Sesto San Giovanni: Studente accoltellato per errore, arrestati tre aggressori
Uno studente di 18 anni è stato accoltellato per errore a Sesto San Giovanni dopo una lite su un autobus. Tre giovani, di 19, 16 e 15 anni, sono stati arrestati per tentato omicidio. L'aggressione era parte di una vendetta pianificata.
Aggressione a Sesto San Giovanni: vittima scambiata per un altro
Un grave episodio di violenza ha scosso Sesto San Giovanni lo scorso 17 dicembre. Uno studente di 18 anni è stato brutalmente aggredito fuori dall'istituto scolastico “De Nicola”. La lama di un coltello ha squarciato l'addome del giovane, penetrando per due centimetri. La vittima, uno studente egiziano, è stata colpita per errore, scambiata per un'altra persona.
L'agguato è avvenuto in pieno giorno, poco prima delle 13:00. L'aggressione è avvenuta tra il cancello esterno e la porta a vetri dell'edificio scolastico. Questo evento è emerso come il culmine di una “spedizione punitiva”. Le indagini hanno rivelato che si trattava di una “vendetta pianificata”.
La lite che ha scatenato l'aggressione era avvenuta il giorno precedente su un autobus. Il diciottenne è stato trasportato d'urgenza in codice rosso all'ospedale Niguarda. È stato sottoposto a un intervento chirurgico e successivamente dimesso il 21 dicembre. La sua prognosi è stata di 30 giorni.
Indagini rapide dei Carabinieri portano all'arresto dei presunti aggressori
I Carabinieri della Compagnia di Sesto San Giovanni hanno avviato immediatamente le indagini. Hanno ascoltato numerosi testimoni oculari. Sono state esaminate attentamente le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. Sono state intercettate conversazioni e analizzati i tabulati telefonici.
Questi sforzi investigativi hanno permesso di identificare i tre presunti autori dell'aggressione. Si tratta di giovani egiziani, rispettivamente di 19, 16 e 15 anni. Le autorità li ritengono responsabili, a vario titolo, di tentato omicidio. Sono accusati anche di porto abusivo di arma da taglio e violenza privata. I reati sono aggravati dal fatto di essere stati commessi in concorso tra loro.
Nei confronti dei tre giovani sono stati emessi provvedimenti di custodia cautelare in carcere. Le ordinanze sono state disposte dal Tribunale per i minorenni e dal gip di Monza, Andrea Giudici, per il maggiorenne.
Il ruolo dei tre arrestati nella violenta spedizione punitiva
Il maggiorenne arrestato, identificato come Ahmed A., sarebbe stato reclutato specificamente per partecipare alla vendetta. I testimoni lo hanno descritto indossare un “giubbino bianco smanicato”. Le telecamere lo hanno ripreso mentre fuggiva da via Saint Denis insieme al gruppo. Il gip ha sottolineato come le sue azioni dimostrino “un’allarmante e sconsiderata indifferenza per la vita e l’incolumità personale altrui”.
Questi gesti sono stati messi in atto per motivi di ritorsione. L'obiettivo era attuare il proposito di vendetta, sfogando un'indole intemperante e violenta. A carico di Ahmed A. figurano diversi precedenti di polizia. Tra questi, un arresto in flagranza per rapina nel novembre 2025. Inoltre, una denuncia per lo stesso reato risalente al mese precedente.
Il gip ha descritto Ahmed A. come una “personalità violenta, rissosa, aggressiva, interessata a cercare lo scontro fisico”. È accusato anche di aver commesso una rapina il 28 gennaio a Cinisello Balsamo. In quell'occasione, avrebbe minacciato un minorenne con un coccio di bottiglia per rubargli il cellulare.
Il piano della vendetta: organizzazione e esecuzione
Il quindicenne arrestato sarebbe stato la mente dietro la vendetta. Egli desiderava punire un presunto “affronto” subito sul bus 702. Per questo motivo, avrebbe organizzato il raid, portando con sé i “rinforzi” il 17 dicembre. Indicando il diciottenne come “il ragazzo del giorno prima”, ha dato il via all'aggressione.
L'altro destinatario della misura cautelare è suo cugino, un sedicenne. Quest'ultimo è accusato di aver bloccato la vittima, tenendola ferma per le braccia. Questo impedimento ha reso impossibile per il diciottenne difendersi. Il sedicenne avrebbe poi tentato di colpirlo con dei calci. Il suo tentativo è stato vano grazie all'intervento di un amico della vittima.
Il sedicenne è rientrato in Egitto l'11 gennaio e non ha ancora fatto ritorno in Italia. Le ordinanze sottolineano come “i minori hanno agito in branco e in pieno giorno”. Hanno agito nell'ambito di una “vera e propria missione punitiva pianificata nel dettaglio”.
Violenza gratuita e premeditata: il modus operandi dei giovani
Le motivazioni dietro l'aggressione sono state chiarite dalle indagini. Emerge un “allarmante facile e superficiale ricorso alla violenza fisica come mezzo di ritorsione”. I giovani hanno agito in gruppo e in modo accuratamente pianificato. Le loro azioni erano motivate da intenti vendicativi.
Questo episodio evidenzia la gravità della violenza giovanile e la facilità con cui può degenerare. La premeditazione e l'errore nell'identificazione della vittima aggiungono ulteriori elementi di tragicità alla vicenda. Le autorità continuano a monitorare la situazione per prevenire futuri episodi simili.