A San Bonifacio, due giovani sono stati rinviati a giudizio per un omicidio legato a una violenta rissa tra gruppi rivali. Le indagini proseguono per rintracciare altri due imputati latitanti.
Rissa mortale a San Bonifacio: il processo avanza
La giustizia fa un passo avanti nel caso di un tragico regolamento di conti. Una violenta colluttazione tra fazioni rivali, avvenuta nel tardo pomeriggio del 3 novembre di due anni fa, ha portato a un rinvio a giudizio. L'episodio culminò in una maxi rissa che costò la vita a un uomo di 33 anni.
La vittima, di nazionalità indiana, era parte di un contesto di tensioni tra connazionali. Quattro persone erano inizialmente imputate per omicidio in concorso e rissa. Tuttavia, solo due di loro, attualmente detenuti, dovranno affrontare il processo.
Due imputati latitanti, udienza fissata
La decisione del giudice dell'udienza preliminare è stata chiara. I due imputati presenti in aula, entrambi in carcere, sono stati rinviati a giudizio. La prima udienza davanti alla Corte d'Assise è stata fissata per il 13 luglio. Questo appuntamento servirà per organizzare il processo.
La situazione è più complessa per gli altri due imputati. Entrambi di nazionalità indiana, risultano al momento latitanti. Il giudice ha disposto ulteriori ricerche per notificare loro la fissazione dell'udienza preliminare.
L'udienza è stata aggiornata all'11 giugno. Se i latitanti non verranno rintracciati, il processo si svolgerà comunque. Le difese potrebbero insistere per una dichiarazione di non luogo a procedere.
La violenza esplose nel piazzale
La scena descritta dai testimoni fu apocalittica. Clienti di un centro commerciale a Villabella udirono spari, scambiati inizialmente per petardi. Poi videro circa trenta persone armate di coltelli, spranghe e persino una katana affrontarsi nel piazzale. L'aggressione avvenne incurante della presenza di famiglie.
Per timore di un'escalation, le serrande dei negozi furono abbassate. Sul posto, una persona rimase immobile a terra, caricata su un'auto privata. Altri due feriti furono trasportati in ospedale.
La vittima principale, secondo le indagini, fu prima investita da un'auto. Successivamente, subì un brutale pestaggio con spranghe e bastoni. Colpito alla testa, spirò il 12 novembre, dopo nove giorni di agonia in ospedale a Borgo Trento.
Indagini e misure cautelari
Un giovane di 23 anni, ferito alla mandibola, fu dimesso la stessa notte. Un terzo uomo, colpito da arma da fuoco alla spalla, rimase ricoverato prima di essere dimesso. Sei mesi dopo, il giudice per le indagini preliminari emise misure cautelari a carico di sei persone.
Queste persone risiedevano in diverse province: Cremona, Vicenza, Rimini, Parma, Brescia e Lodi. Le indagini dei carabinieri rivelarono che il luogo dello scontro fu scelto casualmente. Era un punto d'incontro tra Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.