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La morte della piccola Aurora a Santa Maria a Vico è al centro di un processo. Intercettazioni in carcere rivelano accuse reciproche tra i genitori, Emanuele Savino e Anna Gammella, e timori dei familiari di essere ascoltati. Emergono dubbi sulla versione dei fatti e sulla condotta dei genitori.

Dubbi e paure emergono dalle intercettazioni in carcere

La tragica vicenda della piccola Aurora, trovata senza vita nella sua culla a Santa Maria a Vico, continua a far discutere. Le indagini hanno portato al processo a carico dei genitori, Emanuele Savino e Anna Gammella. Le testimonianze rese dai Carabinieri della stazione di Santa Maria a Vico hanno gettato nuova luce sugli eventi.

Il comandante Luisiano D’Ambrosio ha riferito alla Corte d’Assise i contenuti delle intercettazioni ambientali. Queste registrazioni riguardano i colloqui in carcere degli imputati con i loro familiari. Sono state analizzate anche le conversazioni telefoniche tra i coniugi e le videochiamate con i genitori.

È emersa una forte cautela da parte di Anna Gammella nei colloqui con la zia materna, Loredana. La donna sembrava timorosa di parlare liberamente, temendo di essere intercettata. Questa apprensione suggerisce una consapevolezza della gravità della situazione.

I colloqui tra Emanuele Savino e suo padre, Gennaro Savino, erano spesso molto accesi. Il padre ha espresso forti dubbi sulla condotta di Anna Gammella come madre. In una conversazione, Gennaro Savino ha affermato di sapere che Anna «non è stata una buona madre».

Queste parole lasciavano intendere una possibile responsabilità di Anna Gammella nell'evento. Il padre ha suggerito che la nuora potesse aver colpito la piccola Aurora. In un altro scambio, Gennaro Savino ha chiesto al figlio se fosse stata la moglie a colpire la neonata.

Emanuele Savino ha risposto di non saperlo. I due coniugi hanno poi ipotizzato che il colpevole potesse essere il primogenito, Luigi. Il padre di Emanuele sembrava più interessato a dirigere la conversazione che a scoprire la verità. Cambiava argomento a seconda dell'umore e degli eventi.

Accuse reciproche e tentativi di scaricare la colpa

Le intercettazioni hanno rivelato un complesso intreccio di accuse reciproche tra i genitori della piccola Aurora. La madre, Anna Gammella, ha rimproverato sua madre. La zia Loredana le aveva suggerito di dare la colpa al marito, Emanuele Savino.

In una conversazione con il figlio Emanuele, il padre Gennaro Savino ha espresso disappunto per il suo comportamento. Il nonno ha affermato che Emanuele avrebbe dovuto agire diversamente. «La creatura stava piena di segni», ha detto Gennaro Savino. «Te l’ho detto che dovevi andare dai carabinieri, magari pure stavi in carcere ora ma le cose sarebbero andate diversamente».

Queste parole indicano che i segni sul corpo della neonata erano evidenti fin da subito. Il padre di Emanuele sembrava consapevole della necessità di un intervento delle autorità. La madre di Anna Gammella, durante un colloquio in carcere a Pozzuoli, ha cercato di minimizzare l'accaduto. Ha affermato: «Nessuno ha fatto niente è stata una tragedia».

I militari ritengono che questa ricostruzione fosse un tentativo di placare gli animi. Serviva a interrompere il «gioco delle colpe» per la morte di Aurora. Le dichiarazioni del brigadiere Antonio Grasso hanno ulteriormente evidenziato le tensioni.

Il brigadiere ha riferito di un'intercettazione tra i coniugi Savino-Gammella. Questa conversazione è avvenuta in concomitanza con l'esecuzione della misura cautelare. In quel frangente, il marito ha accusato la moglie della morte della figlia. Emanuele Savino ha detto che Aurora non c'era più a causa sua.

La moglie, Anna Gammella, ha risposto in modo sarcastico. Ha ironizzato dicendo che sì, era stata lei a uccidere la figlia. Questo scambio evidenzia un clima di forte conflittualità e disperazione.

Indagini, perizie e il quadro accusatorio

Le indagini sulla morte della piccola Aurora sono state coordinate dal sostituto procuratore Stefania Pontillo. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha raccolto prove significative. I coniugi Savino-Gammella sono stati arrestati il 14 novembre 2023.

Le prove a loro carico sono emerse dalle chat dei cellulari sequestrati. Sono state considerate anche le testimonianze raccolte e i risultati dell'autopsia. La figlia di soli 45 giorni era stata trovata morta nella culla. Presentava ustioni ed ecchimosi sull'addome, sulle gambe e sui piedi.

Inizialmente, i genitori avevano attribuito le ustioni a un incidente domestico durante il bagnetto. Tuttavia, le indagini hanno portato a un quadro accusatorio ben diverso. Le autorità hanno contestato i reati di maltrattamenti e omicidio.

È stato ascoltato anche il perito Antonio Molinari. A lui era stata affidata una perizia integrativa. L'indagine riguardava il numero di contatti scambiati tra i due coniugi. I dati hanno rivelato un numero elevatissimo di comunicazioni. Si parla di circa 90.628 contatti.

Sono stati registrati picchi significativi tra il 1 e il 7 agosto 2023. Questo periodo potrebbe essere cruciale per ricostruire gli eventi. Il processo riprenderà nell'aula della Corte d’Assise nel mese di maggio. Sarà il momento dell'esame degli imputati.

Nel collegio difensivo sono impegnati diversi legali. Per gli imputati, gli avvocati Carlo Perrotta, Camillo Irace e Alessio Ruoppo. Come curatore minorile, l'avvocato Maria Rosaria Genovese. L'associazione Cam Telefono Azzurro è rappresentata dall'avvocato Clara Niola.

La vicenda solleva interrogativi profondi sulla responsabilità genitoriale e sulla gestione delle crisi familiari. Le intercettazioni offrono uno spaccato inquietante delle dinamiche interne alla famiglia Savino-Gammella. La giustizia dovrà ora fare piena luce sulla tragica morte della piccola Aurora.

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