Il centenario della nascita di Dario Fo viene celebrato con un focus sul suo spirito artistico e politico, che oggi vive nella Libera Università di Alcatraz in Umbria, fondata dal figlio Jacopo.
Jacopo Fo: "Lo spirito di mio padre vive ad Alcatraz"
La Libera Università di Alcatraz, situata tra Perugia e Gubbio, è oggi il fulcro della memoria di Dario Fo. Suo figlio, Jacopo Fo, ha trasformato un antico cascinale in rovina in un vivace centro culturale. Questo progetto, nato da un'idea di Jacopo, ha trovato il pieno sostegno del padre. Dario Fo non solo approvò l'iniziativa, ma acquistò immediatamente cento ettari di bosco circostante.
La passione per la natura e gli alberi è un tratto distintivo della famiglia. Il termine piemontese «fò», che significa faggio, sottolinea questo legame ancestrale. La scelta di Alcatraz come nome per l'università richiama un luogo di reclusione, ma anche di potenziale evasione e rinascita spirituale. Jacopo stesso afferma che «Se la vita è una galera, appunto, meglio cercare un carcere dove poter evadere».
Il centro culturale ospita anche il progetto Kore, dedicato al sostegno delle donne sopravvissute alla violenza di genere. Questo impegno riflette le esperienze vissute dalla madre di Jacopo, Franca Rame, anch'ella vittima di violenza. La memoria di Dario Fo, dunque, non è solo artistica, ma anche profondamente legata a temi sociali e di emancipazione.
Le radici artistiche di Dario Fo: tra teatro e tradizione
Le radici teatrali di Dario Fo affondano in una tradizione familiare ricca di narratori e artisti. Il nonno materno, Giuseppe Rota, soprannominato «Bristìn», era un contadino e affabulatore. Egli reinventava le cronache e i pettegolezzi dei giornali mentre vendeva frutta e verdura con il suo carretto. Anche il padre di Dario, Felice Fo, capostazione a Sangiano, partecipava attivamente a una piccola filodrammatica amatoriale.
Il primo approccio di Dario Fo al palcoscenico avvenne come cantante nel coro della chiesa di Luino. Successivamente, si dedicò all'interpretazione di musica sacra nella cattedrale di Varese. Questa profonda conoscenza della storia sacra si riflette in opere come la celebre giullarata «Mistero buffo». Quest'opera presenta monologhi ispirati a episodi biblici e ai vangeli apocrifi, eseguiti nel caratteristico grammelot.
Il grammelot, una tecnica linguistica inventata da Dario Fo, non si basa sull'articolazione di parole comprensibili, ma sulla riproduzione di intonazione, ritmo e sonorità di una lingua. Fo applicò questa tecnica anche all'inglese, lingua che non conosceva, con grande successo nei locali della Milano swing e jazz degli anni '50 e '60. Frequentati da artisti come Jannacci, Cochi e Renato, e persino da Louis Armstrong, questi luoghi erano anche ritrovi di intellettuali come Alberto Moravia.
L'impegno politico e la figura radicale di Dario Fo
Dario Fo non fu solo un genio teatrale, ma anche una figura profondamente impegnata politicamente. La sua opera «Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano» testimonia il suo legame con la città meneghina, sebbene i suoi rapporti con le autorità fossero spesso conflittuali. Nel 2001, Fo si candidò a sindaco di Milano con un programma radicale.
Il suo programma prevedeva la creazione di un grande polmone verde, la riapertura dei fiumi e dei canali cittadini e una drastica riduzione degli sprechi energetici. Queste proposte, considerate troppo audaci, generarono terrore nei Democratici di Sinistra, che ne stopparono la candidatura. Questo episodio evidenzia la sua natura anticonformista e la sua volontà di proporre soluzioni innovative per la città.
