Una nuova fondazione a Santa Maria Capua Vetere mira a preservare la memoria storica cittadina e a offrire formazione artistica ai giovani. Il progetto si sviluppa nell'iconico Palazzo Vitale.
Nuova fondazione per le arti visive
Un'iniziativa ambiziosa unisce passato e futuro a Santa Maria Capua Vetere. La Fondazione per le Arti Visive di Palazzo Vitale nasce con una duplice missione.
L'obiettivo primario è recuperare e custodire la memoria dei palazzi storici dell'antica Capua. Tra questi spicca Palazzo Vitale, un tempo sede di una delle principali banche della Terra di Lavoro.
Questo edificio ha visto anche il tirocinio di un giovane Enrico De Nicola. Egli divenne poi presidente della Costituente e il primo Presidente della Repubblica Italiana.
Valorizzare il passato, formare il futuro
La fondazione intende valorizzare il patrimonio storico in chiave contemporanea. Parallelamente, si proietta verso il futuro.
Si propone di creare uno spazio dedicato ai giovani. Qui riceveranno formazione specifica nelle arti visive, come la fotografia.
Corsi tenuti da fotografi di fama internazionale arricchiranno l'offerta formativa. Sono previste collaborazioni con istituzioni accademiche come le Università.
L'intento è offrire borse di studio e opportunità concrete. Particolare attenzione sarà rivolta ai giovani meno fortunati.
Origini e ideatori del progetto
La Fondazione è stata istituita lo scorso gennaio. L'idea è nata dal fotografo di fama internazionale Luigi Spina e dalla sua compagna Serenella Monica Romano.
Si tratta di una delle prime realtà nel Sud Italia dedicate esclusivamente alle arti visive. L'architetto Davide Vargas ha tradotto le idee in un progetto concreto.
«Più che un progetto culturale», spiega Spina, «la Fondazione nasce come un impegno verso la città e la sua memoria».
Un museo della memoria cittadina
Il lavoro di recupero di mobili, arredi e argenterie è già iniziato. Questi provengono da famiglie storiche che stanno dismettendo beni e residenze.
Questi elementi trasformeranno Palazzo Vitale in una sorta di museo vivente. La vera città, secondo Spina, è quella ottocentesca.
Essa seppe costruire la propria identità partendo dalla cultura classica. Oggi, tuttavia, quella realtà attraversa una fase complessa.
«In Terra di Lavoro», osserva il fotografo, «si cresce con la consapevolezza di dover andare via».
Obiettivi ambivalenti: memoria e concretezza
Da qui nasce la proiezione verso il futuro e l'ambivalenza degli obiettivi perseguiti. Non si tratta solo di uno spazio culturale.
È concepito come un luogo di formazione concreta. L'intento è «creare condizioni per vivere dignitosamente, non per sopravvivere».
Il recupero della memoria cittadina passa anche attraverso le storie delle famiglie che hanno contribuito alla crescita di Santa Maria Capua Vetere tra il 1850 e il 1930.
Tra queste figurano i nomi di Saraceni, Cappabianca, Sagnelli, Morelli, Vitale, Fossataro Auriemma, Teti, Maffuccini e Dinacci.
Non a caso, nel Palazzo Teti avvenne la resa dei Borbone. Questo episodio, alla presenza di Giuseppe Garibaldi, lega direttamente la città all'Unità d'Italia.
Primi interventi e patrimonio a rischio
Un patrimonio che oggi rischia di andare disperso. Per questo, il primo intervento della Fondazione ha riguardato una singola sala.
Essa ospita il presepe di Marco Ferrigno. Quest'opera fu realizzata per l'Expo Milano 2015.