Condividi

La difesa di una funzionaria imputata nel processo per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere sostiene che le accuse siano state influenzate negativamente dai media. La richiesta di assoluzione si basa sulla mancanza di prove concrete e su testimonianze ambigue.

Difesa contesta l'influenza mediatica

Nel contesto del maxi-processo per le violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, il legale di una funzionaria imputata ha sollevato dubbi sulla genuinità delle accuse. L'avvocato Luca Tornatora, difensore della commissaria Anna Rita Costanzo, ha parlato di una vera e propria «subornazione mediatica dei testimoni».

Secondo il legale, l'intensa copertura giornalistica dei fatti avrebbe portato i testimoni, inclusi i detenuti offesi, a confondere la realtà. Ha descritto come alcune persone offese in aula sembrassero incapaci di distinguere il vero dal falso. Questo fenomeno, ha spiegato, sarebbe stato innescato dal clamore mediatico successivo all'emergere dei fatti.

Video smentiscono la presenza della funzionaria

L'avvocato Tornatora ha portato come prova a sostegno della sua tesi l'analisi dei video di sorveglianza delle aree comuni del reparto Nilo. La funzionaria Costanzo è accusata di aver partecipato attivamente ai pestaggi utilizzando un manganello. Tuttavia, il difensore ha sottolineato che le immagini non mostrano mai la sua assistita impugnare tale strumento.

Anzi, ha evidenziato il legale, i filmati mostrano altre agenti donne armate di manganello. Questo potrebbe aver indotto i detenuti a scambiare queste figure per la commissaria Costanzo, con cui avevano frequenti contatti. L'avvocato ha ammesso di aver inizialmente pensato che i testimoni stessero mentendo.

Successivamente, ha compreso che si trattava di una «sovrapposizione di idee» causata dall'esposizione mediatica delle immagini e delle notizie. La difesa chiede quindi ai giudici di ignorare il «rumore di fondo» generato dal processo mediatico.

Richiesta di assoluzione e collaborazione

La Procura di Santa Maria Capua Vetere aveva richiesto una pena di 12 anni di carcere per la funzionaria Costanzo, accusata di reati quali tortura e depistaggio. La difesa, al contrario, invoca la sua piena assoluzione. L'avvocato Tornatora ha cercato di dimostrare la mancanza di dolo da parte della sua assistita.

Ha citato le testimonianze di diverse parti offese che, in aula, hanno riferito di aver sentito la commissaria Costanzo ordinare agli agenti di fermarsi in almeno tre occasioni durante gli episodi di violenza. Questo, secondo la difesa, dimostrerebbe un intento di impedire o limitare gli abusi, non di parteciparvi.

Infine, il legale ha ricordato che la sua assistita è stata l'unica a collaborare attivamente con la Procura subito dopo i fatti, fornendo anche elementi utili per i riconoscimenti. Questo gesto di collaborazione viene presentato come ulteriore prova della sua buona fede e del suo distacco dagli eventi contestati.

Domande e Risposte

D: Quali sono le principali accuse mosse contro la funzionaria Anna Rita Costanzo?
R: La funzionaria Anna Rita Costanzo è accusata di tortura e depistaggio, in relazione alle violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020.

D: Su cosa si basa la difesa per chiedere l'assoluzione della funzionaria?
R: La difesa sostiene che le accuse siano state influenzate negativamente dal clamore mediatico, che i video non mostrano la funzionaria usare violenza, e che ci siano testimonianze di suoi tentativi di fermare gli abusi. La difesa invoca la mancanza di dolo.