Due tifosi del Casertana sono stati assolti dopo un decennio dall'accusa di aver pianificato un agguato ai sostenitori della Cavese. La Corte d'Appello di Napoli ha stabilito che il fatto non sussiste, scagionando i giovani da ogni addebito.
Assolti ultras Casertana dopo un decennio
La giustizia ha emesso il suo verdetto. Sono stati assolti Michele Savastano, 38 anni, e Jacopo Di Rauso, 31 anni. Entrambi residenti a Caserta, erano accusati di aver partecipato a un agguato. L'episodio risale all'autunno del 2016. La decisione è arrivata dalla Terza Sezione della Corte d’Appello di Napoli. Il verdetto è stato pronunciato nei giorni scorsi. La formula utilizzata è stata «il fatto non sussiste».
I due tifosi sono stati scagionati da diverse accuse. Tra queste figuravano la detenzione di armi improprie. Vennero anche contestati oggetti atti a offendere. La vicenda giudiziaria ha avuto un lungo iter. Il processo era già stato annullato dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte aveva accolto il ricorso presentato dai legali degli imputati. Questi erano gli avvocati Nello Sgambato, Nicola Basile, Giuseppe Stellato e Alfonso Iovino. La Cassazione aveva disposto un nuovo processo d’Appello. Per un terzo indagato, invece, il procedimento si era concluso diversamente. Era stata pronunciata una sentenza di non luogo a procedere. I reati contestati erano infatti estinti per prescrizione.
Dettagli dell'episodio e del processo
La corte partenopea si è quindi pronunciata nel processo d’appello ‘bis’. L’esito ha visto l’assoluzione piena per Savastano e Di Rauso. I fatti contestati si sono verificati nell'autunno del 2016. Secondo la ricostruzione dell'accusa, i due avrebbero fatto parte di un gruppo di ultras. Questo gruppo si sarebbe radunato con l'intento di tendere un agguato. Le vittime designate erano i tifosi rivali della Cavese. La squadra campana era impegnata in una partita. Il match si svolgeva presso lo stadio di Santa Maria Capua Vetere. L’avversario era il Gladiator.
L’intervento delle forze dell’ordine fu decisivo. I poliziotti della Digos casertana riuscirono a intercettare il gruppo. Le autorità intervennero per disperdere i tifosi. Le indagini portarono al sequestro di materiale sospetto. Nelle auto su cui viaggiavano Savastano e Di Rauso furono trovati diversi oggetti. Tra questi figuravano spranghe e caschi. Venne rinvenuto anche un fumogeno. Questi arnesi, secondo gli inquirenti, sarebbero stati utilizzati per compiere l'agguato. L’obiettivo era colpire la tifoseria avversaria.
Il contesto sportivo e la rivalità tra tifoserie
La rivalità tra le tifoserie di Casertana e Cavese è storica. Le due squadre campane, pur militando spesso in categorie diverse, hanno una lunga tradizione di scontri e tensioni. L’episodio del 2016 si inserisce in questo contesto di accesa rivalità sportiva. La partita tra Gladiator e Cavese a Santa Maria Capua Vetere, comune vicino a Caserta, era evidentemente un momento clou. La presenza di ultras casertani nei pressi dello stadio, con intenti ritenuti ostili, ha innescato l’intervento delle forze dell’ordine.
La presenza di oggetti come spranghe e caschi nelle auto dei tifosi ha alimentato l’ipotesi di un agguato premeditato. La Digos, la divisione investigativa generale e anticrimine della Polizia di Stato, ha svolto le indagini preliminari. L’obiettivo era prevenire disordini e garantire la sicurezza pubblica. Il ritrovamento di tali oggetti è stato considerato un elemento chiave dall’accusa. Questi elementi avrebbero dovuto essere usati per aggredire i tifosi della Cavese.
L'iter giudiziario e la decisione della Cassazione
Il processo ha attraversato diverse fasi. L’annullamento da parte della Corte di Cassazione ha rappresentato un passaggio cruciale. La Suprema Corte, presieduta da Luca Ramacci, ha esaminato il ricorso presentato dalla difesa. I legali hanno argomentato con successo contro le accuse. Hanno evidenziato vizi procedurali o di merito. La decisione di disporre un nuovo processo d’Appello ha riaperto la partita giudiziaria. Questo ha permesso una nuova valutazione dei fatti e delle prove.
La prescrizione per il terzo imputato dimostra come i tempi della giustizia possano essere lunghi. In questo caso, i reati contestati sono caduti in prescrizione. Questo significa che, anche se le accuse fossero state fondate, non sarebbe stato più possibile procedere penalmente. Per Savastano e Di Rauso, invece, il nuovo processo d’Appello ha portato all’assoluzione. La formula «il fatto non sussiste» implica che la corte ha ritenuto che gli eventi non si siano verificati come descritti dall’accusa. Oppure che i fatti accaduti non costituiscano reato.
Le conseguenze dell'assoluzione
L’assoluzione di Michele Savastano e Jacopo Di Rauso chiude un capitolo durato quasi dieci anni. I due tifosi, originari di Caserta, vedono così riconosciuta la loro estraneità ai fatti contestati. L’accusa di aver preparato un agguato e di aver detenuto oggetti atti a offendere è caduta. Questo evento segna un punto importante per i diretti interessati. La lunga attesa per un verdetto definitivo è finalmente terminata. La decisione della Corte d’Appello di Napoli ha confermato le tesi difensive.
La vicenda giudiziaria, iniziata nel 2016, si conclude quindi con un esito favorevole agli imputati. La rivalità sportiva tra Casertana e Cavese rimane un tema caldo nel panorama calcistico campano. Tuttavia, questo specifico episodio, che aveva portato a un procedimento penale, si è risolto con un'assoluzione. La giustizia ha fatto il suo corso, seppur con tempi dilatati. La notizia è stata riportata da CasertaNews, che ha seguito gli sviluppi della vicenda. L'articolo originale menziona anche la disponibilità dell'app di CasertaNews per rimanere aggiornati.