La giustizia italiana ha recuperato beni per oltre un milione di euro appartenenti al boss Francesco Schiavone, noto come "Sandokan". Quattro appezzamenti di terreno, sfuggiti a una precedente confisca, sono stati definitivamente acquisiti dallo Stato.
Nuova confisca di beni a "Sandokan"
La Corte d'appello di Napoli ha disposto un importante provvedimento. Sono stati confiscati quattro terreni agricoli. L'estensione totale ammonta a circa 15 ettari. Il valore stimato supera il milione di euro. Questi beni facevano parte della Tenuta Ferrandelle. La tenuta si trova a Santa Maria la Fossa, nel Casertano.
Prima dell'intervento statale, la proprietà era riconducibile al capoclan dei Casalesi, Francesco 'Sandokan' Schiavone. I giudici dell'ottava sezione penale hanno accolto una richiesta specifica. L'istanza era stata presentata dalla Direzione distrettuale antimafia. Le indagini sono state condotte dalla Guardia di Finanza di Caserta.
Indagini rivelano terreni nascosti
Le investigazioni economico-patrimoniali hanno portato alla luce una situazione inaspettata. Una porzione significativa dei terreni della tenuta agricola era sfuggita a un primo sequestro. Questo sequestro risale al 1996. Successivamente, quel sequestro era diventato una confisca definitiva. La superficie sottratta al clan ammontava a quasi 15 ettari su un totale di 56.
Questi terreni, una volta liberati dal controllo criminale, hanno avuto diverse destinazioni. Una parte è stata assegnata alla società consortile Agrorinasce. Questa società gestisce circa 160 beni confiscati. L'obiettivo è valorizzarli e destinarli a usi sociali. Un'altra porzione della tenuta era stata inizialmente destinata allo Stato. Serviva per creare un centro di stoccaggio durante l'emergenza rifiuti. Quest'area è poi passata alla Regione.
Agrorinasce scopre il frazionamento illecito
È stata proprio Agrorinasce a far emergere la discrepanza. Al momento di prendere possesso dei fondi assegnati, la società ha riscontrato problemi. Non poteva accedere a una parte consistente della tenuta. Su circa 15 ettari si era verificato un frazionamento degli appezzamenti. Questi terreni erano rimasti nella disponibilità di prestanome del boss Sandokan.
Questo frazionamento è stato probabilmente attuato con l'intento specifico di eludere la confisca. La segnalazione è partita da una denuncia formale di Agrorinasce. Questo ha dato il via a nuove indagini. I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno lavorato al caso.
Ricostruzione complessa del patrimonio
Le indagini, guidate dal tenente colonnello Carlo Cardillo, hanno richiesto un lavoro meticoloso. I militari delle Fiamme Gialle hanno dovuto risalire a vecchie sentenze. Alcune risalivano addirittura agli anni '80. L'obiettivo era ricostruire l'esatta estensione. Si doveva definire l'assetto proprietario della tenuta. Bisognava chiarire i frazionamenti e i vari intestatari.
È emerso chiaramente che i quattro appezzamenti, per un totale di 15 ettari, erano ancora intestati a contadini. Questi individui erano da tempo ritenuti prestanome del capoclan. Le vecchie sentenze avevano già riconosciuto la loro interposizione fittizia. La confisca appena ordinata recupera definitivamente questi beni per lo Stato.