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L'operazione "Colemi" della DDA di Lecce e della Mobile di Brindisi si conclude con 20 indagati. Le accuse spaziano dall'associazione mafiosa al traffico di droga e alle estorsioni, colpendo una frangia della Sacra Corona Unita legata a Tuturano.

Operazione "Colemi": Chiusura Indagini per 20 Persone

La Procura Distrettuale Antimafia di Lecce e la Squadra Mobile di Brindisi hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. L'operazione, denominata "Colemi", mira a smantellare una frangia della Sacra Corona Unita. Sono venti gli indagati complessivamente. L'inchiesta ha bloccato un tentativo di riorganizzazione criminale. La frangia colpita è quella legata al territorio di Tuturano.

Le accuse mosse sono a vario titolo. Si parla di associazione per delinquere di stampo mafioso. Sono contestate anche estorsioni, favoreggiamenti e cessioni di stupefacenti. L'operazione si è sviluppata in diverse fasi. Diversi arresti sono stati eseguiti nel corso del tempo. L'obiettivo era impedire la ripresa di attività illecite.

Tra i nomi noti figura quello di Salvatore Buccarella. È considerato uno storico esponente della Scu. Altri otto soggetti erano già stati raggiunti da decreto di fermo. Altri ancora avevano ricevuto ordinanze di custodia cautelare. Ora si aggiungono nuovi indagati. Questi ultimi figurano nell'elenco in stato di libertà. La notifica è avvenuta il 25 marzo 2026.

Le Fasi dell'Inchiesta e i Primi Arresti

L'inchiesta "Colemi" è stata coordinata dalla PM Carmen Ruggiero. Gli agenti della Mobile di Brindisi, guidati dal vice questore Giorgio Grasso, hanno condotto le indagini. Già il 1° settembre 2025, un primo decreto di fermo aveva colpito quattro persone. Tra questi figurava Salvatore Buccarella, 67 anni. Era soprannominato "Totò Balla".

Insieme a lui, vennero fermati Vincenzo Schiavone, 48 anni, residente a Brindisi. C'era anche Umberto Attanasi, 60 anni. Era noto come "Robertino l'Americano". Infine, suo figlio Pasquale Attanasi, 38 anni. Gli inquirenti temevano un'esplosione di faida interna. Questo per contrasti con un gruppo rivale.

Sia Buccarella che Umberto Attanasi godevano del regime di semi-libertà. Avevano scontato decenni di carcere. Il 12 settembre 2025, un quinto arresto si aggiunse. Fu fermato Stefano Malerba, 48 anni. L'operazione mirava a disarticolare la rete criminale.

Nuovi Arresti e Indagati a Piedi Liberi

Il 17 marzo 2026, le manette scattarono per altre tre persone. Finirono in carcere Adriano Vitale, 58 anni. C'era anche Mauro Iaia, 41 anni. L'ex presidente del Consiglio comunale di Brindisi, Pietro Guadalupi, 35 anni, fu anch'egli arrestato. Il quarto destinatario di ordinanza era Alessandro Blasi, 45 anni.

Blasi era inizialmente irreperibile. Successivamente si è costituito. Si è presentato presso la caserma dei Carabinieri di San Pietro Vernotico. Gli agenti lo hanno quindi preso in custodia. Questi arresti hanno ulteriormente indebolito la struttura del gruppo.

Oltre agli arrestati, l'inchiesta "Colemi" ha identificato altri indagati. Questi ultimi sono stati raggiunti dall'avviso di conclusione indagini in stato di libertà. Si tratta di persone considerate affiliate o collaterali al gruppo.

Gli Indagati in Stato di Libertà e le Accuse

Diversi soggetti sono indagati a piede libero. Tra questi, Vitantonio Fiaccone, 48 anni. È nato a San Pietro Vernotico e risiede a Tuturano. Antonio Zullo, 63 anni, nato a Brindisi e residente a Tuturano. Carlo Carriere, 63 anni, anch'egli nato a Brindisi e residente a Tuturano.

Antonio Bruno, 36 anni, nato a Mesagne e residente a Torre Santa Susanna. Andrea Bruno, 58 anni, nato a Mesagne e residente a Torre Santa Susanna. Quest'ultimo è un nome già noto alle cronache giudiziarie.

Mauro Bianco, 49 anni, di Mesagne. Simone Fai, 25 anni, nato a Brindisi e residente a Tuturano. Francesco Castellano, 41 anni, nato a Torino ma residente a Brindisi. Andrea Galasso, 43 anni, nato a Brindisi e residente a Tuturano.

