Lavoratori della storica azienda di macchine da caffè Pavoni protestano contro il trasferimento della produzione a Verona. Il timore è la perdita di 30 posti di lavoro su 43. Il Comune di San Giuliano si impegna a portare il caso in Regione.
Pavoni: lavoratori in sciopero contro la delocalizzazione
Un'ondata di delusione e amarezza ha travolto i dipendenti della Pavoni. Questa storica realtà, specializzata nella produzione di macchine da caffè, ha una profonda radice nel territorio. Fondata nel lontano 1905, la sede attuale a San Giuliano risale agli anni Novanta.
Il gruppo Smeg, proprietario dal 2019, ha annunciato un drastico cambiamento. La produzione della Pavoni si sposterà a Bonferraro, una località in provincia di Verona. Questa decisione avverrà tramite la cessione di un ramo d'azienda.
La conseguenza più temuta è la perdita di circa 30 posti di lavoro. Attualmente, l'organico a San Giuliano conta 43 dipendenti. La notizia ha scatenato una forte reazione tra i lavoratori.
Protesta davanti ai cancelli: "Cancellata la nostra storia"
Nella mattinata di ieri, i cancelli della fabbrica in via Gorizia sono diventati teatro di un sit-in. I lavoratori hanno affiancato uno sciopero di due ore. L'iniziativa è stata promossa dai sindacati e dalle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU).
La mobilitazione non si ferma e si ripeterà anche oggi. L'obiettivo è chiaro: far cambiare idea all'azienda. Si vuole mantenere l'attività produttiva a San Giuliano. La Pavoni è un marchio intrinsecamente legato a questo territorio.
Lo slogan storico «fatte a mano a Milano» sottolinea questa connessione. Le macchine da caffè vengono realizzate qui da sempre. Il trasferimento rappresenta un ostacolo insormontabile per molti.
Davide Nobis, rappresentante delle RSU, esprime la sua preoccupazione. «Abito nell'Oltrepò Pavese», spiega. «Un trasferimento in provincia di Verona significherebbe dover stravolgere le mie abitudini e i miei ritmi di vita». La distanza è un fattore critico.
Situazioni familiari e incertezza lavorativa
La situazione è particolarmente difficile per chi ha legami familiari stretti. Angela Scaltrito, operaia a San Giuliano dal 1995, condivide il suo dramma. «Sono a pochi anni dalla pensione», dichiara. «Con una situazione familiare delicata, stare lontano da casa mi sarebbe impossibile».
Ricorda con amarezza gli intenti dichiarati dal gruppo Smeg al momento dell'acquisizione. «Avevano promesso un rilancio», afferma. Ora, invece, la realtà è di «estrema incertezza». Questa situazione penalizza soprattutto i lavoratori più anziani.
Questi dipendenti hanno meno opportunità di ricollocamento nel mercato del lavoro. La loro esperienza pluriennale diventa un peso anziché un valore. La prospettiva di un nuovo impiego è remota.
Sindacati uniti: "Un licenziamento mascherato"
La protesta dei lavoratori della Pavoni riceve il pieno sostegno di importanti sigle sindacali. Tra queste figurano la Fiom Cgil e la Uilm. La loro posizione è ferma e critica nei confronti della decisione aziendale.
Francesco Caruso, della Uilm, definisce il trasferimento una strategia ingannevole. «Un trasferimento a 200 chilometri dall’attuale sede è un licenziamento camuffato», sostiene con forza. La delocalizzazione comporterebbe una perdita significativa.
Il territorio del Milanese vedrebbe svanire un patrimonio di esperienze e professionalità. Queste competenze sono state maturate nel corso di molti anni di presenza sul territorio. La Pavoni rappresenta un pezzo di storia industriale.
Andrea Torti, della Fiom, sottolinea il valore storico e qualitativo dell'azienda. «La Pavoni ha superato due guerre mondiali», ricorda. «Rappresenta tuttora un punto di riferimento per le macchine del caffè di alta gamma». Questo patrimonio merita di essere salvaguardato.
Il Comune di San Giuliano al fianco dei lavoratori
L'amministrazione comunale di San Giuliano ha manifestato la sua solidarietà. Al presidio di ieri era presente il sindaco Marco Segala. Insieme a lui, gli assessori Alfio Catania e Daniele Castelgrande.
«Siamo qui per manifestare vicinanza ai lavoratori», hanno dichiarato congiuntamente. L'impegno del Comune va oltre la semplice presenza. Si intende portare il caso all'attenzione delle istituzioni regionali.
Verrà richiesta la trattazione della vicenda in Regione Lombardia. Sarà coinvolta la Commissione per le attività produttive. L'obiettivo è trovare soluzioni concrete per tutelare l'occupazione.
La risposta del gruppo Smeg
Dal canto suo, il gruppo Smeg ha rilasciato una dichiarazione. L'azienda assicura il proprio impegno. Si cercherà di «contenere il più possibile i disagi occupazionali». Verranno analizzate tutte le misure utili.
L'obiettivo è attenuare le difficoltà per i dipendenti dello stabilimento di San Giuliano. Coloro che sono coinvolti nella cessione del ramo d'azienda saranno al centro di queste attenzioni.
La situazione rimane tesa. I lavoratori attendono risposte concrete che vadano oltre le rassicurazioni. La storia della Pavoni rischia di concludersi a San Giuliano, lasciando un vuoto occupazionale e un pezzo di identità territoriale.