Economia

Fuga di cervelli Vicenza: 12mila giovani persi in 13 anni

14 marzo 2026, 11:32 3 min di lettura
Fuga di cervelli Vicenza: 12mila giovani persi in 13 anni Immagine da Wikimedia Commons Rovigo
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Emigrazione qualificata dal Vicentino

Oltre 12.000 giovani laureati hanno lasciato la provincia di Vicenza negli ultimi 13 anni, tra il 2011 e il 2024. Questo dato emerge da un'analisi che evidenzia una costante perdita di talenti, con oltre mille professionisti che hanno scelto di trasferirsi all'estero ogni anno. La tendenza preoccupante vede Vicenza posizionarsi tra le province venete più colpite da questo fenomeno.

Nel solo 2024, 1.135 neolaureati vicentini hanno lasciato il Veneto, un numero che pone la provincia al secondo posto nella regione, subito dopo Treviso. Questo flusso migratorio di giovani qualificati rappresenta un impoverimento significativo per il tessuto economico e sociale locale, con implicazioni a lungo termine.

Cause della fuga di cervelli

Le ragioni dietro questa massiccia emigrazione sono molteplici e interconnesse. Tra i fattori principali spiccano la scarsa attrattività del mercato del lavoro locale e stipendi mediamente inferiori rispetto ad altri paesi europei. Questi elementi rendono difficile per i giovani professionisti trovare opportunità adeguate alle loro aspirazioni.

A livello nazionale, l'Italia si distingue per essere l'unica tra le maggiori economie europee a perdere attrattività per l'immigrazione qualificata under 35. Il Veneto, in particolare, registra il saldo migratorio più basso per i giovani, evidenziando un problema strutturale nel trattenere i talenti.

Prospettive occupazionali a confronto

Le statistiche confermano un divario marcato tra chi sceglie di emigrare e chi rimane in Italia. A cinque anni dalla laurea, il 91,4% degli occupati all'estero lavora in Europa, con tempi di impiego più rapidi rispetto all'Italia (5,3 mesi contro 7,1). Le retribuzioni medie sono significativamente più alte all'estero: 2.231 euro mensili per i laureati magistrali a un anno dalla laurea, contro i 1.447 in Italia.

Anche la stabilità lavorativa e le posizioni di responsabilità arrivano prima all'estero. I contratti a tempo indeterminato, ad esempio, riguardano il 57,4% degli occupati all'estero a cinque anni dalla laurea, contro il 54,3% in Italia. Questo quadro dipinge un'Italia che fatica a offrire percorsi professionali soddisfacenti e tempestivi.

Proposte per trattenere i giovani talenti

Di fronte a questa emergenza, un gruppo eterogeneo di professionisti veneti, tra cui accademici, sindacalisti e imprenditori, ha elaborato due proposte concrete. L'obiettivo è invertire la tendenza e rendere il Veneto una regione più attrattiva per i giovani qualificati.

La prima proposta consiste in una “borsa di impiego” sperimentale, finanziata da Regione, Camere di Commercio e altri enti, per colmare il divario salariale. La seconda è un “Patto per lo sviluppo delle competenze e delle responsabilità”, un accordo tra imprese e neoassunti basato sul merito e sulla trasparenza, volto a favorire la crescita professionale e la continuità aziendale.

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