Bovini: allarme dipendenza estero, serve svolta
Criticità filiera bovina nazionale
Un settore vitale ma precario. È questo il quadro emerso da un recente convegno a Rovato, organizzato da Confagricoltura Brescia. Imprenditori ed esperti hanno puntato i riflettori sulle debolezze della filiera bovina italiana, invocando un incremento della produzione interna e piani strategici a lungo termine.
L'incontro, parte della rassegna Lombardia Carne, ha riunito professionisti e studiosi per discutere le sfide future delle aziende agricole bresciane nel mercato delle carni di qualità. Dopo un'introduzione del direttore Marco Busi, sono intervenuti relatori di spicco come Carlo Angelo Sgoifo Rossi (Università di Milano), Matteo Boso (Uniceb) e Daniele Mezzogori (Confagricoltura nazionale), con le conclusioni affidate a Francesco Modonesi Turra, vicepresidente della sezione bovini da carne.
Dipendenza estero e proposte di soluzione
La criticità principale evidenziata è l'elevata dipendenza dall'estero per l'acquisizione dei vitelli da ingrasso. Questa vulnerabilità espone il comparto alle fluttuazioni dei mercati internazionali e all'aumento dei costi, minacciando la stabilità delle imprese.
«Il mercato oggi regge, ma la scarsità dei capi è ormai strutturale», ha spiegato Modonesi Turra. «Il vero punto debole resta la dipendenza dall’estero. Serve più autosufficienza produttiva, maggiore riconoscibilità della qualità e una filiera più compatta».
Tra le soluzioni proposte, si punta al rafforzamento della linea vacca-vitello e all'adozione di contratti di filiera. Questi strumenti sono visti come essenziali per garantire stabilità economica e valorizzare il lavoro delle imprese agricole.
Politiche nazionali e innovazione
Si guarda con attenzione anche alle politiche nazionali, in particolare al decreto ColtivaItalia, attualmente in discussione in Parlamento. «È un’occasione che aspettavamo da anni», ha commentato Turra, «ma serve un piano strutturale: senza una visione di lungo periodo, ogni intervento rischia di essere inefficace».
Dal mondo accademico, il professor Rossi ha sottolineato come efficienza produttiva e qualità siano le chiavi per affrontare l'incertezza dei mercati, evidenziando il legame tra benessere animale e valore del prodotto finale. Mezzogori ha ribadito la necessità di potenziare la produzione nazionale, menzionando gli sforzi di Confagricoltura ai tavoli ministeriali: «Il piano presentato è stato recepito nel ColtivaItalia, che prevede un miliardo in tre anni per l’agricoltura, di cui oltre 300 milioni destinati alla filiera bovina».
Matteo Boso ha indicato innovazione, sostenibilità e ricerca come pilastri per la competitività del settore. La richiesta finale alle istituzioni è chiara: una strategia di lungo periodo che renda la filiera bovina italiana più autonoma, solida e meno esposta alle dinamiche internazionali.