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Oltre 15.000 persone hanno manifestato a Cagliari contro l'aumento del costo della vita e le spese militari. La protesta, che ha coinvolto anche Nuoro e Sassari, si è svolta pacificamente con negozi aperti.

Protesta contro il carovita e le spese belliche

Una massiccia mobilitazione ha attraversato le strade di Cagliari. Migliaia di cittadini, stimate in oltre 15.000, hanno sfilato in corteo per esprimere il loro dissenso. I temi centrali della protesta erano il persistente carovita e le ingenti spese per il riarmo. La manifestazione ha avuto eco anche in altre città sarde, con iniziative simili a Nuoro e Sassari.

Il corteo principale, partito da piazza Garibaldi, ha percorso le vie cittadine scandendo slogan e mostrando striscioni. La musica ha accompagnato la marcia, con la presenza di rap militante in lingua sarda. Uno striscione particolarmente significativo recitava: «abbassate le armi, alzate i salari», riassumendo il messaggio principale lanciato dai partecipanti.

La protesta è stata descritta come partecipata e pacifica. Un aspetto notevole è stato il fatto che i negozi lungo il percorso del corteo sono rimasti aperti. Non si sono registrati episodi di vandalismo o assalto alle vetrine, a testimonianza del carattere civile della mobilitazione.

Studenti e lavoratori uniti nella protesta

Una fetta importante dei manifestanti era composta da studenti. Molti giovani hanno risposto all'appello degli organizzatori, approfittando della chiusura delle scuole e delle università. La chiusura era dovuta alla festività del Santo patrono del capoluogo, San Saturnino. La loro presenza ha rafforzato il messaggio di un fronte unito contro le politiche economiche e sociali attuali.

Alex, figura di riferimento del Fgc (Fronte della Gioventù Comunista) a Cagliari, ha espresso con forza le ragioni della protesta. Ha dichiarato: «Il carovita esorbitante che schiaccia i lavoratori non è una fatalità, ma una responsabilità precisa del governo». Ha poi criticato la scelta di non intervenire sui prezzi della benzina, accusando il governo di favorire i profitti delle compagnie petrolifere a scapito dei cittadini.

«Eppure, per i folli piani di riarmo che spingono il nostro Paese verso la guerra i soldi non mancano mai», ha aggiunto Alex. Ha definito la giornata di sciopero e protesta come un «primo passo» per mettere in difficoltà il governo. Secondo lui, i lavoratori che incrociano le braccia bloccano i piani governativi e mettono in discussione l'intero sistema. Ha sottolineato l'importanza della mobilitazione studentesca in questo contesto.

«Mandiamoli a casa», ha concluso Alex, con un chiaro riferimento alle attuali forze di governo. Le sue parole riflettono un sentimento diffuso di insoddisfazione e la richiesta di un cambio di rotta nelle priorità nazionali.

Slogan contro il governo e appelli alla pace

Durante il corteo non sono mancati gli slogan diretti contro l'esecutivo. Si sono uditi cori e striscioni con messaggi come «Meloni, Meloni dimissioni». Sono state rivolte critiche anche ai ministri degli Esteri, Antonio Tajani, e dei Trasporti, Matteo Salvini. La protesta mirava a colpire i vertici politici ritenuti responsabili delle attuali difficoltà economiche e sociali.

Un tema fortemente presente nella manifestazione è stato quello della pace. Numerose bandiere e cori sono stati dedicati alla Palestina, esprimendo solidarietà e chiedendo la fine dei conflitti. Questo aspetto evidenzia una visione più ampia della protesta, che collega le spese militari interne alle tensioni internazionali.

Particolare attenzione è stata dedicata alla sproporzione tra i fondi destinati alle spese militari e quelli destinati alla sanità. Alcuni striscioni presentavano veri e propri conti e bilanci per dimostrare questa discrepanza. È stato lanciato un appello alla riconversione della Rwm, una fabbrica di armi situata nell'Iglesiente, invitando a trasformare la sua produzione verso scopi civili.

Sostegno alla mobilitazione internazionale

Tra le adesioni al corteo figuravano anche movimenti impegnati contro la speculazione energetica legata alle rinnovabili in Sardegna. Realtà come Pratobello24 e Su Entu Nostu hanno mostrato il loro supporto, ampliando la rete di alleanze sociali e ambientali che animano la regione.

La scelta di concludere il corteo di Cagliari presso il porto non è stata casuale. Secondo quanto spiegato da Usb (Unione Sindacale di Base), questa decisione è stata presa per dare sostegno e visibilità alla mobilitazione internazionale denominata Ports in Action. Quest'ultima si batte contro il traffico internazionale marittimo di armi. L'azione mira a porre l'attenzione sul ruolo dei porti come snodi cruciali nel commercio di armamenti.

La giornata di protesta a Cagliari si inserisce in un contesto di crescente malcontento sociale. Le rivendicazioni contro il carovita e le spese militari riflettono preoccupazioni diffuse riguardo al futuro economico e alla sicurezza internazionale. La partecipazione di diverse categorie, dai lavoratori agli studenti, dimostra la trasversalità delle istanze portate avanti.

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