Tre opere sconosciute del pittore Adolfo Mattielli sono state scoperte per caso a Soave durante un sopralluogo per una ristrutturazione. Il ritrovamento potrebbe rilanciare la figura dell'artista.
Ritrovamento inaspettato a Soave
Un'abitazione a Soave, destinata a lavori di ristrutturazione, ha rivelato un tesoro inatteso. Le architette Maria Vittoria Malgarise e sua madre Maria De Rossi, durante un sopralluogo, si sono imbattute in tre dipinti inediti di Adolfo Mattielli. L'artista, noto come il «pittore dei soavesi», è molto amato nella zona. Queste opere, rimaste sconosciute fino ad ora, potrebbero segnare una riscoperta della sua arte, a 60 anni dalla sua scomparsa.
Le professioniste stavano cercando una casa da ristrutturare tra Soave e San Bonifacio per un cliente. Entrando nel salotto di un'abitazione, la signora Malgarise è rimasta colpita da un grande quadro. La sua intuizione è stata confermata: si trattava di un'opera di Mattielli, firmata in rosso nel 1920. L'olio su tavola raffigura due bambini seduti su un prato, con alberi e un laghetto sullo sfondo.
Analisi delle opere e simbolismo
Il primo quadro presenta un bambino a sinistra, simile a un cherubino con un cappello che potrebbe essere un'aureola. La sua attenzione è catturata da una farfalla sulla mano destra dell'altro bambino. Quest'ultimo, ignaro, tiene una palla tra le mani. Le architette interpretano la scena come un'espressione del simbolismo di Mattielli. I bambini rappresentano la primavera della vita. La farfalla simboleggia l'anima, mentre la palla potrebbe indicare la stagione precedente o la promessa dell'infanzia.
«La natura, i bambini, la fede semplice sono temi cari a Mattielli», ha commentato Malgarise. Ha anche notato la matericità dell'opera, che conferisce una sorta di tridimensionalità. La cornice originale, inoltre, è quella d'epoca.
Altri due Mattielli scoperti
La curiosità ha spinto le architette a cercare ulteriormente. Nella sala da pranzo hanno trovato altre due opere di Mattielli, di dimensioni più ridotte e non datate. Il primo dipinto mostra una scena bucolica: una donna accoccolata su una roccia con delle pecore. Sullo sfondo, montagne e un edificio che ricorda una chiesa, sebbene privo di simboli religiosi.
«Siamo sempre nel simbolismo», hanno spiegato le professioniste. L'opera potrebbe rappresentare una pastora che riposa o una donna in preghiera. Il paesaggio richiama lo stile di Segantini. Il secondo quadro, invece, evoca le colline di Soave. Raffigura un momento intimo tra una madre e il suo bambino in preghiera davanti a un capitello.
L'uso della luce e la spiritualità
In quest'ultima opera, il colore rosso della firma si ritrova nel fazzoletto della donna. Le architette sono rimaste colpite dall'uso della luce. Mattielli riesce a suggerire un tramonto nel secondo quadro. Illumina i volti delle figure oranti, trasmettendo una profonda spiritualità. L'attuale proprietario della casa non si è stupito del ritrovamento. Sapeva del forte legame dell'abitante precedente con Soave e i suoi simboli. Le opere sono state messe al sicuro.
Prospettive future per le opere
Il proprietario sta valutando diverse opzioni per valorizzare i dipinti. Potrebbero essere affidati a una galleria, venduti o donati, a patto che ci sia un serio progetto di valorizzazione. Le due architette sono riuscite a ottenere il consenso per una presentazione pubblica delle opere, il cui allestimento è ancora da definire. «Tutte le strade ci paiono al momento aperte», ha affermato De Rossi, interpretando il pensiero del proprietario.
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