Inchiesta rivela spedizioni di carburante dall'Italia a Israele
Tra giugno 2024 e novembre 2025, almeno 17 spedizioni di prodotti petroliferi sono partite dai porti italiani dirette verso Israele. Si tratta di circa 300 mila tonnellate di carburante raffinato e 100 mila tonnellate di petrolio greggio.
L'indagine, condotta da Greenpeace Italia in collaborazione con la trasmissione Report, solleva interrogativi sul possibile contributo italiano alla filiera energetica delle Forze Armate israeliane (IDF). Queste ultime sono accusate di crimini di guerra e contro l'umanità nella Striscia di Gaza.
Destinatari e possibili collegamenti con le forze armate
In otto casi su nove di spedizioni con acquirente identificato, il carburante era destinato ai gruppi Bazan e Paz. Entrambe le aziende hanno contratti di fornitura con il Ministero della Difesa israeliano o con l'aeronautica militare.
In un ulteriore caso, l'acquirente finale è risultato essere Europe Asia Pipeline Company (EAPC), una società statale israeliana. L'inchiesta integra dati da database specializzati con indagini sul campo.
Critiche internazionali e obblighi legali
«Fornire carburante e greggio a Israele significa dargli lo strumento per rifornire gli aerei e l'esercito mandati a distruggere Gaza», ha dichiarato Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Ha aggiunto che commerciare petrolio con Israele è illegale, dato il rischio di genocidio riconosciuto dalla Corte di Giustizia internazionale.
La relatrice ONU ha sottolineato l'obbligo di adottare misure cautelari e ha esortato il governo italiano a ordinare l'immediata cessazione delle forniture. L'inchiesta evidenzia il rischio di una possibile complicità italiana in crimini internazionali.
Le spedizioni dai porti italiani
Tre spedizioni, due delle quali destinate al gruppo Paz, sono partite dal terminal del porto di Taranto. Questo terminal è gestito da Eni, che ha dichiarato di aver agito solo come terminalista. Il greggio movimentato proveniva dal Centro Olio Tempa Rossa in Basilicata ed era di proprietà di una joint venture tra Total Energies, Shell e Mitsui.
Eni ha specificato che una spedizione è stata gestita da Shell, senza fornire dettagli sugli altri carichi. Total Energies ha negato il proprio coinvolgimento, mentre Shell non ha rilasciato dichiarazioni.
Altre dieci spedizioni, cinque delle quali per il gruppo Bazan, sono partite dalla raffineria di Priolo Gargallo in Sicilia. La raffineria è gestita da ISAB, che ha indicato Trafigura come trader esclusivo dei prodotti finiti.
Una spedizione per Bazan è partita dalla raffineria Iplom di Busalla in Liguria. Infine, tre spedizioni verso Israele sono partite dalla raffineria di Sarroch in Sardegna, ma gli acquirenti non sono stati identificati.
Alterazione dei dati di tracciamento
L'indagine ha anche rivelato che alcune navi impiegate in queste spedizioni avrebbero alterato i dati di tracciamento AIS. Tra le attività documentate figurano lo spegnimento arbitrario del sistema e, in almeno un caso, la falsificazione dell'identità della nave.
«Mentre Israele bombardava quotidianamente la Striscia di Gaza, affamava la popolazione e impediva l’accesso agli aiuti umanitari, dall’Italia partiva petrolio e carburante diretto ad aziende che riforniscono anche le Forze armate israeliane», ha dichiarato Sofia Basso, campaigner Pace e Disarmo di Greenpeace Italia.
Greenpeace Italia chiede al governo italiano di adottare misure per evitare il coinvolgimento del Paese in crimini contro l'umanità e garantire il rispetto del diritto internazionale. L'organizzazione supporta inoltre la Global Sumud Flotilla diretta a Gaza.
Richieste di Greenpeace
L'organizzazione ambientalista sollecita un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e la distribuzione senza ostacoli degli aiuti umanitari. Richiede inoltre un embargo totale sulle armi, il rilascio dei civili detenuti illegalmente, sanzioni mirate contro Israele e la fine dell'occupazione della Palestina.
Questa notizia riguarda anche: