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Il caro gasolio minaccia la sopravvivenza di un'impresa di autotrasporto su cinque entro fine anno. Oltre 13.000 aziende rischiano la chiusura se il prezzo del diesel resterà elevato. Il settore lamenta una drastica riduzione delle imprese negli ultimi dieci anni.

Aumento costi carburante mette a rischio le imprese

Un'impresa di autotrasporto su cinque potrebbe cessare l'attività entro la fine dell'anno. Questa grave minaccia incombe se il costo del gasolio dovesse mantenersi costantemente al di sopra dei 2 euro al litro. La previsione arriva dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre. Su un totale di 67.350 imprese attive in Italia, oltre 13.000 si trovano in una situazione di estremo pericolo.

L'incremento del prezzo del carburante non incide solo sul costo finale per il cliente. Rappresenta soprattutto una crisi di sostenibilità finanziaria per le aziende del settore. Il gasolio costituisce circa il 30% dei costi operativi totali. È una delle voci di spesa più significative, al pari del costo del personale.

Gli autotrasportatori operano frequentemente con contratti a lungo termine. Spesso hanno tariffe fisse negoziate mesi prima. Un aumento del carburante del 24%, come accaduto dall'inizio del conflitto nel Golfo, costringe gli operatori ad anticipare somme ingenti. Il rincaro rispetto al 31 dicembre scorso è stato addirittura del 30,6%, con un aumento di 0,50 euro al litro.

Costi di rifornimento in forte aumento

Considerando che un mezzo pesante ha una capacità di circa 500 litri, un pieno di gasolio costa ora 1.067 euro. Si tratta di 207 euro in più rispetto a un mese e mezzo fa. Rispetto alla fine dell'anno precedente, la differenza è di 250 euro. Quest'anno, per rifornire un singolo mezzo pesante, il proprietario dovrebbe sostenere una spesa di 76.860 euro. Si tratta di quasi 17.500 euro in più rispetto al 2025.

Le difficoltà che affliggono il settore non sono recenti. Negli ultimi dieci anni, il numero complessivo delle imprese di autotrasporto in Italia è diminuito di 19.241 unità. Nel 2015, le aziende erano 86.590. Nel 2025, questo numero è sceso a 67.349, registrando una contrazione del 22,2%.

Regioni e province più colpite dalla crisi

A livello regionale, le situazioni più critiche si registrano in Valle d'Aosta, con una contrazione del 34,1% (meno 29 aziende). Seguono le Marche con il 33,4% (meno 1.062 imprese), il Lazio con il 32,5% (meno 2.238 aziende), il Friuli Venezia Giulia con il 30,5% (meno 449 imprese) e la Sardegna con il 30,2% (meno 722 aziende). L'unica regione a registrare un saldo positivo è il Trentino-Alto Adige, con un aumento del 12,1% (più 165 imprese).

Inoltre, soprattutto nel Nord Italia, si è fatta sentire la concorrenza dei vettori stranieri. Particolarmente impattante è stata quella proveniente dai paesi dell'Europa dell'Est. La provincia con il maggior numero di imprese nel settore dell'autotrasporto rimane Napoli, con 3.984 attività. Seguono Milano con 3.102, Roma con 2.854, Torino con 2.153 e Salerno con 1.724.

Queste cinque province da sole rappresentano oltre il 20% del totale nazionale. La provincia di Imperia ha subito la contrazione più pesante tra il 2015 e il 2025, con un calo del 40,2% (meno 90 aziende). Seguono Roma con un calo del 39,4% (meno 1.854 imprese) e Ancona con un 39,3% (meno 354 aziende).

Le province che hanno registrato un incremento nell'ultimo decennio sono state Caserta con un +5,2% (più 56 aziende), Palermo con un +12,9% (più 123 aziende) e Bolzano con un +35,7% (più 213 aziende).

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