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Due giovani indiani sono stati rinviati a giudizio per la maxi rissa di San Bonifacio. L'episodio, avvenuto nel novembre 2024, causò la morte di un uomo di 33 anni. Le ricerche proseguono per altri due imputati latitanti.

Rissa mortale a San Bonifacio: il processo avanza

Un violento scontro tra gruppi rivali ha portato a un importante sviluppo giudiziario. L'episodio, avvenuto nel tardo pomeriggio del 3 novembre 2024, si trasformò in una rissa di vaste proporzioni. La violenza culminò con la morte di un cittadino indiano di 33 anni. Questo evento drammatico ha segnato profondamente la comunità di San Bonifacio.

I fatti si svolsero in un piazzale a Villabella. Le indagini hanno identificato quattro persone come imputate. Queste dovevano rispondere di omicidio in concorso e rissa. La giustizia ora fa i suoi passi, portando avanti il procedimento.

Due imputati rinviati a giudizio

Attualmente, solo due degli imputati sono stati rinviati a giudizio. Entrambi si trovano in carcere. La loro udienza di smistamento è fissata per il 13 luglio. Si terrà davanti alla Corte d’Assise. Il giudice che presiede è Raffaele Ferraro. Questa decisione segna un passaggio cruciale nel percorso legale.

Gli altri due imputati, anch'essi di nazionalità indiana, risultano latitanti. La loro posizione legale è ancora in sospeso. Le autorità stanno intensificando gli sforzi per localizzarli. La loro assenza complica il quadro processuale.

Ricerca dei latitanti e nuove udienze

Il magistrato ha disposto ulteriori ricerche per i due imputati irreperibili. Questo avviene secondo le procedure previste dalla riforma Cartabia. L'obiettivo è notificare loro la fissazione dell'udienza preliminare. L'udienza è stata aggiornata all'11 giugno. I legali degli imputati non hanno richiesto riti alternativi. Pertanto, se non verranno trovati, affronteranno il processo.

Le difese potrebbero insistere per una dichiarazione di non luogo a procedere. Tuttavia, la loro assenza potrebbe portare al processo anche senza la loro presenza fisica. La ricerca dei latitanti è una priorità per la giustizia.

La scena della rissa a Villabella

I testimoni descrissero la scena come «surreale». I clienti del centro commerciale di Villabella udirono spari, inizialmente scambiati per petardi. Videro poi circa trenta persone affrontarsi. Usavano coltelli, armi e persino una katana. Le armi furono poi recuperate dai carabinieri. La rissa si svolse nel piazzale, incurante delle famiglie presenti.

Per timore che la violenza si spostasse all'interno, le serrande dei negozi furono abbassate. Sull'asfalto rimase una persona immobile. Fu caricata su un'auto privata. Altri due feriti furono trasportati in ospedale in ambulanza. La situazione era di caos e terrore.

Le vittime e le indagini

La vittima principale, un giovane di 23 anni, fu investito dall'auto di un membro della banda rivale. Subì poi un pestaggio violento. Fu colpito alla testa con spranghe e bastoni. Ricoverato in condizioni disperate, morì il 12 novembre. Un altro giovane, ferito alla mandibola, fu dimesso la stessa notte. Un terzo, colpito da arma da fuoco alla spalla, rimase ricoverato prima di essere dimesso.

Sei mesi dopo, furono emesse misure cautelari a carico di sei persone. Queste persone risiedevano in diverse province. Le indagini dei carabinieri rivelarono che il luogo dello scontro fu scelto casualmente. Era un punto di incontro tra Veneto, Lombardia ed Emilia.

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