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Allevatrici di pecora Brogna a Castelvero sono costrette ad abbandonare la loro attività a causa dei ripetuti attacchi dei lupi. Otto ovini uccisi in pochi giorni e perdite significative mettono a rischio la salvaguardia del territorio.

Attacchi dei lupi mettono fine all'allevamento

Mirella Faggionato e sua figlia Giulia Filipozzi hanno deciso di interrompere la loro attività di allevamento di pecora Brogna a Castelvero. La decisione è maturata dopo una serie di attacchi da parte dei lupi che hanno decimato il loro gregge. In pochi giorni, sono stati uccisi otto ovini. Una delle pecore, Elettra, ha perso i due agnellini che portava in grembo a causa dello spavento provocato da un'incursione.

«Per sette anni abbiamo vissuto tranquilli», ha dichiarato Mirella Faggionato con profonda amarezza. «Siamo riuscite a recuperare ampie aree di pascolo dal bosco incolto. Oggi, però, non vediamo altra scelta che rinunciare alla salvaguardia del territorio». La donna ha accarezzato Elettra, una delle sue pecore Brogna, esprimendo il dolore per la perdita dei futuri agnellini.

Predazioni continue e misure inefficaci

I primi attacchi sono iniziati il 3 aprile, con la predazione di cinque capi. Nonostante l'installazione di reti anti lupo, alte 150 centimetri, fitte ed elettrificate, il 7 aprile si è verificato un nuovo attacco. Questa volta, altre tre pecore sono state uccise. Gli attacchi avvengono in zone vicine alle abitazioni e alle strade.

«È successo nel pascolo vicino a contrada Vanzi, a due passi dalle case e dalla fermata del bus», ha raccontato la signora Faggionato. «Ce ne siamo accorti prima delle sei del mattino». La preoccupazione e il senso di sconfitta sono palpabili nella comunità di Castelvero. Il lupo si sta avvicinando sempre di più ai centri abitati.

Un progetto di salvaguardia a rischio

L'allevamento di pecora Brogna era nato nel 2018 con l'obiettivo di salvaguardare il territorio. Mirella Faggionato aveva scelto gli ovini al posto di mezzi meccanici come decespugliatori o tosaerba. Grazie a queste pecore, aree prima inaccessibili sono tornate fruibili. Ogni animale aveva un nome ed era diventato un amico per i bambini del posto, che venivano quotidianamente a salutarle.

Ora, le 11 pecore rimaste trascorrono le giornate in stalla per motivi di sicurezza. «È l'unica cosa che posso fare», ha spiegato Faggionato, «in attesa di venderle». La donna sottolinea come quanto accaduto dimostri l'inefficacia delle misure di protezione. Credeva fermamente nel progetto di salvaguardia promosso dall'Associazione regionale allevatori del Veneto, volto a fermare l'abbandono della montagna e a preservarne l'identità.

Anche sua figlia Giulia, laureata in Agraria con una tesi proprio sulla pecora Brogna, condivideva questa visione. La sua tesi si intitolava «Riscoperta della pecora Brogna per salvaguardare il territorio rurale».

Appello alla Regione e proposte di intervento

Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, noto per la sua battaglia a favore del contenimento del lupo, ha lanciato un appello alla Regione. «La Regione non ha alibi, deve intervenire», ha dichiarato. Valdegamberi evidenzia come esistano fondi per i censimenti, ma i dati siano obsoleti. L'Ispra ha certificato che la Lessinia è un'area ad alto rischio.

«Lo scorso anno», ha denunciato il consigliere, «il Veneto avrebbe potuto ridurre la popolazione di 5 unità: non è stato fatto nulla». Ha criticato la lentezza burocratica riguardo alle predazioni a Sant'Anna d'Alfaedo, per le quali si era avviata la procedura per l'abbattimento o la rimozione. Valdegamberi parla di «opposizione ideologica all'abbattimento».

«Sono il primo a difendere il lupo», ha aggiunto, «ma compatibilmente con un ambiente sempre più antropizzato. È dimostrato che tre quarti delle misure di protezione sono inefficaci. Le condizioni per l'abbattimento ci sono tutte e il benessere animale non può essere letto sempre a senso unico».

Il consigliere ha concluso rivolgendosi al neo assessore Dario Bond, consapevole che conosce il problema. «Se ancora non si farà nulla», ha affermato Valdegamberi, «sarà solo colpa della Regione».

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