Un padre genovese ha abbracciato l'Islam dopo la morte del figlio, partito per combattere in Siria. La sua storia di fede e dolore viene raccontata in un'intervista.
La fede di un padre per il figlio scomparso
Carlo Delnevo nutre ancora speranza. Sa che suo figlio, Ibrahim Giuliano, è morto nel 2013. Aveva solo ventitré anni. Il giovane si era convertito all'Islam nel 2008. Cinque anni dopo, nel 2013, è caduto combattendo in Siria. Era un foreign fighter. Lotta contro il regime di Assad. Una guerra che sentiva sua, pur non essendo la sua.
La notizia della sua morte arrivò a Carlo con alcune telefonate. Un uomo parlò in inglese. Disse che Ibrahim era caduto combattendo. Poi solo silenzio. La fonte ha raccontato che Giuliano vide un amico ferito. Uscì dal rifugio per salvarlo. Fu colpito mentre lo trascinava al sicuro.
L'ultima conversazione telefonica fu con Giuliano. Disse che combatteva. Vedeva gli aerei di Assad volare bassi. Suo padre cercò di farlo tornare indietro. Inutilmente. Carlo sa che non rivedrà più suo figlio vivo. Una piccola speranza rimane. Aspetta di riavere il corpo del ragazzo. Lo ha rivelato a Michè.
Un viaggio tra fede e ricordi
Questa storia ha diviso l'Italia. È intrisa di fede e politica. Mostra tutto l'amore di un padre. Per raccogliere questa testimonianza, ci siamo spostati sugli Appennini liguri. Siamo arrivati a Borgotaro, nel parmense. Qui Carlo è nato. Dopo una vita da insegnante e commerciante all'estero per l'Eni, è tornato. Sembra ritrovarsi.
Un padre con un vuoto incolmabile. Per sentirsi più vicino a Giuliano, ha fatto qualcosa di inaspettato. Ha seguito l'ultimo messaggio del figlio. Era un quasi testamento. Carlo si è convertito all'Islam. Ora, tra il silenzio e i profumi delle montagne. Luoghi segnati dal sacrificio dei partigiani. Questo padre ritrova serenità. Nonostante la perdita del figlio. Un figlio a cui ha dedicato ogni energia. E tutto il suo cuore.
L'unica rabbia è per chi lo ha convinto ad arruolarsi. Senza mai muoversi dall'Italia. Carlo è consapevole che Giuliano è morto per un ideale. Per difendere donne e bambini. Così gli disse chi lo avvertì della tragedia. Morto per qualcosa di importante. Non per un incidente. Giuliano, grazie all'Islam, è ancora vicino. Come se fosse al suo fianco.
Le parole della madre e le delusioni del giovane
La madre di Giuliano, Eva, è separata da Carlo. Per due volte è andata in Siria. Ha cercato suo figlio. Ha lasciato la sua casa nel centro storico di Genova. È riuscita a localizzare il luogo della possibile morte. Vicino ad Aleppo. Ha ritrovato anche il suo diario personale. Gli scritti rivelano delusioni. Per quell'esperienza radicale. «Tutto il mondo è paese», scrisse. «Noi viviamo duramente», riferendosi alle condizioni dei guerriglieri. «Mentre i capi se ne stanno in case e anche in hotel».
Queste frasi fanno capire la delusione del giovane. Un idealista. Sognava un mondo giusto. Senza privilegiati. Senza ricchi e poveri. Le stesse ragioni che lo spinsero a fuggire dall'Occidente. Giuliano aveva sposato una ragazza marocchina. Musulmana come lui. Carlo è orgoglioso del figlio. «Tutti siamo destinati a morire», dice. «È bello che Giuliano possa essere scomparso per un ideale».
La storia in televisione
La storia di Carlo Delnevo è stata raccontata da Michele Varì. La regia è di Francesca Cangiotti. Le riprese sono di Gianluca Messina. La trasmissione è andata in onda il 21 aprile 2026. Alle 22:30 su Primocanale. È stata anticipata da post su Facebook e Instagram.
Le repliche sono state programmate in diversi orari. Mercoledì alle 7:30, 15:30 e 19:45. Venerdì alle 19:05 e 22:45. Sabato alle 8:40, 17:05 e 20:30. Domenica alle 9:15 e 19:45. Lunedì alle 14:30 e 23:15.
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