Cronaca

Omicidio cuffiette: appello, perizia psichiatrica per il killer

12 marzo 2026, 06:16 3 min di lettura
Omicidio cuffiette: appello, perizia psichiatrica per il killer Immagine da Wikimedia Commons Rozzano
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Omicidio per cuffiette: il killer chiede scusa in appello

La prima udienza d'appello per l'omicidio di Manuel Mastrapasqua, 31 anni, ucciso a Rozzano per un paio di cuffiette wireless da 14 euro, si è aperta con le dichiarazioni spontanee dell'imputato, Daniele Rezza. Il 21enne, condannato in primo grado a 27 anni, ha espresso dispiacere per la perdita della vita di Manuel, affermando di non aver mai voluto arrivare a tanto.

Le parole di Rezza, tuttavia, non hanno trovato accoglienza nella famiglia della vittima. La madre di Manuel ha urlato in aula «stai zitto», manifestando il proprio dolore e la propria indignazione. Per i familiari, le scuse del killer rappresentano solo un tentativo di ottenere uno sconto di pena, soprattutto alla luce delle sue precedenti dichiarazioni post-condanna: «Prendo 27 anni per una coltellata?».

La dinamica dell'aggressione e la fuga

La tragedia è avvenuta l'11 ottobre 2024. Manuel Mastrapasqua stava rientrando a casa dopo il lavoro, scendendo dal tram a Rozzano. Lì è stato aggredito da Daniele Rezza, che ha confessato di aver puntato alle sue cuffiette, al cellulare e a qualsiasi oggetto potesse rivendere. L'aggressione si è conclusa con una coltellata fatale vicino al cuore.

Dopo l'omicidio, Rezza ha tentato la fuga. Accompagnato dal padre della vittima, che aveva gettato le cuffiette rubate, ha preso un treno per Pavia e poi un autobus per Alessandria, dove è stato infine fermato dalle forze dell'ordine.

Appello: disposta perizia psichiatrica

La Corte d'Assise d'appello ha accolto la richiesta della difesa di Daniele Rezza, disponendo una perizia psichiatrica sull'imputato. La difesa punta a dimostrare l'incapacità di intendere e di volere al momento del fatto, sostenendo che il giovane soffra di una «disregolazione delle funzioni emotive» e abbia difficoltà nel controllo degli impulsi a causa di una patologia psichiatrica, per la quale assume farmaci in carcere.

L'istanza era stata contrastata dalla sostituta procuratrice generale, che riteneva la gestione della rabbia una caratteristica di immaturità e non una patologia. Anche il legale di parte civile ha sottolineato come il funzionamento cognitivo di Rezza risulti nella norma dalle carte processuali. I giudici, tuttavia, hanno deciso di approfondire la questione con analisi psichiatriche, mai eseguite in precedenza, per dirimere ogni dubbio.

La famiglia chiede giustizia

La famiglia Mastrapasqua ha assistito all'udienza con profondo turbamento. Alla lettura dell'ordinanza che dispone la perizia, i parenti della vittima si sono rivolti all'imputato, visibilmente scosso: «Perché ridi? Devi marcire in carcere», hanno gridato, esprimendo la loro ferma richiesta di giustizia.

Il perito incaricato dovrà presentare la sua relazione entro il 18 marzo, data della prossima udienza, per aiutare i giudici a valutare la posizione di Daniele Rezza.

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