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Una donna di Teggiano ha atteso tredici anni per ottenere il divorzio a causa di lungaggini giudiziarie. La sua vicenda personale, segnata da una truffa matrimoniale, diventa un appello per riformare il diritto di famiglia e accelerare i tempi della giustizia civile, rivolto alle massime cariche dello Stato.

Lunga attesa per il divorzio dopo truffa

La storia di Agnese Di Sarli, infermiera originaria di Teggiano, in provincia di Salerno, evidenzia un problema serio. Ha dovuto attendere ben tredici anni per concludere il suo percorso di divorzio. Questo lungo iter è iniziato dopo un matrimonio segnato da una grave truffa da parte del coniuge. La donna si è già appellata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ora ha scritto alla Premier Giorgia Meloni e al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Chiede una riforma del diritto di famiglia. Vuole anche interventi concreti sui tempi della giustizia civile italiana.

Il raggiro e l'inizio del calvario legale

I fatti risalgono al 2011. In quell'anno, Agnese Di Sarli sposò un uomo che si presentò come appartenente alla Polizia di Stato. Subito dopo le nozze, il coniuge ottenne ingenti somme di denaro dalla moglie. Si appropriò anche di diversi gioielli di famiglia. La verità venne a galla nell'ottobre 2012. L'uomo fu arrestato a Roma. Gli agenti della Squadra Mobile lo colsero in flagrante mentre indossava una divisa da primo dirigente della polizia. La notizia ebbe un'enorme risonanza mediatica, diventando un caso nazionale. Per Di Sarli, però, la scoperta dell'inganno non segnò la fine delle sue sofferenze. Dovette affrontare un estenuante percorso giudiziario per ottenere il divorzio. La causa si è conclusa soltanto nel 2024, dopo più di tredici anni di attesa.

Appello per una giustizia più rapida e umana

La vicenda ha lasciato un segno indelebile nella vita di Agnese Di Sarli. «Questa vicenda ha segnato profondamente la mia vita», ha dichiarato la donna. Il suo desiderio è evitare che altri vivano la sua stessa esperienza. Per questo motivo, chiede con forza una riforma legislativa. «La mia vita è stata profondamente segnata», ha aggiunto. Ha sottolineato come le sia stato negato il diritto di avere un figlio. Questo, a causa delle attuali leggi. «Mi batterò finché avrò la forza», ha promesso. Ha definito la sua esperienza «tremenda» e una «condanna morale».

Riformare l'articolo 122 del Codice Civile

Di Sarli punta il dito in particolare contro l'articolo 122 del Codice Civile. Questo articolo riguarda l'annullamento del matrimonio. La donna sottolinea come tale norma risalga al 1942. Non ha mai subito alcuna riforma da allora. «La mia richiesta è una lotta di civiltà», ha affermato. «Non può restare senza riforma l'articolo 122 del Codice Civile». Ha aggiunto che «non ha motivo di esistere una legge risalente al periodo fascista».

Un libro per raccontare e un incontro per cambiare

La sua esperienza personale è stata raccolta nel libro intitolato «Rosso Amarone». Con quest'opera, Agnese Di Sarli vuole dare voce alla sua storia. Ha richiesto un'udienza ufficiale alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Spera che la sua testimonianza possa stimolare un confronto istituzionale. Un confronto necessario per apportare le modifiche legislative che ritiene indispensabili. L'obiettivo è rendere la giustizia civile più celere ed equa per tutti i cittadini.

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