Condividi
AD: article-top (horizontal)

Un gruppo di famiglie a Sesto San Giovanni lotta dal 2012 per garantire il diritto all'istruzione inclusiva per gli studenti con disabilità. Hanno presentato 12 ricorsi legali per ottenere ore di sostegno adeguate e risarcimenti, denunciando l'indifferenza delle istituzioni.

La battaglia per i diritti scolastici

Dal 2012, un'associazione di famiglie a Sesto San Giovanni si batte per i diritti degli studenti con disabilità. Il gruppo, denominato “Insieme per l’inclusione”, ha intrapreso un percorso legale per assicurare l'accesso all'istruzione e alla socialità. Questa iniziativa nasce dalla necessità di contrastare l'indifferenza riscontrata nelle istituzioni scolastiche e amministrative.

Cinzia Bernardi, una delle fondatrici, esprime la sua amarezza. «È triste e faticoso», afferma, «combattere per principi costituzionali». Sottolinea come la situazione sia aggravata dalla mancata applicazione di leggi fondamentali. Tra queste, la Costituzione italiana, la Convenzione ONU del 2006 e la Legge 104 del 1992. L'atteggiamento di indifferenza percepito è fonte di profonda preoccupazione per le famiglie coinvolte.

L'associazione ha dovuto ricorrere a misure estreme. Hanno avviato il pignoramento dei conti del Ministero dell'Istruzione. Questo passo è stato necessario a causa dei ritardi nel corrispondere ai genitori quanto dovuto. Si tratta di risarcimenti per discriminazione e rimborso delle spese legali sostenute. Queste somme sono dovute a 21 alunni delle scuole elementari e medie. L'obiettivo è sempre stato l'aumento delle ore di sostegno necessarie.

La decisione di procedere con il pignoramento deriva dalla mancata applicazione di sentenze. «C'è una sentenza di un tribunale che dovrebbe essere rispettata», dichiara Bernardi. La sensazione è che manchi il rispetto per le decisioni giudiziarie. Questo spinge le famiglie a intraprendere azioni sempre più decise per veder riconosciuti i propri diritti.

Dodici ricorsi per un diritto negato

Il bilancio delle azioni legali intraprese da “Insieme per l’inclusione” è considerevole. Sono stati presentati ben 12 ricorsi. Questo numero testimonia la persistenza delle problematiche riscontrate. Stefano Rivolta, altro genitore attivo nel gruppo, spiega il modus operandi. Ogni anno, raccolgono le segnalazioni di discriminazione. Successivamente, accompagnano i gruppi di famiglie in cause legali. Questo avviene con il supporto di avvocati impegnati nella tutela dei diritti.

Gli avvocati Alberto Guariso e Giorgia Damonti sono figure chiave in questo percorso. Il loro impegno è costante nel difendere i diritti di coloro che rischiano di vederseli negare. Nonostante le difficoltà, il gruppo riesce a ottenere vittorie legali. Tuttavia, il vero problema risiede nella necessità stessa di intraprendere queste azioni. Affermare un diritto universale come quello all'istruzione non dovrebbe richiedere un tribunale.

L'avvocato Guariso descrive il rito che si ripete ogni anno. Vengono redatti i Piani Educativi Individualizzati (PEI). Spesso, le ore di sostegno o di supporto educativo sono insufficienti. Si ricorre quindi al giudice, che accerta la condotta discriminatoria. Viene emessa una condanna, a carico del Ministero o del Comune, per riconoscere le ore necessarie. Solo a quel punto, e con ritardo, le ore vengono concesse e arrivano gli insegnanti di sostegno. L'anno successivo, il copione si ripete.

Questa situazione persiste nonostante la Cassazione abbia riconosciuto la validità di tali azioni legali. Esse si basano sul principio antidiscriminatorio. L'avvocato Giorgia Damonti evidenzia una prassi consolidata con alcuni Comuni. Riguarda il supporto educativo scolastico. Lo studio legale invia una comunicazione via PEC. In essa, vengono indicate le ore di sostegno mancanti. I Comuni, in risposta, integrano le ore necessarie. L'avvocata nota con amaro sorriso che spesso la risposta arriva pochi giorni dopo la PEC.

Ciò implica che, senza la minaccia di un'azione legale, le procedure non vengono attivate. «Se c’è una minaccia di azione legale, allora ci si adopera», conferma Guariso. Questo è considerato insensato, trattandosi di un diritto fondamentale. Rivolta aggiunge: «È come se chi non invia ogni volta, ogni anno, la PEC non abbia diritto a vedersi tutelato un diritto».

Formazione e supporto per le famiglie

La frustrazione delle famiglie è palpabile. Cinzia Bernardi esprime la rabbia nel constatare di riuscire a raggiungere solo una piccola parte delle famiglie. Questo significa che solo una frazione dei bambini con lo stesso diritto di tutti gli altri può godere appieno della vita. La maggior parte delle famiglie non intraprende cause legali. Cercano di affrontare le difficoltà quotidiane con le proprie risorse. Altre si rassegnano, sentendosi «schiacciate nell’indifferenza».

Proprio per questo, una delle attività principali di “Insieme per l’inclusione” è la formazione delle famiglie. Vengono spiegate le leggi che tutelano la disabilità. Si informa sui servizi a cui hanno diritto. Questo supporto mira a fornire gli strumenti necessari per affrontare il sistema. L'obiettivo è rendere le famiglie più consapevoli e capaci di rivendicare i propri diritti.

Oltre al diritto alla scuola e alla formazione dei genitori, il gruppo si occupa anche del tempo libero. Ogni estate, “Insieme per l’inclusione” organizza attività ricreative. Vengono messi a disposizione educatori professionali per bambini e ragazzi con disabilità. Queste attività si svolgono in due oratori di Sesto San Giovanni. L'intento è garantire anche durante i periodi estivi opportunità di socialità e crescita.

Il percorso di “Insieme per l’inclusione” evidenzia un problema sistemico. La necessità di ricorrere a vie legali per garantire diritti basilari come l'istruzione è un campanello d'allarme. Le famiglie di Sesto San Giovanni continuano la loro battaglia, sperando in un futuro in cui l'inclusione scolastica sia una realtà concreta e non una conquista da ottenere anno dopo anno.

AD: article-bottom (horizontal)