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Un giovane cuoco di 22 anni ottiene il rito abbreviato per l'omicidio di un aiutante di cucina di 17 anni, avvenuto nella cucina di una masseria. La decisione del giudice esclude l'aggravante dei futili motivi.

Omicidio nella cucina della masseria

Un tragico evento ha scosso la comunità di Sant'Angelo in Formis. Un cuoco, Hawlader Pranto, cittadino del Bangladesh di 22 anni, è accusato di aver ucciso il suo collega, Alagie Sabally, un 17enne gambiano. L'omicidio è avvenuto lo scorso 15 giugno all'interno delle cucine della Masseria Adinolfi. L'accusa è di omicidio volontario, ma il giudice ha concesso il rito abbreviato.

La decisione è stata presa dal giudice per l'udienza preliminare, Marzia Pellegrino. Quest'ultima ha scelto di escludere l'aggravante dei futili motivi. Tale esclusione ha aperto la strada alla possibilità di celebrare il rito abbreviato. Questo tipo di procedimento giudiziario consente una riduzione della pena in caso di condanna. La prossima udienza è fissata per il mese di maggio. In quell'occasione, il legale del cuoco, l'avvocato Paolo Di Furia, presenterà le sue argomentazioni. Seguirà la lettura del dispositivo da parte del giudice.

Dinamica della lite e dell'omicidio

La vittima, Alagie Sabally, all'epoca dei fatti era ospite presso la struttura Cassiopea di Santa Maria Capua Vetere. Lavorava come aiuto cuoco presso la Masseria Adinolfi. Il 17enne conosceva il suo aggressore. Entrambi avevano precedentemente soggiornato nella stessa struttura di accoglienza. Questo dettaglio suggerisce un legame preesistente tra i due giovani.

Secondo le ricostruzioni, la lite che ha portato alla tragedia sarebbe scaturita per questioni legate alla preparazione delle sfogliatelle. In particolare, il disaccordo riguardava la disposizione dei dolci prima della cottura in forno. La discussione sarebbe degenerata rapidamente. La vittima avrebbe pronunciato offese ripetute nei confronti del 22enne. Ne è seguita una colluttazione violenta tra i due.

L'intervento di alcune persone presenti ha evitato il peggio nell'immediato. La figlia del proprietario della masseria e la madre della ragazza sono intervenute per sedare la rissa. Purtroppo, la figlia del titolare è rimasta ferita nel tentativo di separare i due giovani. Questo intervento non è però riuscito a fermare la furia dell'aggressore.

La tragedia si consuma in cucina

Subito dopo l'intervento dei presenti, la tragedia si è consumata. Il cuoco Hawlader Pranto ha afferrato un paio di forbici. Ha colpito Alagie Sabally al braccio. Il 17enne ha tentato la fuga, cercando di mettersi in salvo. In quel momento, l'aggressore ha sferrato un secondo colpo. Questa volta la forbice ha raggiunto la zona tra le scapole della vittima. Nonostante il tentativo di sopravvivenza e di reazione, il colpo finale è stato fatale.

Il terzo fendente ha raggiunto il cuore del giovane aiutante cuoco. Dopo aver commesso l'omicidio, Hawlader Pranto ha gettato le forbici nel lavello della cucina. L'arma del delitto è stata ritrovata lì dai carabinieri della compagnia di Capua. Questi ultimi sono intervenuti prontamente sul luogo del delitto. La scena che si sono trovati di fronte era raccapricciante. Alagie Sabally giaceva a terra, privo di vita, in una pozza di sangue, vicino al lavello.

Le indagini e l'arresto

Le indagini sono state condotte dai carabinieri. La ricostruzione dei fatti è stata coordinata dai sostituti procuratori Gionata Fiore e Mariangela Condello. Sulla base delle prove raccolte e delle testimonianze, Hawlader Pranto è stato arrestato. L'accusa è di omicidio volontario.

La Masseria Adinolfi, situata a Sant’Angelo in Formis, è una struttura nota nella zona. Si trova nel comune di Capua, in provincia di Caserta. La regione è la Campania. L'episodio ha destato profonda commozione. La violenza inaudita scatenata per un motivo apparentemente banale ha lasciato sgomenti i residenti. La vicenda solleva interrogativi sulla gestione dei conflitti e sulla salute mentale all'interno di comunità, specialmente quelle che accolgono persone provenienti da contesti difficili.

Il contesto delle strutture di accoglienza

Il fatto che sia la vittima che l'aggressore provenissero dalla stessa struttura di accoglienza, la Cassiopea di Santa Maria Capua Vetere, aggiunge un ulteriore livello di complessità alla vicenda. Queste strutture, pur svolgendo un ruolo fondamentale nell'accoglienza e nell'integrazione, possono talvolta essere teatro di tensioni. La convivenza forzata, le difficoltà economiche e le esperienze pregresse possono esacerbare i conflitti interpersonali.

La decisione di concedere il rito abbreviato, pur non implicando un giudizio sulla colpevolezza, rappresenta un passaggio significativo nel percorso giudiziario. La comunità locale attende ora gli sviluppi futuri del processo. Si spera che giustizia venga fatta e che episodi di tale gravità non si ripetano. La cronaca nera di Caserta registra così un altro evento drammatico, che interroga la società sulle sue fragilità.

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