La vicenda di Beniamino Zuncheddu, ingiustamente detenuto per 33 anni, ispira un nuovo film. L'ex pastore, ora libero, racconta la sua esperienza e la mancata richiesta di scuse.
La storia di un lungo errore giudiziario
L'ex pastore Beniamino Zuncheddu, oggi 62enne, ha vissuto un'esperienza drammatica. È stato condannato all'ergastolo per un triplice omicidio avvenuto nel 1991 a Sinnai, nel sud della Sardegna. La sua innocenza è stata finalmente riconosciuta nel 2024. Questo riconoscimento è arrivato dopo circa 33 anni di detenzione. L'impegno di un giovane avvocato, Mauro Trogu, è stato fondamentale. La sua battaglia legale è durata sette anni. Ha portato alla revisione del processo.
Questa vicenda è considerata un caso di errore giudiziario. Si tratta probabilmente del più lungo nella storia giudiziaria italiana recente. La storia di Zuncheddu viene ora ripercorsa. Lo fa il film "Zustissia" di Francesco Piras. L'opera si ispira al libro scritto da Trogu e Zuncheddu. Il titolo del libro è "Io sono innocente" edito da De Agostini Libri.
Il film "Zustissia" porta la storia sul grande schermo
Il film "Zustissia" arriverà nelle sale cinematografiche. L'anteprima in Sardegna è prevista per l'8 ottobre. La distribuzione nazionale inizierà il 15 ottobre. La distribuzione è curata da Piper Film. Nel film, l'attore Fabrizio Ferracane interpreta l'ex pastore Beniamino Zuncheddu. Michele Riondino veste i panni dell'avvocato Mauro Trogu. Il cast include anche altri volti noti. Tra questi ci sono Geppi Cucciari, Paola Giannini, Jacopo Cullin, Francesco Colella e Philippine Leroy-Beaulieu.
Durante la conferenza stampa a Roma, l'attenzione è stata catturata dal vero Beniamino Zuncheddu. Non ha ancora ricevuto un risarcimento completo per l'ingiusta detenzione. Ha ottenuto solo 30 mila euro. Questo importo è relativo alla reclusione in celle piccole e sovraffollate. Zuncheddu ha espresso il suo apprezzamento per il film. Ha dichiarato: "Il film mi è piaciuto moltissimo, mi ha emozionato".
Ha aggiunto: "Sono tornato indietro nel tempo a quando mi hanno preso". Ha anche sottolineato la vastità della sua storia. "Anche se per raccontare tutto, dall'inizio alla fine ce ne vorrebbero molti di film", ha detto con un sorriso. Dopo due anni di libertà, Zuncheddu sta recuperando. "Mi sto riprendendo bene, non è più come agli inizi", ha affermato. Ha descritto il suo stato iniziale come "un cadavere ambulante".
La ricerca di giustizia e dignità
Durante la lunga detenzione, Zuncheddu ha trovato forza nella fede e nella speranza. Pensava molto alla sua famiglia e al suo paese. Loro hanno sempre creduto in lui. Si ripeteva: "Un giorno o l'altro uscirò da questo posto". Nonostante i 33 anni trascorsi in carcere, nessuno gli ha mai chiesto scusa. Lo ha affermato con amarezza. Ha anche menzionato il supporto ricevuto. Il Partito Radicale lo ha sostenuto nel percorso per la revisione del processo. Attualmente, il partito promuove la "legge Zuncheddu".
Questa proposta mira a garantire un sostegno economico immediato. Si rivolge a chi viene assolto dopo un processo. Si tratterebbe di un assegno provvisorio. Coprirebbe il periodo dall'assoluzione fino alla sentenza di risarcimento del danno. La sceneggiatrice Lisa Nur Sultan ha commentato: "Forse potremmo inaugurare una nuova categoria, quella dei film urgenti".
Ha aggiunto: "Credo che dopo 33 anni sia abbastanza urgente ridare a Beniamino e a tutti i Beniamini d'Italia la dignità di poter pagare un caffè agli amici al bar senza aspettare i soldi della famiglia". La sua vicenda ha colpito profondamente. Soprattutto per la sua reazione. Non ha scelto la rabbia. "Non è una storia di rancore o di vendetta", ha spiegato. È una storia di "persone perbene che si sono ritrovate, alleate". Hanno fatto sì che "la giustizia curasse la giustizia".
Le riflessioni degli attori
Fabrizio Ferracane, interpretando Zuncheddu, ha espresso la difficoltà di restituire pienamente l'esperienza vissuta. "Non si può restituire veramente quello che Beniamino Zuncheddu ha vissuto", ha osservato. Ha incontrato Zuncheddu una sola volta a Cagliari. Si sono abbracciati e hanno parlato. Ferracane ha cercato di cogliere il suo sguardo e i suoi movimenti. "Ho cercato di infilarmi nei suoi silenzi", ha raccontato.
Michele Riondino, nel ruolo dell'avvocato, ha parlato della responsabilità che deriva dal raccontare storie simili. "Quando sei eletto a raccontare una storia del genere, ti assumi una responsabilità ma hai anche un privilegio", ha detto. Ha avuto la possibilità di studiare i documenti. Ha potuto "vedere negli angoli che cosa si nasconde". Questo è stato possibile sia da un punto di vista umano e personale, sia professionale. L'errore giudiziario dietro la condanna di Beniamino Zuncheddu è il risultato di negligenze. "Non è soltanto l'errore di un giudice, ma è l'errore collettivo", ha concluso Riondino.
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