Un messaggio audio minatorio è emerso durante un'udienza a Brindisi riguardante un grave pestaggio avvenuto a San Pietro Vernotico. Il processo mira a chiarire le responsabilità di tre imputati legati a un presunto sodalizio criminale.
Nuova udienza per il pestaggio di San Pietro Vernotico
Si è tenuta una nuova udienza presso il tribunale di Brindisi. L'incontro giudiziario riguarda un episodio di violenza avvenuto durante la festa patronale di San Pietro Vernotico. L'evento si è verificato il 29 giugno 2024. La vittima è stata aggredita brutalmente poche ore dopo l'invio di un messaggio audio intimidatorio. Questo processo è collegato a un procedimento principale. In esso, Cristian Tarantino è stato condannato a 20 anni di reclusione. La condanna è arrivata con rito abbreviato nel dicembre 2025.
L'indagine è stata condotta dai carabinieri. L'attività investigativa è stata coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Lecce. La Procura ha ipotizzato l'esistenza di un sodalizio criminale. Questo gruppo avrebbe avuto affiliati e fiancheggiatori. L'organizzazione sarebbe riconducibile alla frangia dei “tuturanesi” della Sacra Corona Unita. Questa associazione mafiosa ha storicamente operato a San Pietro Vernotico.
Il contenuto del messaggio audio
Il messaggio audio, ritenuto di fondamentale importanza probatoria, è stato inviato tramite social media. La voce è attribuita a Carmine Antonio Fellini, 23 anni. Fellini è stato condannato a 12 anni nel processo principale. Il destinatario del messaggio era un amico della vittima del pestaggio. Le parole pronunciate sono cariche di minaccia e intimidazione. Si legge: «Compà, dopo dobbiamo parlare faccia a faccia io e te. Non è che ti metti in mezzo a discussioni che non c'entrano un cazzo con te.»
Il mittente prosegue, sottolineando la presunta ingerenza dell'amico della vittima. «Ti può essere amico, ti può essere coso, ma non ci alziamo buono e buono la mattina per storpiare i ragazzi a capocchia.» La frase chiave del messaggio è: «C'è un perché con un cristiano, io sto con quel cristiano e quelli sono ragazzi che lavorano per me.» Questo passaggio suggerisce una presunta protezione o legame con una figura centrale, identificata come “un cristiano”.
Il messaggio si conclude con un ulteriore avvertimento: «Però poi ci vediamo, poi fate i coraggiosi quando ci vediamo faccia a faccia, capito?». Questa parte del discorso sembra sfidare chiunque osi opporsi o intromettersi nelle loro faccende. Gli inquirenti hanno interpretato queste parole come un chiaro riferimento alla forza intimidatrice del clan. L'invito a incontrarsi “faccia a faccia” è stato visto come una minaccia velata.
Gli imputati e le accuse nel processo
Nel procedimento in corso, gli imputati sono tre. Si tratta di Christian Fellini, 20 anni, residente a Brindisi. A lui è contestato il pestaggio. Poi c'è Cosimo Alula, 50 anni, di San Pietro Vernotico. Infine, Nico Pennetta, 34 anni, anch'egli di San Pietro Vernotico. Alula e Pennetta rispondono di accuse relative allo spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa degli imputati è affidata agli avvocati Gianvito Lillo, Francesco Cascione e Ladislao Massari. Alfredo Fortunato ha agito come sostituto processuale.
La Procura, rappresentata in aula dalla pm Carmen Ruggiero della DDA di Lecce, ha presentato le proprie argomentazioni. La ricostruzione degli inquirenti inquadra il pestaggio come una ritorsione personale. La vittima sarebbe il fratello dell'ex fidanzata di Cristian Tarantino. La rottura della relazione sarebbe avvenuta in modo non gradito. L'ex fidanzata avrebbe poi intrapreso una nuova vita, gesto che avrebbe scatenato la reazione.
Le testimonianze degli investigatori
Durante l'udienza, quattro investigatori hanno deposto davanti al collegio giudicante. Il collegio era presieduto da Stefania De Angelis, affiancata dai giudici Adriano Zullo e Antonio Amato. Tra i testimoni figurano il brigadiere Donato Pagano del Norm di Brindisi. Ha deposto anche il luogotenente Vincenzo Corianò, comandante della stazione dei carabinieri di San Pietro Vernotico. Hanno testimoniato inoltre i marescialli Fabio Luigi Medea e Fedele Moro, appartenenti al nucleo investigativo di Brindisi.
Le loro dichiarazioni hanno contribuito a delineare il contesto operativo del presunto sodalizio criminale. Cristian Tarantino, considerato il presunto capo del clan, starebbe continuando a dirigere le attività illecite dal carcere. Tarantino è attualmente detenuto in regime di 41 bis. Le sue direttive riguarderebbero sia gli affari del gruppo, come il traffico di droga, sia questioni di natura personale. Il pestaggio rientra in quest'ultima categoria di interventi.
Il contesto criminale e le future udienze
L'episodio del pestaggio alla festa patronale si inserisce in un quadro più ampio di criminalità organizzata a San Pietro Vernotico. La Sacra Corona Unita, attraverso la sua frangia “tuturanesca”, ha esercitato per anni un'influenza significativa sul territorio. Le indagini mirano a smantellare questa rete criminale. L'audio messaggio è considerato una prova chiave per dimostrare la capacità intimidatoria e la struttura gerarchica del gruppo.
L'interpretazione degli inquirenti sottolinea la presunta volontà di intimidire chiunque interferisca. L'accenno ai “ragazzi che lavorano per me” rafforza l'idea di un gruppo organizzato. La frase finale, che invita a mostrarsi coraggiosi solo “faccia a faccia”, è stata vista come un'ulteriore prova della natura intimidatoria delle comunicazioni. Si è anche evidenziato come il pestaggio sia avvenuto in un contesto di superiorità numerica, sei contro uno, mettendo in dubbio la necessità di tale “coraggio”.
La prossima udienza è stata fissata per il 21 maggio. In quell'occasione, verranno ascoltati altri testimoni presentati dalla Procura. L'obiettivo è raccogliere ulteriori prove e chiarire definitivamente le responsabilità di ciascun imputato. Il processo prosegue con l'intento di fare piena luce sull'episodio e sul contesto criminale in cui si è inserito. La comunità di San Pietro Vernotico attende risposte concrete.
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