Il PM Alessandro Milita ha avviato la sua requisitoria nel maxiprocesso sulle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. L'accusa punta il dito contro 105 imputati, tra cui agenti penitenziari, funzionari e medici, evidenziando depistaggi e presunti accordi fraudolenti.
Requisitoria shock sulle violenze nel carcere
Il pubblico ministero Alessandro Milita ha definito «sconvolgenti» le immagini delle violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile del 2020. Ha dichiarato di essere abituato a scene violente, ma mai si sarebbe aspettato un simile comportamento da parte di «servitori dello Stato».
Il magistrato ha sottolineato l'inimmaginabile gravità dei fatti, specialmente in un periodo segnato dalla pandemia di Covid. Ha aggiunto che a vari livelli nel sistema penitenziario tutti erano a conoscenza degli accadimenti.
Nonostante ciò, fin da subito si è agito per ostacolare le indagini. Questo è quanto emerso durante l'avvio della requisitoria nel maxiprocesso. L'udienza si è svolta nell'aula bunker del carcere.
Indagini ostacolate e presunti depistaggi
Il procedimento giudiziario vede coinvolte 105 persone. Tra gli imputati figurano quasi tutti agenti penitenziari, funzionari del Dap e medici dell'Asl. La requisitoria del PM Milita proseguirà per altre sette udienze, con incontri previsti ogni lunedì e mercoledì.
Il magistrato ha evidenziato il ruolo cruciale del magistrato di sorveglianza Marco Puglia. Quest'ultimo fu il primo a scoprire e denunciare le violenze. Milita si è detto più volte «indignato» rivolgendosi ai giudici.
Particolare attenzione è stata dedicata al presunto accordo tra un medico dell'Asl, Raffaele Stellato (imputato), e la polizia penitenziaria. L'obiettivo sarebbe stato far credere che fossero gli agenti ad avere la peggio durante una perquisizione straordinaria.
Accuse di referti falsi e accordi illeciti
Il PM ha definito «terrificante» questo presunto accordo. Ha criticato un medico che, anziché curare, avrebbe attestato lesioni ai 15 detenuti da trasferire. A questi detenuti non sarebbero state fornite prognosi o cure.
Ciò sarebbe avvenuto per evitare sospetti al loro arrivo in un'altra struttura. Al contrario, per gli agenti sarebbero stati redatti referti con giorni di riposo per presunte lesioni, nonostante non avessero subito alcun danno.
Milita ha definito la situazione «da carcere colombiano» e la relazione dell'ex comandante di Secondigliano e del Gruppo di Supporto come un «falso galattico». Tale relazione fu consegnata alla Procura solo il 21 aprile successivo.
Secondo il PM, la relazione assomigliava più a uno «scenario di guerra» dove i detenuti erano i soli responsabili. Milita ha espresso frustrazione per gli agenti imputati, specialmente i sottufficiali.
Doveri degli agenti e responsabilità dei superiori
Questi ultimi hanno dichiarato di non aver potuto fermare le violenze per timore di ritorsioni dai colleghi. Il magistrato ha ricordato che ispettori e sovrintendenti sono ufficiali di polizia giudiziaria. Avevano il dovere di intervenire per fermare le violenze e allertare immediatamente il PM.
Il magistrato ha anche criticato chi sostiene di essere intervenuto per salvare un detenuto come se fosse un atto eccezionale. Ha ribadito che intervenire a favore di un detenuto è un dovere, per evitare gravi lesioni fisiche.
Chi è intervenuto, ha aggiunto, lo ha fatto solo per prevenire danni ancora più gravi, come colpi alla testa ripetuti. Milita ha attaccato anche altri imputati di rilievo, come l'ex provveditore alle carceri campane Antonio Fullone.
Sulle affermazioni di Fullone di non essere a conoscenza delle violenze, Milita ha parlato di «acrobazia dialettica inimmaginabile». Ha inoltre affrontato la questione dei video delle telecamere interne.
Alcuni agenti avrebbero tentato di disattivarle il 6 aprile, senza successo. Nessun imputato ha confermato questo tentativo per evitare l'accusa di depistaggio. Milita ha concluso chiedendo retoricamente se si voglia far credere che le azioni violente siano state compiute e i detenuti picchiati senza che nessuno sapesse o potesse intervenire.