Antonio Caliandro, 38 anni, nato a Mesagne e residente a Francavilla Fontana. Giuseppe Caliandro, 69 anni, nato a Brindisi e residente a Francavilla Fontana. La loro posizione è complessa, legata anche a vicende di favoreggiamento.

Dettagli sulle Accuse: Droga ed Estorsioni

L'ipotesi di reato di associazione per delinquere di stampo mafioso (416 bis) riguarda diversi indagati. Tra questi, Buccarella, i due Attanasi (padre e figlio), Schiavone, Iaia e Fiaccone. Sono accusati di far parte della frangia SCU dei "tuturanesi".

Gli episodi di estorsione contestati sono diversi. Umberto e Pasquale Attanasi rispondono di tutti e quattro i presunti episodi. Vincenzo Schiavone, Mauro Iaia, Alessandro Blasi e Pietro Guadalupi sono invece accusati di un singolo episodio ciascuno. Guadalupi, ex politico, si è difeso in giudizio. Ha dichiarato di essere una vittima, non un facilitatore.

Il traffico di stupefacenti è un altro capo d'accusa rilevante. Andrea Bruno e suo nipote Antonio Bruno devono rispondere di due episodi di traffico di cocaina. Anche Schiavone e i due Attanasi sono coinvolti in queste vicende. Nello specifico, i due Attanasi e Schiavone rispondono della prima accusa. Pasquale Attanasi junior e Schiavone della seconda.

Mauro Bianco, Simone Fai, Francesco Castellano e Andrea Galasso devono rispondere di ipotesi di detenzione o cessione di droga. Si parla di hashish e, in un caso, marijuana. Umberto Attanasi ("Robertino l'Americano") risponde di un episodio di detenzione di hashish. Altre cinque ipotesi simili riguardano Pasquale Attanasi.

Favoreggiamento e il Ruolo dei Gestori del Domus Caffè

L'inchiesta "Colemi" ha accertato anche episodi di favoreggiamento. Sono indagati i gestori del "Domus Caffè" di Tuturano. Si tratta di Antonio Zullo e Carlo Carriere. Secondo gli inquirenti, non fornirono agli agenti della Mobile alcune immagini delle telecamere di sorveglianza. Le immagini, risalenti a gennaio 2025, riguardavano un incendio doloso.

In quelle registrazioni comparivano Salvatore Buccarella e Umberto Attanasi senior. L'accusa è di favoreggiamento aggravato. La loro condotta avrebbe avuto lo scopo di evitare guai ai due boss. La mancata collaborazione è vista come un atto di sostegno al clan.

Antonio Caliandro e Giuseppe Caliandro sono citati nell'inchiesta. Sono sia persone offese che indagati. Anche per loro si ipotizza il reato di favoreggiamento. Per Antonio Caliandro, l'accusa è aggravata dal 416 bis. I due Attanasi e Schiavone si sarebbero rivolti a loro. Chiedevano un "pensiero" sul giro d'affari legato alle balle di fieno. Questo è un chiaro riferimento a richieste estorsive.

I due Caliandro, ascoltati come persone informate sui fatti, hanno negato la richiesta di "pizzo". Hanno dichiarato il falso, secondo gli inquirenti. La loro versione dei fatti non ha convinto gli investigatori. La loro posizione è quindi sotto esame.

Tempi per la Difesa e Avvocati Coinvolti

I legali dei venti indagati hanno ora a disposizione un termine preciso. Hanno venti giorni di tempo. In questo lasso di tempo possono accedere al fascicolo completo dell'inchiesta. Possono produrre memorie difensive. Possono svolgere altre attività nell'ambito delle indagini difensive. Questo è un passaggio cruciale per la strategia processuale.

Gli indagati sono assistiti da un nutrito collegio difensivo. Tra gli avvocati figurano nomi noti nel foro brindisino e salentino. Ci sono Vito Epifani, Danilo Di Serio, Francesco Cascione, Paolo Cantelmo, Cosimo Lodeserto. E ancora Laura Beltrami, Ladislao Massari, Gabriella Di Nardo, Giuseppe Presicce. Infine, Gianluca Nolè, Giampaola Gambino, Giancarlo Raco, Roberta Romano e Roberto Ricchiuto.

L'operazione "Colemi" rappresenta un duro colpo per la Sacra Corona Unita. L'inchiesta ha messo in luce le ramificazioni del potere criminale. Coinvolge sia figure storiche che nuovi elementi. Le accuse di mafia, droga ed estorsione delineano un quadro preoccupante per il territorio.

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