Nel 1997, in segno di protesta contro l'amministrazione comunale, Dario Fo rifiutò l'Ambrogino d'oro. Questo gesto avvenne poco dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, riconoscimento conferito per il suo teatro che restituiva dignità agli oppressi. La sua coerenza e il suo impegno civile furono costanti nel corso della sua vita artistica.
Un legame indissolubile: famiglia, solidarietà e memoria
Il rapporto tra Dario Fo e suo figlio Jacopo è stato caratterizzato da una profonda solidarietà, nonostante le possibili dinamiche edipiche. Jacopo ricorda come, nella loro famiglia, segnata da persecuzioni politiche, il sostegno reciproco fosse totale. A soli sette anni, Jacopo fu scortato dai carabinieri a causa di minacce ricevute, tra cui una bara bianca e una lettera scritta col sangue, in seguito a uno sketch televisivo sulla mafia.
Jacopo ha collaborato attivamente con il padre in diverse ricerche, inclusa quella sui Seminole, l'unico popolo nativo americano a non essersi mai arreso agli Stati Uniti. Questo lavoro è confluito nel testo teatrale «Storia proibita dell’America». Nonostante le possibili divergenze generazionali, Jacopo non ricorda mai di aver ricevuto punizioni fisiche.
Il padre, piuttosto, utilizzava metodi alternativi per dissuaderlo da comportamenti scorretti. Minacciava, ad esempio, di esibirsi in un tango con la madre davanti alla scuola di Jacopo, provocandogli un'intensa vergogna. Queste esperienze familiari sono state raccontate da Jacopo nel suo libro «Com’è essere figlio di Franca Rame e Dario Fo», pubblicato da Guanda.
Jacopo Fo continua a portare in scena le opere e lo spirito del padre. Il 26 marzo si esibirà al Teatrodante Carlo Monni di Campi Bisenzio (FI) e il 27 marzo presso lo Spazio Teatro Reno a Calderara di Reno (BO). La sua presenza artistica testimonia la vitalità dell'eredità di Dario Fo, un'eredità che trascende il tempo e lo spazio, trovando nuova linfa nella cornice umbra di Alcatraz.
Il centenario di Dario Fo: un'eredità che vive
Il centenario della nascita di Dario Fo, avvenuta a Sangiano (VA) il 24 marzo 1926, è un'occasione per riflettere sulla sua figura poliedrica. Jacopo Fo descrive i compleanni in famiglia come momenti semplici, senza grandi festeggiamenti, poiché il padre non era interessato alle celebrazioni. I regali preferiti di Dario erano libri, soprattutto quelli illustrati di grande formato, come quelli sulla storia del circo.
La sua opera, da «Mistero buffo» a «Storia proibita dell’America», continua a ispirare e a far riflettere. Il suo teatro, che dava voce agli oppressi e criticava il potere, rimane un punto di riferimento per la cultura italiana e internazionale. La sua capacità di unire comicità, satira e impegno sociale lo rende una figura unica nel panorama artistico del XX e XXI secolo.
La scelta di Milano di dedicare una targa a Dario Fo, sebbene un omaggio, è stata criticata dalla nipote, che ritiene un premio Nobel meriterebbe un riconoscimento più significativo. Nonostante ciò, l'eredità di Dario Fo vive non solo nelle sue opere, ma anche nelle iniziative culturali promosse da suo figlio Jacopo. La Libera Università di Alcatraz rappresenta un faro di creatività e impegno, un luogo dove lo spirito radicale e geniale di Dario Fo continua a risuonare.
La sua figura è stata celebrata anche dal Piccolo Teatro di Milano, che ha reso omaggio al Premio Nobel a 100 anni dalla sua nascita. Questo dimostra come la sua influenza sia ancora tangibile nel mondo del teatro e della cultura. Dario Fo, con la sua genialità e il suo spirito indomito, continua a essere una fonte di ispirazione per le nuove generazioni, invitandole a mettere in discussione le convenzioni e a lottare per un mondo più giusto.
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