Economia

San Giuliano: Pavoni minaccia trasferimento, 30 posti a rischio

19 marzo 2026, 07:16 5 min di lettura
San Giuliano: Pavoni minaccia trasferimento, 30 posti a rischio Immagine generata con AI San giuliano milanese
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La storica azienda di macchine da caffè Pavoni, con sede a San Giuliano Milanese, rischia di trasferire produzione e personale a Verona. La proprietà ha annunciato l'intenzione di avviare una procedura di cessione di ramo d'azienda, mettendo a repentaglio 30 dei 45 posti di lavoro attuali. I sindacati denunciano la decisione come licenziamenti mascherati, dato che l'azienda vanta bilanci in attivo e un buon volume di ordini.

Pavoni: Riorganizzazione Aziendale e Minaccia di Trasferimento

Un'ondata di incertezza si abbatte sulla Pavoni, emblema della produzione italiana di macchine per caffè. L'azienda, con una lunga storia nel territorio di San Giuliano Milanese, si trova al centro di un progetto di riorganizzazione aziendale. La proprietà, che dal 2019 fa capo al gruppo Smeg, ha manifestato l'intenzione di procedere con una cessione di ramo d'azienda. Questa mossa strategica prevede lo spostamento delle attività produttive, logistiche e dell'ufficio acquisti verso la provincia di Verona. La decisione, comunicata durante un incontro con le rappresentanze sindacali, ha immediatamente sollevato preoccupazioni significative.

L'incontro, tenutosi nel pomeriggio di ieri, ha visto la partecipazione dei sindacati Fiom Cgil e Uilm. Durante il confronto, è emersa la volontà della dirigenza di intraprendere un percorso che potrebbe portare alla chiusura della sede storica di San Giuliano. La proposta mira a consolidare le operazioni in una nuova location, potenzialmente più vantaggiosa dal punto di vista logistico o operativo per il gruppo Smeg. Tuttavia, le implicazioni per il personale impiegato nell'impianto milanese sono tutt'altro che trascurabili.

La prospettiva di un trasferimento a Verona pone un serio interrogativo sul futuro di numerosi dipendenti. Attualmente, l'organico della Pavoni a San Giuliano Milanese conta circa 45 persone. La notizia del potenziale spostamento delle attività produttive e degli uffici ha generato un clima di forte apprensione tra i lavoratori e le loro famiglie. La preoccupazione principale riguarda la salvaguardia dei posti di lavoro, con il rischio concreto che circa 30 dipendenti possano perdere la propria occupazione. La cifra rappresenta una porzione considerevole dell'attuale forza lavoro locale.

Sindacati: "Licenziamenti Camuffati", Bilanci in Attivo

Le reazioni dei sindacati non si sono fatte attendere, manifestando profonda contrarietà e preoccupazione per la mossa della proprietà. Le sezioni milanesi della Fiom Cgil e della Uilm hanno espresso con forza il loro dissenso, definendo la decisione «scandalosa» e «unilaterale». La critica principale verte sul fatto che l'azienda, secondo quanto dichiarato dai sindacati, non presenterebbe alcuna criticità finanziaria o produttiva tale da giustificare una simile riorganizzazione drastica. I bilanci sarebbero infatti in attivo, senza problemi significativi legati agli ordini o alle commesse. Inoltre, viene sottolineato come la Pavoni non abbia mai fatto ricorso a strumenti di sostegno al reddito, come la cassa integrazione. Questo dato rafforza la tesi sindacale secondo cui la proposta di trasferimento nasconda in realtà l'intenzione di procedere a licenziamenti.

La distanza geografica tra San Giuliano Milanese e la provincia di Verona è un altro punto cruciale sollevato dai rappresentanti dei lavoratori. Si evidenzia l'improponibilità di un pendolarismo quotidiano per la maggior parte dei dipendenti. «Vi immaginate più di 30 persone con casa, famiglia e affetti nel Milanese che, due volte al giorno, si sobbarcano 180 chilometri per recarsi al lavoro?», hanno commentato i sindacati. Questa considerazione sottolinea l'impatto umano e sociale di una decisione che, oltre a colpire l'occupazione, rischia di stravolgere la vita quotidiana di decine di famiglie. La distanza totale percorsa in un giorno sarebbe di circa 360 chilometri, un impegno logistico insostenibile per la maggior parte dei lavoratori.

La definizione di «licenziamenti camuffati» utilizzata dai sindacati mira a stigmatizzare quella che viene percepita come una strategia aziendale volta a ridurre il personale attraverso un pretesto organizzativo. L'assenza di problemi economici o produttivi rende la mossa ancora più incomprensibile agli occhi dei lavoratori e delle loro rappresentanze. Si teme che la proposta di trasferimento sia solo un modo per evitare procedure di licenziamento più dirette, ma con conseguenze identiche per l'occupazione locale. La comunicazione della proprietà è stata definita «improvvisa e unilaterale», indicando una mancanza di dialogo preventivo con le parti sociali.

Sciopero e Mobilitazione: La Lotta per i Posti di Lavoro

In risposta all'annuncio della proprietà, i lavoratori della Pavoni si sono riuniti in assemblea presso lo stabilimento di via Gorizia a San Giuliano Milanese. L'esito dell'incontro è stato l'indizione di un pacchetto di 10 ore di sciopero, distribuite su più giornate a partire da oggi. Questa azione di protesta mira a esercitare pressione sulla dirigenza affinché riconsideri la propria decisione e apra un tavolo di trattativa costruttivo. I sindacati intendono chiedere formalmente il blocco della procedura di cessione di ramo d'azienda. L'obiettivo primario è evitare la chiusura dell'impianto e la conseguente perdita di posti di lavoro.

Parallelamente all'azione sindacale, si sta lavorando per coinvolgere attivamente le istituzioni locali. È stato inviato un appello al sindaco di San Giuliano Milanese, con l'obiettivo di sensibilizzare la classe politica sulla gravità della situazione. L'intento è quello di ottenere un sostegno concreto da parte dell'amministrazione comunale per trovare soluzioni alternative che salvaguardino l'occupazione. I sindacati sperano che l'intervento delle autorità locali possa favorire un dialogo più proficuo con la proprietà e portare a una revisione del piano industriale.

L'appello dei sindacati è chiaro: la salvaguardia dell'occupazione deve essere la priorità assoluta. Si auspica l'avvio di un confronto serio e costruttivo volto a definire un piano industriale che preveda investimenti mirati, innovazione tecnologica e un efficientamento delle attività nel sito di San Giuliano Milanese. L'idea di trasformare la Pavoni, un'azienda con 121 anni di storia e un simbolo del «made in Italy», in un'«area dismessa» è considerata inaccettabile. Si sottolinea il valore storico e culturale dell'azienda, che rappresenta un patrimonio industriale importante per il territorio. La speranza è che si possa trovare una soluzione che valorizzi questa eredità, anziché smantellarla.

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