Cronaca

Moschea a Milano: "No a nuove divisioni"

18 marzo 2026, 06:35 5 min di lettura
Moschea a Milano: "No a nuove divisioni" Immagine da Wikimedia Commons San donato milanese
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Guido Massera di Fratelli d'Italia esprime forte contrarietà all'ipotesi di una nuova moschea a Milano, situata in prossimità di San Donato. La sua posizione si basa sulla necessità di affrontare prima problemi di degrado e sicurezza in aree periferiche, evitando ulteriori divisioni sociali.

Moschea a Milano: Fratelli d'Italia dice "no"

L'ipotesi di realizzare una nuova moschea nel territorio milanese, in particolare nelle zone confinanti con San Donato Milanese, ha sollevato immediate reazioni politiche. Guido Massera, capogruppo di Fratelli d'Italia a San Donato, ha espresso un netto "altolà" a questa prospettiva.

La sua opposizione non è diretta contro la comunità islamica, ma si focalizza sulla priorità di affrontare questioni urgenti legate alla sicurezza e al degrado. Massera sottolinea come certe aree periferiche, da tempo trascurate, necessitino di interventi concreti prima di considerare nuovi insediamenti che potrebbero acuire tensioni sociali.

La proposta, emersa nell'ambito della revisione del Piano di Governo del Territorio (PGT) di Milano, riguarda aree sensibili al confine tra i due comuni. Queste zone sono state oggetto di attenzione anche per altri progetti, come quello, ora in fase di definizione, di un nuovo stadio, che ha già generato dibattito.

Via Impastato: priorità alla bonifica e sicurezza

Il punto centrale della critica di Guido Massera riguarda la situazione di via Impastato. Questo luogo, teatro in passato di eventi tragici come l'omicidio di un pusher, è descritto come un'area abbandonata dalle istituzioni.

La vegetazione incolta e la presenza di attività illegali, come lo spaccio di droga, rendono la zona insicura per i residenti. Massera afferma categoricamente: "Prima di parlare di nuovi insediamenti, è indispensabile bonificare via Impastato".

Il riferimento è a un contesto di "alta tensione" e "degrado e illegalità" che ha generato una "escalation preoccupante". L'assenza di un piano di riscatto territoriale è vista come un fattore aggravante.

La sua dichiarazione, riportata da Il Giorno, evidenzia la necessità di un'azione concreta per riqualificare queste aree. Il taglio della vegetazione e il ripristino della legalità sono considerati passi fondamentali.

Evitare nuove divisioni sociali nel territorio

Guido Massera manifesta la volontà di opporsi a "qualsiasi iniziativa che possa creare nuove divisioni in questo territorio periferico". La sua preoccupazione è che la realizzazione di una nuova moschea, in assenza di un contesto sociale ed economico riqualificato, possa accentuare le fratture esistenti.

Il Comune di Milano viene accusato di aver "relegato" in queste zone periferiche "problemi complessi", come il fenomeno del "suk" e altre situazioni simili. Queste problematiche, secondo Massera, sono state risolte solo dopo "anni di battaglie".

L'esperienza del "smantellamento del bosco di via S. Arialo", che avrebbe permesso a spacciatori e tossicodipendenti di occupare l'area, è citata come esempio negativo. Questo ha ulteriormente compromesso la sicurezza dei cittadini.

La richiesta è quella di un "dialogo concreto" tra il Comune di Milano e quello di San Donato Milanese. L'obiettivo è elaborare "soluzioni reali e progetti" che favoriscano "aggregazione e sicurezza per tutti".

Questi progetti dovrebbero essere supportati da "investimenti condivisi e di qualità", mirati a un reale miglioramento della vita dei residenti.

Operazione interforze: segnale di sicurezza

La polemica sull'ipotesi moschea si inserisce in un contesto di attenzione crescente per la sicurezza delle zone di confine tra Milano e San Donato Milanese. Proprio nella giornata di ieri, è stata condotta una "risposta forte" per contrastare il degrado e l'illegalità.

È stata realizzata una "significativa operazione interforze" volta a contrastare il commercio di sostanze stupefacenti. Questa operazione ha visto la partecipazione congiunta di diverse forze dell'ordine e enti.

Hanno preso parte all'operazione la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri, la Polizia locale di Milano e la Polizia Locale di San Donato Milanese. Hanno collaborato anche Amsa (Azienda Milanese Servizi Ambientali) e Areu (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza).

Guido Massera ha commentato positivamente questa iniziativa, definendola "una prima risposta concreta al fenomeno del commercio di sostanze stupefacenti". L'area interessata dall'operazione è vasta e comprende zone dove "legalità e sicurezza sono compromesse da spacciatori e tossicodipendenti".

Questi soggetti "limitano la vita dei residenti in primis", rendendo necessario un intervento deciso e coordinato. L'operazione interforze rappresenta un segnale tangibile dell'impegno delle istituzioni nel ripristinare condizioni di vita normali per i cittadini.

Il PGT e le aree di confine

L'ipotesi di una nuova attrezzatura religiosa, come una moschea, è contenuta nel PGT di Milano. Questo strumento urbanistico definisce gli indirizzi di sviluppo della città per i prossimi anni. La localizzazione prevista è in un'area strategica, al confine con San Donato Milanese**.

La scelta di queste aree, spesso considerate periferiche e meno servite, è un tema ricorrente nel dibattito urbanistico. La vicinanza con San Donato aggiunge un ulteriore livello di complessità, richiedendo un coordinamento tra le amministrazioni dei due comuni.

La questione dello stadio, precedentemente al centro del dibattito per il territorio di San Donato, evidenzia la delicatezza delle decisioni urbanistiche in queste zone di confine. L'alternanza tra riqualificazione e rischio di degrado è una costante.

La posizione di Fratelli d'Italia, espressa da Guido Massera, si inserisce in questo quadro, ponendo l'accento sulla necessità di un approccio olistico che metta al primo posto la sicurezza e il benessere dei residenti attuali, prima di avviare nuovi progetti che potrebbero impattare ulteriormente sul tessuto sociale.

Il riferimento a precedenti situazioni, come il "suk" e l'occupazione di aree verdi da parte di attività illegali, serve a rafforzare l'argomentazione sulla necessità di un'azione preventiva e risolutiva. La richiesta di investimenti condivisi e di qualità mira a garantire che ogni nuovo progetto contribuisca effettivamente al miglioramento della qualità della vita e all'integrazione sociale, piuttosto che creare nuove forme di marginalizzazione o divisione.

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