Le carceri campane registrano un sovraffollamento significativo, con oltre 1.600 detenuti in più rispetto alla capienza. Salerno è la provincia più critica. Emergono problemi legati a tossicodipendenza, salute mentale e devianza giovanile.
Sovraffollamento carcerario in Campania
La regione Campania presenta un quadro critico nelle sue strutture penitenziarie. Si registrano 7.826 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 6.173 posti. Questo dato si traduce in un esubero di 1.653 persone recluse. La Casa circondariale di Salerno spicca negativamente, raggiungendo un indice di sovraffollamento del 162%. Seguono le carceri di Benevento, con il 154%, e Napoli Poggioreale, attestata al 134%.
Questi numeri emergono dalla relazione annuale sullo stato delle carceri, redatta dal Garante regionale per le persone private della libertà, Samuele Ciambriello. Il Garante sottolinea come la situazione non sia più una semplice emergenza, ma una condizione persistente da oltre vent'anni. Ciambriello evidenzia la necessità di implementare maggiori misure alternative alla detenzione e di migliorare i percorsi rieducativi all'interno degli istituti.
Detenuti in attesa di giudizio e condanne
I dati forniti dal Garante offrono un quadro dettagliato della popolazione carceraria. Sono 1.306 i detenuti attualmente in attesa di giudizio. La maggior parte, ovvero 5.834 persone, sta scontando condanne definitive. Tra questi, 900 detenuti devono ancora scontare un anno di pena, mentre 302 hanno una pena residua di sei mesi.
La relazione annuale riporta anche un dato preoccupante riguardante i decessi avvenuti nelle strutture penitenziarie campane nel corso del 2025. Si contano infatti 21 decessi, di cui 6 sono stati suicidi all'interno degli istituti. Un ulteriore decesso è stato registrato nella Rems di San Nicola Baronia.
Tossicodipendenza e salute mentale nelle carceri
Il Garante Ciambriello definisce «allarmante» la percentuale di detenuti affetti da tossicodipendenza. Questa condizione riguarda il 27,15% del totale dei detenuti in Campania. A ciò si aggiunge un numero significativo di persone con problemi di salute mentale: sono 482 i detenuti che soffrono di disturbi psichici.
Questi dati evidenziano la complessità delle problematiche sanitarie e sociali presenti all'interno del sistema carcerario regionale. La gestione di queste fragilità richiede risorse e approcci specifici, spesso difficili da garantire in contesti di sovraffollamento.
Minori e devianza giovanile
Particolare attenzione viene dedicata alla popolazione minorile e ai giovani adulti. Nel corso dell'anno precedente, sono stati 21 gli adolescenti accusati di omicidio e 101 quelli imputati per tentato omicidio. Gli Uffici del Servizio sociale per i minorenni hanno preso in carico un totale di 2.490 giovani. Di questi, 1.085 hanno un'età compresa tra i 14 e i 17 anni, mentre 1.405 rientrano nella fascia 18-25 anni.
Negli istituti penali minorili di Nisida e Airola, sono attualmente detenuti 159 ragazzi, di cui 143 sono minorenni. Il Garante Ciambriello lancia un interrogativo diretto alla classe politica: «Che cosa fa la politica per questi ragazzi?». Egli collega la crescita della devianza minorile a fattori come l'indebolimento delle famiglie, la perdita di capacità della scuola, la povertà educativa nei territori, la marginalità sociale, la carenza di opportunità e la normalizzazione della violenza. La vera sfida, secondo il Garante, risiede nella prevenzione e nell'accompagnamento dei giovani a rischio.
Donne detenute e reinserimento sociale
Sul fronte della popolazione femminile, le carceri campane ospitano 391 donne recluse. Tra queste, 52 sono straniere. Il Garante Ciambriello rivolge un appello ai vertici della Regione Campania. Chiede la stabilizzazione degli operatori socio-sanitari e un incremento della formazione specifica. Viene sottolineato come in Italia circa il 75% dei detenuti, una volta scontata la pena, ritorni in carcere. L'obiettivo dovrebbe essere quello di aumentare la percentuale del 25% di coloro che riescono a non commettere più reati, spesso grazie all'incontro con volontari e percorsi formativi durante la detenzione.
Infine, i dati sui detenuti-lavoranti in Campania rivelano che sono 2.106. Di questi, 1.955 svolgono mansioni all'interno dell'amministrazione penitenziaria. Solo 202 sono ammessi al lavoro esterno, mentre 174 beneficiano del regime di semilibertà. Questi numeri indicano un potenziale ancora inespresso per favorire il reinserimento sociale attraverso il lavoro.