Un'indagine della Cisl di Sassari rivela che un lavoratore su quattro sperimenta discriminazioni sul posto di lavoro. Lo studio evidenzia la paura delle ritorsioni come principale ostacolo alla denuncia, con scuola e sanità tra i settori più colpiti.
Discriminazioni diffuse nel Sassarese
Un preoccupante scenario emerge dal mondo del lavoro nel Sassarese. Una ricerca condotta dalla Cisl locale, in collaborazione con l'Associazione culturale Damiano Giordo, ha messo in luce una realtà difficile. Lo studio è stato presentato a un anno dall'avvio dello sportello dedicato al mobbing e alle discriminazioni.
I risultati indicano che circa un lavoratore su quattro percepisce il proprio ambiente professionale come un luogo dove avvengono atti discriminatori. Questo dato deriva dall'analisi di 319 questionari compilati da lavoratori di diversi settori. La ricerca offre un quadro dettagliato della situazione occupazionale nel nord-ovest della Sardegna.
I settori della scuola e della sanità emergono come quelli che hanno raccolto il maggior numero di esperienze. Insieme, queste due aree rappresentano quasi la metà, precisamente il 48%, di tutte le risposte ricevute dallo studio. Questo dato suggerisce una concentrazione del fenomeno in ambiti cruciali per la comunità.
Le cifre della discriminazione e la paura di denunciare
I numeri dello studio sono significativi. Il 27,6% dei lavoratori intervistati ha dichiarato di aver subito una forma di discriminazione. Il fenomeno colpisce leggermente di più le donne, con il 28,1%, rispetto agli uomini, attestati al 25,2%. Nonostante la diffusione del problema, una percentuale elevata di persone sceglie il silenzio.
Infatti, più della metà di coloro che riferiscono un sopruso, il 53,4%, non ha proceduto con alcuna segnalazione interna. Questa reticenza è alimentata principalmente dalla paura. Il timore di subire ritorsioni è la motivazione principale per il 38,3% di chi non denuncia. Altri fattori includono la sfiducia nei confronti del sistema (17%) e la convinzione che una segnalazione sarebbe inutile (14,9%).
Le cause e le conseguenze delle discriminazioni
Le forme di discriminazione più comuni riguardano la gestione degli orari di lavoro. Il 21,6% dei casi è legato ai turni e agli orari. Seguono l'assegnazione delle mansioni, con il 18,2%, le valutazioni professionali, pari al 13,6%, e i percorsi di carriera, che rappresentano il 12,5% delle segnalazioni.
Le ripercussioni psicologiche ed emotive su chi subisce queste discriminazioni sono notevoli. Per il 55,7% delle vittime, le conseguenze si manifestano con ansia o stress. Un ulteriore 23,9% riporta un calo della motivazione lavorativa, compromettendo la produttività e il benessere generale.
L'appello della Cisl per ambienti di lavoro sicuri
Sergio Mura, segretario generale della Cisl di Sassari, ha commentato i risultati dello studio. Ha sottolineato l'importanza di affrontare questo quadro con serietà. «Il report ci consegna un quadro che non possiamo ignorare», ha affermato Mura. Ha evidenziato come il problema non sia solo la discriminazione in sé, ma la difficoltà per le vittime di trovare ascolto e protezione.
«Se più della metà delle persone che percepiscono una discriminazione non la segnala e la ragione principale è il timore di ritorsioni, significa che dobbiamo lavorare per costruire ambienti nei quali le persone si sentano realmente libere di parlare e chiedere aiuto», ha aggiunto il segretario. La Cisl si impegna quindi a promuovere una cultura del lavoro più inclusiva e sicura, dove ogni lavoratore possa sentirsi tutelato.