Presidio in tenda per giustizia ambientale
Un presidio di protesta è stato allestito davanti al tribunale di Vicenza, precisamente in Borgo Berga. L'iniziativa, promossa dal gruppo “Mamme No Pfas” e da diverse associazioni ambientaliste, mira a esercitare pressione affinché venga pronunciata una sentenza esemplare nel maxi processo che vede imputati gli ex dirigenti della Miteni di Trissino.
L'azione di protesta non si è limitata a un semplice sit-in. I partecipanti hanno ottenuto dal Comune di Vicenza l'autorizzazione gratuita per occupare parte del piazzale antistante il Palagiustizia. Qui, hanno montato una tenda dove hanno trascorso la notte, con l'intenzione di rimanere fino al pomeriggio di sabato 8 febbraio.
Il processo PFAS: una battaglia lunga anni
I manifestanti hanno sottolineato la lunga durata della loro mobilitazione, iniziata nel 2017 dopo la scoperta delle analisi sui contaminanti. Il processo in corso, definito il più grande in Italia per reati ambientali, ha già visto oltre cento udienze svolgersi nel corso di quattro anni. Le “Mamme No Pfas” esprimono la ferma aspettativa di una decisione giudiziaria che riconosca il danno subito dai territori, definendo l'acqua un bene primario compromesso dall'inquinamento.
La protesta ha visto la partecipazione di diverse figure, tra cui studenti di istituti superiori di Schio e Arzignano, rappresentanti sindacali e medici. Anche il sindaco di Arzignano, Alessia Bevilacqua, ha espresso il suo sostegno, evidenziando l'importanza del coinvolgimento giovanile e delle azioni concrete intraprese per garantire acqua potabile alla cittadinanza, come l'installazione di filtri nel centro idrico Canove.
Appello per la salute e l'ambiente
La CGIL Veneto ha rilasciato una dichiarazione in cui confida che le conclusioni della Corte d'Assise riconoscano il grave impatto della contaminazione da PFAS. L'organizzazione sindacale richiama l'articolo 41 della Costituzione, che stabilisce come l'iniziativa economica non debba ledere la salute e l'ambiente. L'appello è rivolto a tutti i poteri pubblici affinché venga garantito il rispetto di questo principio fondamentale.
Il processo, che vede alla sbarra 15 manager, è una delle vicende giudiziarie più significative in materia ambientale in Italia. Le indagini hanno riguardato la gestione degli scarichi della Miteni, azienda chimica che ha operato a Trissino, rilasciando sostanze perfluoroalchiliche nell'ambiente per decenni. La speranza dei cittadini e delle associazioni è che questo procedimento possa portare a un riconoscimento tangibile dei danni subiti e a una maggiore tutela ambientale per il futuro.