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Una ragazza minorenne avrebbe subito violenza sessuale dopo essere stata drogata. Tre persone sono ora chiamate nuovamente a rispondere delle accuse in un processo che riparte da zero.

Nuovo processo per presunta violenza a Trissino

La giustizia riprende il suo corso a Trissino. Tre persone, precedentemente assolte, sono state rinviate a giudizio. L'accusa riguarda fatti avvenuti nel 2018. Una giovane all'epoca quindicenne sarebbe stata drogata e poi violentata. La corte d'appello ha annullato la sentenza di primo grado. Gli atti sono stati rimessi al pubblico ministero. La nuova richiesta di rinvio a giudizio è stata notificata. I tre imputati dovranno affrontare nuovamente il processo. La procura ha coordinato le indagini dei carabinieri. La denuncia era stata presentata dai genitori della vittima. I fatti contestati sono di estrema gravità. Si tratta di Elisa Faggion, 37 anni, residente a Trissino. Poi Zahir Es Sadouki, 34 anni, cittadino marocchino di San Bonifacio. Infine, Nadir El Fettach, 34 anni, connazionale di Arzignano. Erano già stati assolti dalle accuse di violenza sessuale di gruppo e cessione di droga a minorenne.

Le accuse della procura

Le indagini iniziali avevano ipotizzato un abuso continuato. La presunta violenza sarebbe avvenuta durante un fine settimana. La ragazza, all'epoca minorenne, era ospite della Faggion. Quest'ultima era vista come una figura protettiva. Secondo l'accusa, le violenze sarebbero state precedute dall'assunzione di sostanze stupefacenti. La procura e i carabinieri ritenevano che l'evento fosse stato pianificato. Le conversazioni sui cellulari sequestrati e alcune intercettazioni sembravano confermare questa ipotesi. L'inchiesta si era protratta per oltre quattro mesi. La giovane vittima aveva confermato i fatti. Aveva parlato di essere stata drogata e violentata. Le sue parole sono state fondamentali per l'avvio delle indagini.

Il primo grado e le decisioni d'appello

I tre imputati avevano scelto il rito abbreviato. Erano difesi dagli avvocati Paolo Mele junior, Enrico Maria Fiori e Simone Bergamini. Nel novembre del 2020, il giudice di Vicenza li aveva assolti. La motivazione indicava la mancanza di prove certe. Le indagini non avevano raggiunto la prova della responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio. La difesa aveva sostenuto l'innocenza dei propri assistiti. La sentenza di primo grado aveva creato sconcerto. L'avvocato della minorenne, Sonia Negro, aveva impugnato la decisione. Anche il pubblico ministero e il sostituto procuratore generale in appello avevano presentato ricorso. Le motivazioni erano precise. Si contestava la mancanza di una motivazione chiara sulla permanenza del consenso. Il consenso deve essere continuo durante gli atti sessuali. Inoltre, si sottolineava che la ragazza non aveva ancora compiuto 16 anni. Era stata affidata alla custodia della Faggion.

La posizione della Procura Generale

Il sostituto procuratore generale aveva espresso una posizione netta. I fatti descrivevano un abuso di potere. Gli imputati avrebbero approfittato della fragilità della vittima. La sua ingenuità e inesperienza erano state sfruttate. La Faggion, in particolare, aveva conosciuto la giovane proprio a causa della sua vulnerabilità. Invece di proteggerla, l'avrebbe esposta a gravi pericoli. L'accusa sosteneva che la Faggion, insieme a Es Sadouki ed El Fettach, avesse abusato della condizione di inferiorità della minorenne. La corte d'appello ha accolto queste argomentazioni. Ha ritenuto che il processo dovesse essere rifatto. La violenza privata è stata stralciata. Si riparte con una ricostruzione dettagliata dei fatti. La battaglia legale si annuncia nuovamente accesa. I tre imputati continuano a professare la loro innocenza.

Domande frequenti

Cosa è successo a Trissino?

A Trissino, tre persone sono state rinviate a giudizio per presunta violenza sessuale su una minorenne. I fatti risalgono al 2018. La ragazza sarebbe stata drogata e poi violentata. La corte d'appello ha ordinato un nuovo processo dopo un'assoluzione in primo grado.

Perché si riparte da zero con il processo?

Il processo riparte da zero perché la corte d'appello ha annullato la sentenza di primo grado. Le motivazioni dell'appello riguardavano la mancanza di una chiara valutazione sul consenso della vittima e la sua giovane età. La corte ha ritenuto necessario un nuovo dibattimento per chiarire tutti gli aspetti della vicenda.

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