Lavoratori del Grand Hotel La Sonrisa protestano a Sant'Antonio Abate per la chiusura della struttura. Chiedono tutele dopo il ritiro delle licenze e l'acquisizione del bene da parte del Comune.
Protesta dei lavoratori per la chiusura della struttura
Circa cento persone si sono riunite in piazza. Tra loro c'era Sabatino Polese. È il fratello del fondatore del noto programma televisivo. La manifestazione si è svolta a Sant'Antonio Abate. La cittadina si trova in provincia di Napoli. I lavoratori chiedono protezione. Hanno manifestato davanti ai cancelli chiusi del Grand Hotel La Sonrisa. La struttura è conosciuta come il castello delle cerimonie. Il nome deriva da un popolare show televisivo.
Durante la protesta, le forze dell'ordine hanno mantenuto uno stretto controllo. I manifestanti hanno intonato slogan. Hanno gridato «Sant'Antonio Abate è la Sonrisa». Hanno anche urlato «vogliamo il lavoro». I partecipanti indossavano cappellini e magliette. Esponevano anche bandiere.
Il ritiro delle licenze e la sentenza definitiva
L'hotel è rimasto senza licenze per diverse settimane. Il Comune ha ritirato i permessi. La decisione è stata confermata dal Consiglio di Stato. Una sentenza del tribunale di Torre Annunziata ha stabilito la sorte della struttura. La decisione risale al 2016. È stata poi confermata dalla Cassazione nel 2024. La sentenza ha accertato che La Sonrisa è stata costruita su una lottizzazione abusiva. L'abuso è iniziato nel 1979. È proseguito, secondo le indagini, fino a pochi anni fa. L'impatto sul territorio è stato significativo.
Gli edifici, i giardini, le case, il parcheggio e l'eliporto sono stati acquisiti dal Comune. L'area interessata è vasta. Si estende per ben 44mila metri quadrati. Gran parte delle costruzioni risultano parzialmente abusive. Attualmente sono sospesi gli sgomberi. Riguardano tre appartamenti. Al loro interno vivono membri della famiglia Polese. Sono sospesi anche gli sgomberi di alcuni locali commerciali.
La storia del Castello delle Cerimonie
Il Grand Hotel La Sonrisa ha acquisito notorietà grazie al programma televisivo. Questo ha reso la struttura un simbolo della zona. La trasmissione raccontava le vicende della famiglia Polese. Organizzavano matrimoni e altri eventi di lusso. Il fondatore, Antonio Polese, era soprannominato il «boss delle cerimonie». La sua figura carismatica ha contribuito al successo dello show. La sua scomparsa ha segnato un momento difficile per la famiglia e per l'attività.
La vicenda legale che ha portato al ritiro delle licenze è complessa. Riguarda abusi edilizi commessi nel corso degli anni. La battaglia legale è durata a lungo. Ha coinvolto diverse istanze giudiziarie. La decisione finale del Consiglio di Stato ha sancito la chiusura. Questo ha generato preoccupazione tra i dipendenti. Temono per il loro futuro lavorativo. La protesta mira a sensibilizzare l'opinione pubblica. Si spera di trovare una soluzione che tuteli i posti di lavoro.
Il futuro incerto della struttura
Il futuro del castello delle cerimonie appare incerto. L'acquisizione da parte del Comune apre scenari diversi. Potrebbe esserci una riqualificazione dell'area. Oppure la struttura potrebbe essere destinata ad altri usi pubblici. La priorità per i lavoratori è il mantenimento dei propri impieghi. La loro protesta pacifica mira a ottenere attenzione. Vogliono dimostrare l'importanza della struttura per l'economia locale. E per le famiglie che da essa dipendono.
La partecipazione di Sabatino Polese alla manifestazione sottolinea il legame familiare con il luogo. Nonostante le difficoltà, la famiglia Polese sembra voler combattere per preservare l'eredità di Antonio. La speranza è che si possa trovare un accordo. Un accordo che permetta di salvare i posti di lavoro. E che rispetti le normative vigenti. La situazione rimane in evoluzione. Si attendono sviluppi nelle prossime settimane.