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Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato il divieto di dimora per il consigliere regionale Giovanni Zannini. Le motivazioni puntano su una "spregiudicata familiarità corruttiva" e sul rischio di reiterazione dei reati.

Riesame Napoli conferma divieto di dimora

La misura cautelare del divieto di dimora in Campania è stata confermata per Giovanni Zannini. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha rigettato il ricorso presentato dai legali dell'uomo. La decisione si basa sulla presunta vicinanza di Zannini a pratiche corruttive.

I giudici hanno evidenziato una "spregiudicata familiarità corruttiva" da parte del consigliere. È stata anche considerata la possibilità che possa commettere nuovamente reati simili. Questa preoccupazione nasce dal fatto che Zannini ricopre ancora la carica di consigliere regionale.

Motivazioni del tribunale del Riesame

Il Tribunale partenopeo ha depositato le motivazioni a fine aprile. La decisione iniziale era stata presa dal gip di Santa Maria Capua Vetere a inizio marzo. La Procura, guidata dal Procuratore Pierpaolo Bruni, aveva richiesto il provvedimento.

A Zannini sono contestati diversi reati. Tra questi figurano corruzione per l'esercizio della funzione, falsità materiale in concorso e truffa aggravata. Quest'ultima riguarda il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Ricorso dei difensori e rigetto

I difensori di Zannini, gli avvocati Angelo Raucci e Vincenzo Maiello, avevano impugnato la decisione del gip. Il ricorso si basava su alcuni punti chiave. Tra questi, l'assenza di precedenti penali a carico di Zannini.

Inoltre, i legali sostenevano che, trovandosi il consigliere lontano dalla Campania, non avrebbe potuto più reiterare reati della stessa natura. La sua attuale residenza è in Abruzzo, proprio a causa della misura cautelare.

Conferma della misura cautelare

Il collegio del Riesame, presieduto da Elisa De Tollis, non ha accolto le argomentazioni difensive. Il ricorso è stato respinto al termine dell'udienza del 20 marzo scorso. La misura cautelare è stata quindi confermata.

Le motivazioni depositate hanno censurato la condotta di Zannini. I giudici hanno parlato di strumentalizzazione delle funzioni pubbliche. Queste sarebbero state piegate al proprio tornaconto personale.

Valutazione della caratura politica

I giudici hanno sottolineato che Zannini non è decaduto dalla carica di consigliere. È stato solo sospeso e sostituito temporaneamente. Questo aspetto è considerato rilevante dai giudici.

La caratura politica di Zannini è stata valutata attentamente. La fitta rete di relazioni sociali, costruita negli anni con altri consiglieri, dirigenti e amministratori locali, desta preoccupazione. La pendenza di altri filoni d'indagine a suo carico rafforza questo timore.

La sua perdurante militanza politica è un altro fattore. Per i giudici, queste circostanze non offrono alcuna garanzia. Non escludono la possibilità che Zannini possa riprodurre schemi operativi illeciti in futuro.

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