Un'operazione dei Carabinieri a Caserta ha smantellato un'estorsione del clan Zagaria ai danni di una lavoratrice. La donna, dopo aver vinto una causa di lavoro, è stata costretta a cedere una parte ingente del suo risarcimento al clan. L'indagine ha portato all'arresto di 23 persone, inclusi membri di spicco della famiglia mafiosa.
Estorsione su risarcimento lavoro a San Marcellino
Un episodio di grave estorsione è emerso dalle indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. I Carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 23 persone. Tra gli arrestati figurano figure di rilievo del clan Zagaria. In particolare, i fratelli Michele Zagaria, Carmine e Antonio, insieme al nipote Filippo Capaldo, sono al centro delle accuse.
Il caso specifico riguarda una dipendente di un esercizio commerciale situato nei pressi del clan. La donna aveva intrapreso una causa di lavoro contro il titolare dell'attività. Il tribunale le aveva riconosciuto un risarcimento considerevole. Tuttavia, il clan avrebbe imposto una tangente su questa somma. La vittima è stata costretta a rinunciare a una parte significativa del denaro.
L'indagine ha messo in luce un meccanismo di controllo e prevaricazione del clan sul territorio. Le somme ottenute tramite estorsione servivano a finanziare le attività illecite dell'organizzazione criminale. La giustizia ha colpito duramente, cercando di ripristinare la legalità in un'area segnata dalla presenza mafiosa.
Il ruolo di Carmine Zagaria e Alfonso Ottimo
Nel dettaglio dell'estorsione, emerge il ruolo centrale di Carmine Zagaria. Secondo gli inquirenti, egli avrebbe agito insieme ad Alfonso Ottimo. Quest'ultimo è identificato come il titolare di fatto del Jolly Market di San Marcellino. L'attività commerciale è il luogo dove lavorava la vittima.
La donna aveva vinto una causa di lavoro contro Ottimo. Il Tribunale di Napoli Nord le aveva assegnato la somma di 130mila euro. Tuttavia, Carmine Zagaria e Alfonso Ottimo avrebbero costretto la dipendente ad accettare solo 50mila euro. La cifra rimanente, ben 80mila euro, sarebbe stata destinata allo stesso Carmine Zagaria.
Questa dinamica dimostra la capacità del clan di interferire anche in dispute lavorative. L'obiettivo era quello di appropriarsi indebitamente di somme di denaro. La vittima, una macellaia, aveva richiesto una retribuzione equa. Aveva percepito stipendi inferiori ai minimi contrattuali tra il 2013 e il 2019.
La mediazione degli uomini del clan e dell'avvocato
Per portare a termine l'estorsione, Carmine Zagaria avrebbe utilizzato intermediari. Ha inviato due suoi uomini, Carmine Iavarone e Carlo Pellegrino. Il primo è finito in carcere, mentre il secondo è stato posto agli arresti domiciliari. Questi uomini avrebbero avvicinato l'avvocato della dipendente, Biagio Sagliocco.
Anche l'avvocato Sagliocco è stato arrestato. È stato posto agli arresti domiciliari. Secondo le indagini, il legale avrebbe agito come complice nell'estorsione. Sagliocco avrebbe fatto pressioni sulla sua cliente. L'ha indotta ad accettare la somma ridotta di 50mila euro. Da questa cifra, una parte sarebbe spettata anche a lui come compenso.
Il legale avrebbe trattenuto 12.500 euro come onorario. Questo dettaglio sottolinea la rete di complicità che il clan riusciva a creare. L'avvocato, anziché tutelare i diritti della sua assistita, avrebbe favorito gli interessi criminali. La sua condotta è stata considerata fondamentale per la riuscita dell'estorsione.
Il contesto dell'operazione antidroga e antimafia
L'episodio dell'estorsione sul risarcimento lavorativo si inserisce in un'operazione più ampia. Questa indagine della DDA di Napoli e dei Carabinieri ha colpito il clan Zagaria. L'operazione ha portato all'arresto di 23 persone. Le accuse spaziano dall'associazione mafiosa all'estorsione, fino al traffico di stupefacenti.
Il clan Zagaria, legato alla camorra campana, ha storicamente esercitato un forte controllo sul territorio. Le sue attività illecite hanno sempre incluso estorsioni e imposizione di tangenti. La figura di Michele Zagaria, noto come "Capastorta", è stata centrale nel potere dell'organizzazione. I suoi familiari continuano a mantenere un ruolo di rilievo.
L'arresto di Carmine e Antonio Zagaria, fratelli di Michele, e del nipote Filippo Capaldo, mira a indebolire ulteriormente la struttura del clan. L'operazione rappresenta un duro colpo per le attività criminali nella provincia di Caserta. Le autorità confermano il loro impegno nella lotta alla criminalità organizzata.
La provincia di Caserta e la lotta alla criminalità
La provincia di Caserta è da tempo teatro di attività criminali legate alla camorra. Il clan Zagaria, in particolare, ha avuto un'influenza pervasiva in diverse aree della regione. L'economia locale ha spesso subito le conseguenze di queste dinamiche illecite. Le estorsioni rappresentano uno dei metodi principali con cui i clan si finanziano.
La vittoria di una causa di lavoro, che dovrebbe rappresentare un riscatto per un cittadino, si è trasformata in un'ulteriore fonte di profitto per l'organizzazione criminale. Questo caso evidenzia la pervasività del fenomeno. La criminalità organizzata non si limita a settori tradizionali, ma si infiltra anche in ambiti apparentemente estranei.
Le forze dell'ordine, attraverso indagini complesse e mirate, cercano di contrastare queste forme di illegalità. L'operazione che ha portato agli arresti di 23 persone è un segnale importante. Dimostra la determinazione nel perseguire i responsabili e nel proteggere i cittadini dalle prevaricazioni mafiose. La collaborazione tra DDA e Carabinieri è stata fondamentale per il successo dell'operazione.
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