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Oltre 200 braccianti agricoli migranti, provenienti dal ghetto di Torretta Antonacci (Foggia), hanno occupato la Basilica di San Nicola a Bari. La protesta mira a ottenere soluzioni abitative concrete e documenti, denunciando il fallimento di progetti di bonifica finanziati dal Pnrr.

Protesta per dignità e diritti

Circa 200 lavoratori agricoli migranti hanno intrapreso un'azione di protesta significativa. Hanno raggiunto Bari partendo all'alba da Torretta Antonacci, un insediamento vicino a San Severo. Il loro obiettivo è attirare l'attenzione sulla loro condizione di precarietà abitativa e lavorativa. Uno striscione recitava: «Senza di noi l'Italia si ferma», sottolineando il loro contributo essenziale all'economia agricola.

La manifestazione è una risposta diretta al mancato completamento del progetto di bonifica del ghetto. Questo progetto avrebbe dovuto ricevere finanziamenti per 30 milioni dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). I braccianti, attraverso una nota diffusa da UsB Braccianti, hanno chiarito di non essere clandestini. Hanno evidenziato come la loro permanenza in baracche sia dovuta a ostacoli burocratici.

Molti di loro possiedono permessi di soggiorno di tipo C3 e rinnovi. Lamentano inoltre lungaggini burocratiche per le richieste di asilo, ferme da anni presso le questure e le commissioni competenti. La loro presenza in condizioni abitative precarie è quindi una conseguenza diretta di un sistema che non offre risposte adeguate e tempestive.

La Basilica come simbolo di accoglienza

La scelta di occupare la Basilica di San Nicola non è casuale. Questo luogo sacro, che custodisce le spoglie di un santo noto per la sua accoglienza verso i forestieri, è stato scelto come simbolo. I manifestanti hanno dichiarato che questo è «l'unico luogo di questa città in cui la nostra vita vale ancora qualcosa». La loro intenzione è quella di rimanere presenti fino a quando non riceveranno segnali concreti.

Le richieste sono rivolte sia al presidente della Regione Puglia, Decaro, sia al governo nazionale guidato da Meloni. I braccianti esigono soluzioni tangibili per contrastare le condizioni di degrado delle baracche. Richiedono inoltre la regolarizzazione dei loro documenti, mettendo fine all'incertezza legale che li affligge.

Hanno espresso chiaramente la loro sfiducia verso le promesse e i tavoli di discussione. Pretendono azioni concrete e immediate, non semplici parole. La loro presenza nella Basilica rappresenta un atto di denuncia forte e visibile, volto a ottenere risposte che migliorino la loro vita quotidiana e garantiscano i loro diritti fondamentali.

Minaccia di blocco della raccolta

L'occupazione della Basilica è stata definita solo il primo passo di un piano di mobilitazione più ampio. I braccianti hanno avvertito che, con l'avvicinarsi della stagione della raccolta del pomodoro, sono pronti a interrompere le attività lavorative. Questa minaccia mira a esercitare una pressione maggiore sulle autorità competenti, evidenziando la loro importanza per il settore agricolo.

Sono state annunciate ulteriori azioni di protesta. Queste includono scioperi, presidi permanenti e blocchi stradali in tutta la provincia della Capitanata. L'obiettivo è rendere la loro protesta insopprimibile e costringere le istituzioni a intervenire con urgenza.

Le richieste economiche e infrastrutturali sono precise. Chiedono lo stanziamento immediato di fondi nazionali equivalenti a quelli persi, destinati al superamento effettivo della situazione di Torretta Antonacci. Pretendono l'installazione di acqua, luce, servizi igienici e infrastrutture di base nell'insediamento. Queste misure sono considerate indispensabili per sopravvivere alla prossima estate.

La richiesta di documenti per tutti è centrale. Si chiede lo sblocco immediato dei permessi di soggiorno, dei rinnovi e delle richieste di asilo. Inoltre, domandano il rilascio di un permesso biennale per la ricerca di un'occupazione. Infine, rivendicano per la loro manodopera, fondamentale per portare cibo sulle tavole degli italiani, non carità, ma giustizia e dignità umana.

Domande frequenti

Qual è la causa principale della protesta dei braccianti a Bari?

La causa principale della protesta è la mancanza di alloggi dignitosi e la lentezza burocratica nel rilascio dei documenti di soggiorno. I braccianti denunciano il fallimento di progetti di bonifica finanziati dal Pnrr e chiedono soluzioni abitative immediate e la regolarizzazione della loro posizione legale.

Cosa chiedono concretamente i braccianti?

I braccianti chiedono fondi per migliorare le condizioni dell'insediamento di Torretta Antonacci, con l'installazione di acqua, luce e servizi igienici. Esigono inoltre lo sblocco dei permessi di soggiorno, dei rinnovi e delle richieste di asilo, oltre a un permesso biennale per la ricerca di lavoro. Rivendicano dignità e giustizia per il loro contributo all'economia agricola.

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