Le imprese che riescono ad attrarre e mantenere giovani talenti mostrano una produttività superiore del 7,2%. L'invecchiamento della forza lavoro rappresenta un freno all'innovazione e alla competitività italiana, con un allarme per la carenza di laureati STEM.
Produttività e innovazione legate ai giovani
L'invecchiamento della forza lavoro italiana frena la competitività delle aziende. Questo dato emerge dalle analisi di Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne. Le conclusioni sono state presentate a Capaccio Paestum, nel Salernitano. L'evento si è svolto il 5 e 6 giugno. Le Camere di commercio hanno discusso questi temi.
Le imprese che attraggono giovani talenti sono più produttive. Registrano un aumento del 7,2% rispetto alle altre. Le aziende con più giovani vedono crescere fatturato e occupazione. L'incremento è di 1,5 punti percentuali. La propensione all'innovazione è legata all'età media dei dipendenti.
L'innovazione dei processi produttivi migliora fino a 36 anni di età media. Quella legata ai prodotti raggiunge il picco verso i 42 anni. Circa il 60% delle aziende italiane ha superato questa soglia. La spinta innovativa tende a diminuire dopo tale limite. Questo dato preoccupa per il futuro.
Sfide per trattenere i talenti in Italia
Le nuove generazioni vivono in un contesto europeo. Confrontano opportunità e salari all'estero. La qualità del lavoro è un fattore decisivo. Lo afferma il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. È necessario rafforzare il legame tra formazione e imprese. Bisogna valorizzare competenze e creatività.
Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, ha partecipato al dibattito. Ha sottolineato la necessità di trasformare le idee in risultati concreti. I programmi devono portare a esiti tangibili. Ai giovani vanno offerte prospettive reali. Devono esserci occasioni di crescita e motivazioni.
Molti giovani cercano altrove il proprio futuro. Non trovano risposte alle loro aspettative in Italia. Negli ultimi vent'anni, la quota di occupati over 50 è raddoppiata. È passata dal 20% a circa il 40%. La quota degli under 35 è scesa drasticamente. È passata dal 35% a meno del 25%.
Carenza di laureati STEM e fuga di cervelli
Nonostante questo trend, le imprese continuano a puntare sui giovani. Il Sistema informativo Excelsior indica che il 28% delle assunzioni programmate è per under 30. Tuttavia, quasi una posizione su due risulta difficile da coprire. La causa principale è la carenza di candidati qualificati.
Le prospettive future sono allarmanti. Tra il 2026 e il 2029 potrebbero mancare oltre 13mila laureati STEM ogni anno. I settori più colpiti saranno ingegneria, economia e medicina. Questo gap di competenze minaccia la crescita.
Il fenomeno dell'emigrazione giovanile è preoccupante. Negli ultimi dieci anni, i giovani tra 20 e 34 anni che hanno lasciato l'Italia sono quasi raddoppiati. Sono passati da 37 mila a circa 70 mila unità annue. Questo esodo di talenti ha un costo elevato.
Il rientro di una parte dei giovani emigrati porterebbe benefici economici. Unioncamere stima che il ritorno di circa 250 mila persone potrebbe generare 12 miliardi di euro. Questo valore equivale a circa mezzo punto di PIL. Recuperare questi talenti è una priorità nazionale.
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