La Vespa Piaggio rappresenta per l'autore un simbolo di libertà e avventura, segnando profondamente la sua vita con ricordi di viaggi e indipendenza.
Un legame indissolubile con la Vespa
La Vespa Piaggio incarna per me un profondo senso di libertà. Mi ha permesso di esplorare nuovi luoghi. Ho potuto sentire il vento sul viso. Questo mezzo ha segnato la mia esistenza.
Il mio primo mezzo a due ruote fu una Vespa 50 rossa. L'avevo ereditata da mio fratello. Lui me l'ha ceduta prima di partire per il servizio militare. Era un modello base, ma per me era prezioso.
Negli anni '80, sognavo un Piaggio TS 125 o 150. Lo chiamavamo "tacchi e suole". Spesso richiedeva una spinta per avviarsi. Non ebbi mai quel modello. Mi sono poi consolato con un P200E.
Il sogno azzurro: il P200E
Studiavo e lavoravo per acquistare il mio P200E. Lo ordinai nuovo di zecca. Scelsi il colore carta da zucchero. Era dotato di frecce, una novità per l'epoca. L'acquisto avvenne nella storica concessionaria Romei. Era in piazza Palermo.
Attesi mesi per riceverlo. Lo consideravo il regalo più importante. Ora, superati i sessant'anni, posso confermarlo. Non ho mai desiderato un oggetto con tale intensità. Lo sognavo spesso.
Quando arrivò, era splendente. L'odore di nuovo mi avvolse. La sella era coperta da cellophane. Fu amore a prima vista. Mi innamorai perdutamente di quel mezzo.
Viaggi ed emozioni in sella
Ho percorso innumerevoli chilometri con il mio P200E azzurro. Andavo spesso al mare. Destinazione: Viareggio e Cavi di Lavagna. A volte viaggiavo senza casco. Era obbligatorio solo in autostrada. Erano follie giovanili.
Il viaggio più lungo mi portò a Copenaghen. Era un'avventura a tappe. Ero accompagnato dall'amico Silvio. Guidavo solo io, lui non era capace. Era l'82.
Quell'anno si giocò la finale dei Mondiali di calcio. L'Italia vinse in Spagna. Ricordo Paolo Rossi e il gol di Tardelli. Avevo applicato due piccoli adesivi tricolore. Erano sulle scocche, un po' appariscenti. Ero giovane, con riccioli neri. Ascoltavo le musicassette di Pino Daniele.
Un'avventura sotto la pioggia
Quel viaggio fu un'avventura rischiosa. Attraversammo la Germania. Pioveva a dirotto. Non avevamo tute impermeabili. Indossavamo solo leggeri K-way. La Foresta Nera ci accolse con pioggia incessante.
Per ripararci, usammo sacchetti della spazzatura. Li prendemmo dai bidoni autostradali. Erano appena stati sostituiti. Creaiamo delle aperture per braccia e testa. Sembrava un travestimento improvvisato.
Un altro lungo viaggio mi portò nel Cilento, a Salerno. Ero con l'amico Pino. Tappe intermedie includevano Rimini e Roma.
La Vespa come sinonimo di libertà economica
La Vespa rappresentava la libertà. Era un mezzo economico. Un pieno garantiva molta autonomia. La spesa era minima. Caricavo i portapacchi all'inverosimile. Bagagli e una tenda canadese. Rischiavo di ribaltarmi. Sognavo di girare il mondo, pur essendo squattrinato.
Ero giovane, quindi mi sentivo ricco. Una ricchezza effimera. Me ne accorsi solo in seguito. La Vespa era apprezzata per la sua semplicità. Potevo effettuare piccole riparazioni da solo. Cambiare cavi, regolare freni, sostituire candele. O farla partire a spinta.
Il passaggio agli scooter
Poi arrivarono gli scooter. Per anni li ignorai. Li consideravo il male. Erano fatti di plastica. Senza marce, con accensione elettronica. Li ritenevo inferiori.
Molti amici abbandonarono la Vespa per lo scooter. Mi dicevano: "È più sicuro, più stabile". "Guidare la Vespa ti farà paura". Io ribattevo con argomenti a favore della Vespa.
Oggi ho più di sessant'anni. Tutti i miei amici hanno uno scooter. Io possiedo ancora una Vespa. Un PX Arcobaleno bianco. È ben conservata. È riconosciuta come "storica". Posso circolare nonostante i divieti.
Mi sento ancora sicuro sulla mia Vespa. La amo ancora. I viaggi sono meno frequenti. Ma offrono sempre emozioni. Nel marzo 2021, andai a Sanremo. Dovevo coprire il Festival. C'erano restrizioni per il covid. Decisi di andarci in Vespa.
Ammetto, a volte tradisco la mia Vespa. Uso lo scooter di mio figlio. È più stabile. Ha ruote grandi e freni a disco. Devo ammetterlo, è un buon mezzo. Lo dico a bassa voce. Per rispetto del mio vecchio PX. La mia Vespa è molto più di un semplice mezzo di trasporto.