Cronaca

Femminicidio Iris Setti: difesa chiede incapacità di intendere

12 marzo 2026, 20:31 2 min di lettura
Femminicidio Iris Setti: difesa chiede incapacità di intendere Immagine da Wikimedia Commons Rovereto
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Il processo per l'omicidio di Iris Setti

Nel tribunale di Trento, durante l'arringa difensiva nel processo per l'uccisione della 61enne Iris Setti, l'avvocato Andrea Tomasi ha sollevato dubbi sulla capacità di intendere e volere del suo assistito, Chukwuka Nweke. L'omicidio è stato definito incontestabile, ma il nodo centrale della difesa verte sull'imputabilità dell'uomo al momento del tragico evento.

Il legale ha descritto l'azione come compiuta in uno stato di totale alterazione, definendola un atto unico e anomalo. Per sostenere la tesi dell'incapacità, l'avvocato ha citato l'episodio dell'uso del taser da parte delle forze dell'ordine, che avrebbe richiesto ben 47 scosse totali per immobilizzare Nweke, seguito dalla sua sedazione. Questo, secondo la difesa, dimostrerebbe una condizione non normale dell'imputato.

La richiesta della Procura e la posizione della difesa

La discussione è avvenuta dopo che il pubblico ministero aveva richiesto l'ergastolo per il 38enne, contestando un'aggressione di estrema violenza. La difesa ha replicato, affermando che non esiste traccia di casi simili e che non si dovrebbero usare categorie comuni del dolo per valutare un atto del genere, parlando del rischio di un «processo alla follia».

L'avvocato Tomasi ha inoltre contestato le perizie psichiatriche disposte, sottolineando come la somministrazione di calmanti non si sia limitata alla sera dei fatti, ma sia proseguita anche durante la detenzione in carcere. L'imputato, che aveva manifestato l'intenzione di rilasciare dichiarazioni spontanee, non era presente in aula, una scelta di cui il legale ha dichiarato di essere venuto a conoscenza solo all'apertura dell'udienza.

Le possibili conseguenze per l'imputato

L'avvocato Tomasi ha illustrato alla Corte le possibili conseguenze per il suo assistito, sottolineando come il suo destino sia segnato indipendentemente dall'esito della valutazione sulla sua capacità di intendere e volere. Sia che venga ritenuto capace o incapace, Nweke affronterà un lungo periodo di reclusione, o in carcere o in una struttura Rems (Residenza per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza).

La difesa, che ha assunto il caso pro bono, ha riconosciuto l'assistito come «socialmente pericoloso». L'avvocato ha precisato che, in caso di detenzione in carcere, proseguiranno le somministrazioni di ansiolitici, mentre in caso di infermità mentale accertata, Nweke verrebbe curato in una Rems, ma in ogni caso non tornerebbe libero.

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