procreazione medicalmente assistita (PMA). L'AI promette di migliorare significativamente la previsione dei risultati dei trattamenti. Questo permette di offrire alle coppie valutazioni più precise e personalizzate.

L'obiettivo è fornire un supporto concreto ai medici. L'AI può analizzare grandi quantità di dati. Questo aiuta a identificare i fattori chiave per il successo di un percorso PMA. Le coppie possono così ricevere informazioni più accurate. Questo può anche aiutarle a gestire meglio le proprie aspettative.

Studio del San Raffaele di Milano

Una ricerca innovativa è stata promossa dall'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Lo studio è stato presentato al Congresso Nazionale SIRU. L'iniziativa ha visto la collaborazione di importanti istituzioni sanitarie. Tra queste figurano il Policlinico di Milano e l'Ospedale Niguarda. Hanno partecipato anche l'Ospedale di Cattolica e il Centro U.M.R - Hera di Catania.

La ricerca ha esaminato un campione considerevole. Sono stati analizzati circa 6.250 cicli di PMA. Questi cicli si sono svolti tra il 2019 e il 2024. L'obiettivo principale era sviluppare un modello di machine learning. Questo modello doveva essere in grado di stimare la probabilità di una gravidanza. La stima si basava su dati clinici reali delle coppie trattate.

Previsione del successo della gravidanza

I risultati dello studio sono molto incoraggianti. Il modello di AI si è dimostrato già efficace nella fase iniziale. Questa fase è quella del counseling preliminare. Utilizza informazioni anamnestiche fondamentali. Tra queste rientrano l'età della donna, la sua storia clinica e i parametri seminali del partner. La capacità predittiva del modello aumenta notevolmente. Ciò avviene dopo il completamento del ciclo di trattamento. L'integrazione di dati embriologici e di laboratorio è cruciale. Questi dati riflettono la risposta biologica effettiva del corpo al trattamento.

«La ricerca appare biologicamente coerente», hanno spiegato Enrico Papaleo e Luca Pagliardini. Papaleo è coordinatore dello studio. Pagliardini è biologo responsabile del laboratorio PMA del San Raffaele. Hanno aggiunto: «Dopo il trattamento, il modello incorpora dati che descrivono la risposta reale, rendendo la stima più solida». Questo approccio integrato offre una visione più completa.

Fattori determinanti per il successo

La ricerca ha identificato diversi fattori cruciali per il successo dei trattamenti PMA. Tra questi emergono il numero di embrioni crioconservati. Anche gli zigoti normalmente fecondati rivestono un ruolo importante. L'età della donna è un altro parametro rilevante. Non vanno trascurati i parametri ormonali e seminali. Secondo Antonino Guglielmino, fondatore della SIRU, l'AI rappresenta «un supporto concreto per il clinico».

L'intelligenza artificiale migliora la capacità di integrare informazioni complesse. Offre una valutazione più realistica delle possibilità. Questo è utile anche per gestire le aspettative delle coppie. Può contribuire a ridurre l'abbandono precoce dei trattamenti. Questo è un aspetto fondamentale per il benessere psicofisico delle persone coinvolte.

Frontiere future: l'utero artificiale

Il congresso ha anche esplorato le frontiere più avanzate della medicina riproduttiva. Tra queste spicca la sperimentazione sull'utero artificiale. Le ricerche condotte su modelli animali hanno mostrato risultati promettenti. È stata dimostrata la possibilità di sostenere la crescita di un feto per alcune settimane al di fuori dell'organismo materno. Tuttavia, l'applicazione clinica completa è ancora lontana.

«Le potenzialità sono rilevanti», ha sottolineato Carlo Bulletti, ginecologo e presidente di Help Me Doctor Italia. Ha aggiunto che un utero artificiale potrebbe aiutare nella gestione dei circa 13-15 milioni di bambini prematuri che nascono ogni anno. Tra questi si registrano circa un milione di decessi e tre milioni di casi di disabilità. Queste tecnologie potrebbero offrire nuove opzioni per condizioni complesse. Si pensi a patologie uterine gravi, aborti ricorrenti e fallimenti ripetuti di impianto. Rappresentano un'evoluzione significativa nella medicina della riproduzione.

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